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Il vero sconfitto dalla mancata riforma delle carceri è Orlando

Si è chiusa l'ultima finestra per farla passare. A perderci è il ministro della giustizia, che pure aveva saputo incardinare una legge che tardava da decenni

22 Febbraio 2018 alle 19:58

Il vero sconfitto dalla mancata riforma dell'ordinamento penitenziario è Orlando

Il ministro della giustizia Andrea Orlando (foto LaPresse)

Oggi si apriva l’ultima finestra per far passare la legge di riforma dell’ordinamento penitenziario. Si è chiusa. A nulla è valso il lungo sciopero della fame di Rita Bernardini, che ancora non lo ha interrotto, a sua volta sostenuto da oltre diecimila detenuti che l’hanno fatto loro in una staffetta non violenta durata settimane in quest’ultimo tratto del percorso legislativo che si è interrotto. Né è bastato un appello che aveva fra i primi firmatari un filosofo come Aldo Masullo, giuristi come Luigi Ferraioli e Giovanni Fiandaca, il procuratore capo di Torino Armando Spataro e altre centinaia di firme di esperti del settore. Tutti questi che si sono battuti perché la riforma arrivasse in porto escono sconfitti ma non quanto chi quella finestra l’ha chiusa o peggio ancora non è riuscito ad aprirla.

 

Il vero sconfitto è il ministro di Giustizia Andrea Orlando, proprio perché non si può dire sia stato un cattivo ministro, per più di un motivo, a cominciare da una riforma che tardava da decenni e che proprio lui aveva saputo incardinare. Viene trascinato nella sconfitta anche tutto il governo che non ha saputo aiutare il ministro a superare ostacoli inevitabili ma non insormontabili. In fondo i magistrati che si sono spesi pubblicamente per bloccare la riforma sono stati meno del previsto, qualcuno alla fine ha anche ammorbidito e ridimensionato le sue critiche. La sconfitta del governo è tutta politica. Hanno preferito arrendersi allo scomposto berciare di Salvini e dei Cinque stelle senza nemmeno combattere. A meno di due settimane dalle elezioni diventa un segnale equiparabile al peggiore dei sondaggi.

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Commenti all'articolo

  • SIMIT

    22 Febbraio 2018 - 21:09

    Quando parliamo di leggi o di qualunque altra cosa prima di parlare bisognerebbe studiare la materia e in ogni caso affidarsi a chi la conosce ! Il fine della legge e' la giustizia e il fine ultimo e' la rieducazione del condannato , purtroppo molte volte le leggi sono scritte male , da persone anche incompetenti. Questa riforma pur con i limiti umani era una buona riforma, i decreti attuativi non andavano a liberare mafiosi o criminali pericolosi ma ponevale basi per restituire la dignita alle persone condannate anche e soprattutto per reati di minima entita. purtroppo da una parte l'attuale governo non ha avuto il coraggio, dall;altra c'e' chI come la Lega di Salvini ha fatto una campagna di odio e sbarramento come tutti i problemi derivassero dalla riforma.VOGLIO RICORDARE A TUTTI CHE MENTRE SALVINI TUONAVA CONTRO LA RIFORMA ,RITIRAVA LA COSTITUZIONE A PARTE CIVILE NEL PROCESSO CONTRO L'EX SEGR. UMBERTO BOSSI CHE HA RUBATO SVARIATI MILIONI ALLE CASSE DEL PARTIO E QUINDI AGLI ITALIAN

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