Il prezzo delle mascherine spiegato a Conte

Rocco Todero

In un saggio del 1926 il grande economista austriaco Ludwing von Mises spiega perché fissare per legge il prezzo di una merce equivale a farla sparire dal mercato

In un saggio del 1926 il grande economista austriaco Ludwing von Mises si occupò di dimostrare come il tentativo del Governo di fissare con legge il prezzo di una merce conduca inevitabilmente alla sparizione di quel bene dal mercato e finisca per sortire gli effetti opposti rispetto a quelli che lo Stato vorrebbe perseguire.

Il prezzo calmierato darà vita a una sequenza di provvedimenti statali che dovranno correggere le risposte che gli imprenditori organizzeranno ogni qual volta l’Autorità tenterà di deviare il corso naturale dell’economia di mercato.

Le imprese, infatti, in un primo momento tenteranno di non vendere al prezzo imposto (sottocosto) i prodotti che detengono nei magazzini, cosicché lo Stato sarà costretto a imporre la vendita di tutte le scorte esistenti e non vendute.

Dopodiché al prezzo di Stato domanda e offerta rimarranno perennemente in disequilibrio perché la domanda sarà superiore all’offerta; una parte considerevole dei consumatori rimarrà insoddisfatta. 

Per fare in modo che tutti possano soddisfare i loro bisogni, dunque, l’Autorità dovrà spingersi oltre e fissare anche il razionamento nella distribuzione del bene; nessuno potrà acquistare più di una certa quantità della merce il cui prezzo è stato fissato con provvedimento amministrativo. 

Ma per imporre la produzione di un bene a un prezzo inferiore ai costi di mercato lo Stato dovrà costringere le imprese a produrre ciò che non vogliono realizzare e per quadrare i conti dovrà intervenire anche sul costo dei fattori produttivi, ma solo di quelli che potrà controllare, vale a dire, in definitiva, solo del lavoro.

Per respingere i tentativi di imprese e lavoratori di spostare investimenti e mano d’opera dal settore merceologico all’interno del quale il prezzo è stato imposto a quelli in cui la redditività è maggiore, lo Stato, in ultimo, dovrà intervenire sui prezzi di tutti i beni e servizi. Dovrà, insomma, imporre il socialismo.

Ma lasciamo parlare Mises: “ Se il Governo impone un prezzo più basso, i ricavi restano inferiori ai costi. Di conseguenza i commercianti e i produttori,…..si asterranno dal vendere le merci in questione, in attesa di tempi migliori, quando si spera, le disposizioni governative saranno abrogate. Se il Governo non vuole che le proprie disposizioni provochino la scomparsa della circolazione di quelle determinate merci, non può limitarsi a fissarne il prezzo; deve anche ordinare contemporaneamente che tutte le scorte esistenti siano vendute al prezzo prescritto. Ma neanche questo basta. Al prezzo di mercato ideale ci sarebbe equilibrio fra domanda e offerta. Ora invece che le disposizioni del governo hanno fissato d’autorità un prezzo più basso, la domanda è salita mentre l’offerta è rimasta invariata. Le scorte non sono perciò sufficienti a soddisfare per intero tuitti coloro che sono disposti a pagare il prezzo imposto. Una parte della domanda rimane insoddisfatta. Il meccanismo del mercato, che in condizioni normali porta all’equilibrio tra domanda e offerta, attraverso la modifica del livello del prezzi, non funziona più. A questo punto gli acquirenti che sarebbero disposti a pagare il prezzo imposto dal Governo sono costretti ad abbandonare il mercato con un nulla di fatto. Coloro che occupano una posizione strategica sul mercato o sanno sfruttare le loro relazioni personali con i venditori si accaparrano l’intera scorta, e gli altri restano a bocca asciutta. Per evitare queste conseguenze inintenzionali del suo intervento, il governo deve aggiungere al prezzo imposto e alla vendita forzata anche il razionamento. Una nuova disposizione governativa stabilirà perciò anche il quantitativo di merce che potrà essere ceduto, al prezzo imposto, a ciascun acquirente. Se poi al momento dell’intervento governativo le scorte esistenti sono già esaurite, il problema si aggrava ulteriormente. Poiché infatti a quel prezzo di vendita imposto d’autorità la produzione non è redditizia, essa viene ridotta o addirittura sospesa. Se invece l’autorità vuole che la produzione continui, deve obbligare gli imprenditori a produrre, e allora deve fissare non solo i prezzi delle materie prime e dei semilavorati, ma anche i salari. E queste disposizioni, d’altra parte, non possono limitarsi a uno o pochi settori di produzione che si intendono regolare, in ragione dell’importanza strategica che si attribuisce ai loro prodotti. Devono estendersi a tutti i settori produttivi, devono cioè regolare i prezzi di tutti i beni e di ogni tipo di salario, e insomma i comportamenti di tutti - imprenditori, capitalisti, proprietari terrieri e operai.”