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La XVII legislatura rischia di chiudersi con il fallimento della riforma dell’Ordinamento penitenziario

Si chiede a Paolo Gentiloni di superare lo stallo pericoloso, convocando con urgenza il Consiglio dei Ministri per il varo definitivo del testo prima delle elezioni del 4 marzo

17 Febbraio 2018 alle 06:00

La XVII legislatura rischia di chiudersi con il fallimento della riforma dell’Ordinamento penitenziario

Ripubblico, con piena condivisione, questo appello: “La XVII legislatura rischia di chiudersi con il fallimento della riforma dell’Ordinamento penitenziario, il primo intervento organico dal 1975. Come denunciato da decenni da Marco Pannella e dal Partito Radicale, le carceri italiane permangono nelle condizioni “inumane e degradanti” da tempo sanzionate dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo e solennemente riconosciute nel messaggio alle Camere inviato nel 2013 da Giorgio Napolitano. Per rispondere a queste pesanti violazioni della Costituzione e della Convenzione europea dei diritti dell’uomo il ministro della giustizia Orlando ha dato vita nel 2015 agli stati generali dell’esecuzione penale e alla riforma dell’Ordinamento. Adesso, ad un passo dall’approvazione definitiva della prima parte della riforma, i tempi e le incertezze della politica la mettono a grave rischio. Rita Bernardini è di nuovo in sciopero della fame dal 22 gennaio scorso, con il sostegno di oltre diecimila detenuti.

     

Si chiede a Paolo Gentiloni di superare lo stallo pericoloso, convocando con urgenza il Consiglio dei Ministri per il varo definitivo del testo prima delle elezioni del 4 marzo. Come ha detto il vicepresidente del Csm Giovanni Legnini non completarne l’iter “a causa delle incertezze post-elettorali sarebbe un vero peccato, perché la riforma serve alla sicurezza del Paese e a far fare all’esecuzione penale un passo avanti”.

 

Il presidente dell’Anm Eugenio Albamonte ha a sua volta osservato che “da parte della classe politica, assecondare dinamiche elettorali che non consentissero l’approvazione di una riforma così importante, sarebbe molto preoccupante”. Per questo ci appelliamo a editori, direttori e giornalisti affinché non neghino agli italiani il diritto di conoscere questa importante riforma voluta dal Parlamento che il 23 giugno 2017 ha delegato il Governo a metterla in pratica attraverso l’emanazione dei relativi decreti delegati. Invitiamo Rita Bernardini e i detenuti delle carceri italiane a sospendere l’iniziativa nonviolenta in corso.

 

Aldo Masullo, Luigi Ferrajoli, Giuseppe Di Federico, Andrea Pugiotto, Davide Galliani, Ezechia Paolo Reale, Andrea Mascherin, Beniamino Migliucci, Francesco Petrelli, Giandomenico Caiazza, Guido Calvi, Bruno Mellano, Pino Rovereto e altri.

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