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Il bipolarismo populista è una truffa

Dettaglismo no grazie. Di Maio e Salvini non sono due facce del nuovo bipolarismo ma sono due facce simmetriche della stessa medaglia estremista. Europa, vaccini, lavoro, economia, Russia. Ragioni per ribellarsi alla retorica del Tinap populista

Claudio Cerasa

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cerasa@ilfoglio.it

23 Agosto 2018 alle 06:17

Il bipolarismo populista è una truffa

Matteo Salvini e Luigi Di Maio (foto LaPresse)

La più grande e pericolosa fake news dell’estate 2018 non arriva da un troll russo o da un fake sovranista ma da una precisa categoria di osservatori politici che in nome di un famigerato e farlocco realismo ha scelto improvvisamente di iscriversi al partito del TINAP: There Is Not Alternative To Populism. Il partito del TINAP si rafforza ogni volta che all’interno della maggioranza di governo emerge una dissonanza, una divergenza, un dissenso, un disaccordo, un attrito, una discrepanza su una qualche iniziativa politica. La tendenza del Rinunciatario Collettivo è quella di osservare Matteo Salvini e Luigi Di Maio come se fossero non due facce della stessa medaglia estremista, ma i due volti di un nuovo inevitabile bipolarismo. La truffa del nuovo bipolarismo viene alimentata ogni giorno da tutti coloro che volontariamente o involontariamente – dinnanzi a un governo incredibile, nel senso di non credibile in quanto irresponsabile e incompetente – iniziano a ragionare su chi sia più presentabile tra la Lega e il Movimento cinque stelle, pur non avendo magari neppure simpatia per Salvini o per Di Maio. E così, da qualche settimana a questa parte, i principali giornali italiani hanno cominciato a ospitare un numero sempre maggiore di articoli finalizzati a dimostrare che il vero problema del governo dello sputtanamento non è il suo progetto sfascista ma è in un caso solo la xenofobia di Salvini o in un altro caso solo il pauperismo di Di Maio.

 

E così, da qualche settimana a questa parte, ci si interroga sul fatto che in fondo quando si parla di statalismo la Lega riesce a essere un buon contrappeso liberale e che in fondo quando si parla di immigrazione il Movimento cinque stelle riesce a essere un buon contrappeso umanitario e così via su tutto il resto. Sulla Tav. Sulla Tap. Sull’Ilva. Sulle tasse. Sul lavoro. Il partito del TINAP ha scelto di trasformare il verdetto politico del 4 marzo in una sentenza di morte non solo per i vecchi partiti ma anche per le idee di cui quei partiti erano portavoce e per questo da settimane lo spirito con cui il Rinunciatario Collettivo ha scelto di affrontare la nuova fase politica suona più o meno così: bisogna rassegnarsi al fatto che Salvini e Di Maio dureranno a lungo e per questo anche chi non li ama deve rinunciare ad attaccarli con una battaglia lancia in resta e deve invece rendersi conto che per fare il bene del paese occorre fare una scommessa e capire chi tra Salvini e Di Maio sia recuperabile e chi no.

 

Il bravissimo professor Giovanni Orsina lo ha scritto implicitamente qualche giorno fa sulla Stampa, provando a spiegare perché il metodo del capro espiatorio usato dal Movimento cinque stelle è diverso ed è più irresponsabile rispetto a quello usato dalla Lega, e un’operazione simile la sta portando avanti da settimane il vecchio Gruppo Espresso convinto che il vero elemento pericoloso all’interno del governo sia rappresentato più dalla Lega che dal Movimento cinque stelle. In un momento in cui i sondaggi riportano numeri da vera egemonia culturale, con il Movimento cinque stelle e la Lega che ormai dovrebbero rappresentare circa il 60 per cento degli elettori italiani, credere che non ci sia alternativa al pensiero populista potrebbe essere una tentazione naturale a condizione però di volersi tappare con forza gli occhi rispetto a quella che invece è una verità difficilmente contestabile. Se ci si concentra sui dettagli, se cioè si misurano le parole differenti usate da Lega e M5s quando si parla di Tav, di nazionalizzazione, di Ilva, di statalismo, di reddito di cittadinanza, di immigrazione, si potranno anche cogliere delle sfumature non simmetriche e a volte anche divergenti ma se si ha il coraggio di allargare solo per un istante l’inquadratura ci si renderà conto che i due mondi che oggi ci sembrano alternativi l’uno con l’altro, quello grillino e quello leghista, in realtà fanno parte dello stesso universo di riferimento, e la simmetria tra i due estremismi, di Lega e Cinque stelle, non è una simmetria maturata nelle ultime settimane, ma è una simmetria che vive ormai dalla notte dei tempi.

 

Ieri e oggi stesse posizioni sulla legge Fornero. Ieri e oggi stesse posizioni sul Jobs Act. Ieri e oggi stesse posizioni sulla necessità di sospendere in qualche modo l’applicazione del raggiungimento del pareggio di Bilancio. Ieri e oggi stesse posizioni sulla necessità di lavorare per introdurre in Europa dei dazi alla Trump. Ieri e oggi stesse posizioni sulla necessità di combattere la flessibilità sul lavoro. Ieri e oggi stesse posizioni sulla necessità di rimettere in discussione Schengen. Ieri e oggi stesse posizioni sulla necessità di non considerare l’euro come qualcosa di irreversibile. Ieri e oggi stesse posizioni sulla necessità di allontanare per quanto possibile l’Italia dagli alleati della Nato e di avvicinare per quanto possibile l’Italia alla Russia di Putin. Ieri e oggi stesse posizioni sulla necessità di assecondare le posizioni anti vax rispetto all’obbligo dei vaccini. Ieri e oggi stesse posizioni sulla necessità di rimettere in discussione cardini della democrazia come il divieto di mandato imperativo. Ieri e oggi stesse posizioni sulla necessità di combattere ogni tentativo di governare la feccia delle intercettazioni penalmente irrilevanti. Ieri e oggi stesse posizioni sulla necessità di diminuire per quanto possibile le pene alternative. Ieri e oggi stesse posizioni sulla necessità di considerare innocente fino a prova contraria soltanto gli indagati iscritti ai propri partiti. A discolpa del Rinunciatario Collettivo bisogna riconoscere che effettivamente coloro che dovrebbero rappresentare oggi l’opposizione al governo dello sfascio offrono quotidianamente ragioni per far credere che la coppia Salvini-Di Maio sia il simbolo di un nuovo bipolarismo e non di un’unica medaglia estremista e obiettivamente avere un Partito democratico che insegue il grillismo sul suo stesso terreno (“nazionalizzazioni, perché no?”, è riuscito a dire due giorni fa il segretario del Pd Maurizio Martina parlando del futuro di Autostrade) e avere una Forza Italia alleata in tutta Italia con lo stesso partito che oggi prova a combattere (ovvero la Lega) non aiuta in nessun modo ad aumentare la credibilità dell’alternativa al governo.

 

Eppure a novanta giorni dalla nascita del governo Conte ciò che era già visibile all’indomani del 4 marzo è ancora perfettamente valido e visibile oggi: la sintonia tra Salvini e Di Maio non nasce sulla base di un compromesso tra partiti così distanti l’uno dall’altro ma nasce sulla base di una perfetta coincidenza di vedute sulle cose che contano. E averli insieme oggi al governo da un lato rischia di essere un danno irreparabile per l’economia del paese, mentre dall’altro lato è un’occasione d’oro per chiunque abbia la forza di dimostrare che il bipolarismo italiano, e forse anche quello europeo, non è tra due visioni diverse del populismo ma è tra due visioni diverse del mondo: apertura contro chiusura. Non avere qualcuno che rappresenta qualcosa non significa che quel qualcosa non esista più. L’alternativa esiste, basta solo ricordarsi che le idee buone non diventano sbagliate solo perché hanno perso un’elezione.

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Commenti all'articolo

  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    23 Agosto 2018 - 17:05

    Al direttore – Altro che peregrini i suoi rilievi. Ma quando abbiamo concordato che i Due sono le due facce della stessa medaglia estremista, non resta che Lenin: “Che fare?" Qui il “cosa sarebbe necessario fare” si scontra col “chi ci sta convintamente e compattamente, a farlo, il necessario?” Machiavelli ammoniva con cinico realismo “Li stati non si governano co’ paternostri” Attualmente, da noi, tutta la contesa è tra paternostro X e paternostro Y. Sempre lotta tra paternostri, cioè tra il dire per non fare. Il fulgore del comunismo è durato 25 anni, quello del nazismo 10, quello fatto in casa a malapena 10. Quello della medaglia estremista double face, non arriverà a 4. Noi del Foglio facciamo doverosamente la nostra parte, ma il dato inconfutabile è che l’Italia non ha gambe per camminare da sola. La figura della mosca cocchiera rende bene i nostri strilli. Europa, Usa o Putin? Sempre a rimorchio. Ammesso che qualcuno abbia interesse a rimorchiarci. Sic, il principio di realtà.

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  • lorenzo tocco

    lorenzo tocco

    23 Agosto 2018 - 17:05

    Per quanto mi sforzi non riesco a trovare alcuna idea buona in chi ha perso le elezioni (cioè il PD): la legge Cirinnà? Il biotestamento? Lo ius soli? La "buona scuola"? Il Jobs act? Gli 80 euro? Il bonus insegnanti e diciottenni? Mamma mia. Certo che anche i Grillini di puttanate puntano a sfornarne tante, principalmente sui vaccini (e qui la Lega purtroppo è complice) e sul no ideologico a qualsiasi opera, grande o piccola che sia (e qui la Lega può invece intervenire positivamente). La legge Fornero grida vendetta e spero proprio che la smantellino, è una delle poche cose su cui il governo è d'accordo. Il resto è una sommatoria dei 2 programmi elettorali, senza alcuna sintesi. In politica estera è curioso che la Merkel possa intrallazzare con Putin per il gasdotto in funzione anti-Trump, anzi venga pure elogiata, mentre se ci prova l'attuale governo è tutto un parlare di tradimento. Una volta era Repubblica il giornale doppiopesista per eccellenza. Ora non so.

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  • fiorevalter

    23 Agosto 2018 - 10:10

    non sono certo un fine analista della politica, ma anche a me pare evidente che lega e 5s sia due brand di una stessa holding e che le differenze di facciata che esprimono non siano altro che una strategia di marketing politico. Mi chiedo due cose: cosa deve succedere perché si capisca che la linea di faglia politica passa tra una visione normale della democrazia e questo populismo/sovranismo? La seconda cosa che proprio non riesco a capire è come un paese tradizionalmente conservatore e fin troppo attento al proprio portafoglio possa volersi imbarcare con questi "venezuelani"

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    • mario.patrizio

      23 Agosto 2018 - 14:02

      Forse perché hanno accettato, dopo decenni di martellamento mediatico, che gran parte della classe politica è assimilata al malaffare e all'interesse di parte. Perfino con qualche buona ragione.

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      • stearm

        23 Agosto 2018 - 15:03

        Invece magari proprio questo modo di sentire è l'origine di tutti i mali. Quando un popolo si sente migliore della sua classe politica, ovvero di una sua parte, senza che ci siano motivi per pensarlo.

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        • mario.patrizio

          23 Agosto 2018 - 17:05

          Dovrà convenire che la politica detta riformista - mi pare auspicata dai lettori di questo giornale - ha arretrato di fronte ad avversari agguerriti e rinunciato ad adeguare il sistema per farlo meglio funzionare dopo i cambiamenti intervenuti nella cultura, nella politica, nell'economia. E' prevalsa la difesa degli interessi finalizzati alla conservazione dello status quo. Per maggior forza o per altrui incapacità poco cambia. Dopodiché sono gli elettori ad aver loro dato il potere.

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        • stearm

          24 Agosto 2018 - 11:11

          Caro Mario, tu fai un'analisi politica sul fallimento del progetto riformista, che però mi sembra un pò superficiale. Riformare un paese non è proprio semplice. Hanno sbagliato? Chi non fa, non sbaglia. Diciamo pure che questo grande consenso per le riforme in Italia non solo non c'è, ma non c'è mai stato. E riformare senza consenso, in democrazia è un pò difficile (vedi il referendum). La mia comunque non era un'analisi politica, ma di una atteggiamento, di un modo di sentire. Siamo sicuri che tutto quello che si dice sulla classe politica italiana, anche quello che dici tu, non si basa su un non giustificato senso di superiorità dell'uomo qualunque? Saprei io riformare questo paese? Sapresti farlo tu? E soprattutto avremmo voglia di farlo, sapendo che al primo errore diventeremmo lo zimbello di un Travaglio, di un Grillo, di un'Annunziata o, addirittura, di un Giannini e quin di di milioni di 'indignados' nostrani? Io preferisco il quieto vivere alla gogna mediatica.

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        • mario.patrizio

          24 Agosto 2018 - 13:01

          Credo anch'io che la qualità della classe politica sia stata migliore di come è stata rappresentata ma il giudizio complessivo sulle sue performace non mi pare sia esaltante. E non solo per i Travaglio e compagnia. Gli interessi di parte di natura ideologica, di cui anche in questi giorni abbiamo copiosa manifestazione, hanno corretto i paradigmi di un sistema di valori: è giusto ciò che conviene alla mia parte, la quale, beninteso, è moralmente superiore a tutte le altre.

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  • lorenzolodigiani

    23 Agosto 2018 - 10:10

    Caro Direttore, non esistono il populismo buono e quello cattivo. Esiste l’estremismo ed e’ sempre cattivo.

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