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Garantismo for dummies. Economia: Giggì, ma che stai a di’?

Le lettere del 29 agosto al direttore Claudio Cerasa

29 Agosto 2018 alle 06:00

Al direttore - Riepilogo for dummies: “Garantismo” non è difendere i politici dai magistrati, è difendere gli individui dagli abusi e gli arbitrii del potere; si è garantisti rispetto alla magistratura, ma anche rispetto al ministro dell’Interno, da cui dipendono le forze di polizia. Vi torna?

Guido Vitiello

  

Torna.


   

Al direttore - Allora è ufficiale: vogliono sforare il tre per cento per mantenere le promesse elettorali. Proprio quando la ripresina stenterella si spegne come candeluccia al vento. Tocca confidare in Tria. E nella Troika.

Luca Rigoni 

  

Di Maio non sa nulla di nulla e per fortuna non sarà lui a scrivere la prossima legge di stabilità. Ma il suo nulla cosmico diventa un nulla comico e pericoloso quando rispondendo a una domanda del Fatto, relativa alla sfiducia prodotta dal governo Conte sui mercati internazionali, il vicepremier la mette così: “E’ frutto di una narrazione che ci dipinge come barbari. E’ la stessa descrizione che davano dell’Amministrazione Trump che però poi negli Stati Uniti ha fatto crescere il pil del 4 per cento”. Diamo a Di Maio uno spunto, segnalato ieri da Mario Seminerio, per mettere a fuoco la dimensione della falsa narrazione. Questa è la variazione dei rendimenti del titolo di stato italiano decennale negli ultimi tre mesi calcolata in punti base. Germania: più 2,7 per cento. Spagna: meno 8,8 per cento. Portogallo: meno 17,9 per cento. Grecia: meno 21,9 per cento. Italia: più 53,9 per cento. E questa invece è la Borsa italiana. Prima dell’arrivo del governo del cambiamento, la Borsa rispetto all’inizio dell’anno guadagnava l’11,18 per cento. Dalla nascita del governo a oggi ha perso il 14,94 per cento. Forse urge una nuova rubrica: Giggì, ma che stai a di’?


   

Al direttore - Più che indignazione mi ha suscitato un’infinita tristezza assistere al peana popolare con cui è stata accolta l’ultima bravata di quell’energumeno di Matteo Salvini con il sequestro della nave Diciotti, del suo equipaggio e delle “anime morte’’ raccolte in mare. Poi mi sono ricordato che quando Ponzio Pilato chiese se meritasse di essere risparmiato Gesù o Barabba, il popolo scelse Barabba (al quale chiedo comunque scusa per averlo paragonato a Salvini).

Giuliano Cazzola


  

Al direttore - Incivilirli, come vorrebbe Orsina, o cacciarli, come esorta a fare Panebianco? Quello che fanno – e quello che non fanno – non può che portare a un deterioramento della condizione economica del paese: grave, ma insufficiente a cacciarli e incapace di incivilirli. Quello che inevitabilmente farebbero per nascondere il loro fallimento, questo sì che sarebbe veramente terribile. E poiché può accadere molto presto, non resta che cacciarli prima che succeda. Il Pd è quello a cui guardano sia Panebianco sia Orsina: chiami a raccolta quanti, con la loro inventiva e il loro lavoro, tengono ancora in piedi questo paese. Abbandonare senza rimpianti e con intransigenza quanti pensano che i Cinque stelle covino ideali comuni alla sinistra (la teoria della costola-della-sinistra 2.0) è la parte facile; quella difficile è liberarsi dell’antiberlusconismo (e del berlinguerismo di cui è la reincarnazione). Ma se non si incomincia da lì, tutte le geremiadi sull’assenza di un’opposizione sono puro flatus vocis.

Franco Debenedetti

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Commenti all'articolo

  • giantrombetta

    29 Agosto 2018 - 10:10

    Complimenti, egregio De Benedetti. Mi perdoni se oso andare un po’ oltre la sua analisi e le sue conclusioni per ribadire la mia vecchia convinzione che lo sciagurato tsunami pentastellato e Salviniano sia figlio politico anche dell’antiberlusconismo cieco e viscerale. Resta da stabilire in che misura, e modestamente anticipo per me rilevante. La storia non e’ magistra di niente che ci riguardi, diceva Montale, ma quel che e’ certo che abbattere Berlusconi non ha aperto le porte del Paradiso alla sinistra ne’ di lotta ne’ di governo.

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