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"Sulla riforma delle carceri si è sprecata un'occasione storica", dice Antigone

Il Consiglio dei ministri di oggi poteva adeguare la legge al mondo attuale, con misure alternative, la cui capacità di ridurre la recidiva e dunque di garantire maggiore sicurezza ai cittadini è dimostrata. Chi si oppone strizza l'occhio ai populisti

22 Febbraio 2018 alle 16:29

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Foto LaPresse

"Siamo delusi. Speravamo che non vincessero la tattica e la preoccupazione elettorale". Secondo Patrizio Gonnella, presidente dell'associazione Antigone, che da anni si batte per i diritti dei detenuti, "oggi si è sprecata un'occasione storica per riformare le carceri italiane. La legge che le governa risale al lontano 1975. Il Consiglio dei ministri di stamattina poteva adeguarla alle esigenze del mondo attuale, allargando il campo delle misure alternative alla detenzione, la cui capacità di ridurre la recidiva e dunque di garantire maggiore sicurezza ai cittadini è ampiamente dimostrata. Poteva avvicinare la vita penitenziaria a quella esterna, come tutti gli organismi internazionali sui diritti umani raccomandano di fare. Poteva garantire una maggiore tutela del diritto alla salute fisica e psichica. Ha invece preferito farsi spaventare dall'avvicinarsi dell'appuntamento elettorale piuttosto che pensare alla tutela dei diritti dei detenuti", scrive l'associazione in una nota.

   

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I partiti si concentrano su promesse mirabolanti e ripongono in un cassetto il dossier su cui tutti gli osservatori internazionali domandano un intervento incisivo per rendere il nostro paese più giusto e competitivo

  

Nel Consiglio dei ministri di oggi è stato effettuato un esame preliminare di tre decreti relativi alla riforma penitenziaria, senza che venisse riportato in questa sede l'unico che aveva già effettuato anche i passaggi nelle Commissioni parlamentari competenti. Dopo una flessione nel numero dei detenuti seguita alla sentenza Torreggiani, con la quale la Corte europea dei Diritti umani condannò l'Italia per trattamenti inumani e degradanti, negli ultimi tre anni si è assistito ad un aumento costante delle presenze in carcere. Si è infatti passati dai 53.889 detenuti del gennaio 2015 ai 58.087 di gennaio 2018.

 

Per Antigone, comunque, "la speranza non è del tutto persa. Speriamo che anche dopo le elezioni le autorità vogliano portare a compimento una riforma storica. Il tempo tecnico c'è. I decreti - scritti da persone della massima competenza e supportati dagli Stati Generali dell'esecuzione penale - anche. Bisogna solamente avere la volontà politica di farlo". "Chi oggi si sta opponendo a questa riforma - aveva dichiarato nei giorni scorsi Gonnella - utilizza argomenti pretestuosi e strumentali. Argomenti miopi che strizzano l'occhio ai populisti".

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