Il bipolarismo populista è una truffa

Claudio Cerasa

Dettaglismo no grazie. Di Maio e Salvini non sono due facce del nuovo bipolarismo ma sono due facce simmetriche della stessa medaglia estremista. Europa, vaccini, lavoro, economia, Russia. Ragioni per ribellarsi alla retorica del Tinap populista

La più grande e pericolosa fake news dell’estate 2018 non arriva da un troll russo o da un fake sovranista ma da una precisa categoria di osservatori politici che in nome di un famigerato e farlocco realismo ha scelto improvvisamente di iscriversi al partito del TINAP: There Is Not Alternative To Populism. Il partito del TINAP si rafforza ogni volta che all’interno della maggioranza di governo emerge una dissonanza, una divergenza, un dissenso, un disaccordo, un attrito, una discrepanza su una qualche iniziativa politica. La tendenza del Rinunciatario Collettivo è quella di osservare Matteo Salvini e Luigi Di Maio come se fossero non due facce della stessa medaglia estremista, ma i due volti di un nuovo inevitabile bipolarismo. La truffa del nuovo bipolarismo viene alimentata ogni giorno da tutti coloro che volontariamente o involontariamente – dinnanzi a un governo incredibile, nel senso di non credibile in quanto irresponsabile e incompetente – iniziano a ragionare su chi sia più presentabile tra la Lega e il Movimento cinque stelle, pur non avendo magari neppure simpatia per Salvini o per Di Maio. E così, da qualche settimana a questa parte, i principali giornali italiani hanno cominciato a ospitare un numero sempre maggiore di articoli finalizzati a dimostrare che il vero problema del governo dello sputtanamento non è il suo progetto sfascista ma è in un caso solo la xenofobia di Salvini o in un altro caso solo il pauperismo di Di Maio.

 

E così, da qualche settimana a questa parte, ci si interroga sul fatto che in fondo quando si parla di statalismo la Lega riesce a essere un buon contrappeso liberale e che in fondo quando si parla di immigrazione il Movimento cinque stelle riesce a essere un buon contrappeso umanitario e così via su tutto il resto. Sulla Tav. Sulla Tap. Sull’Ilva. Sulle tasse. Sul lavoro. Il partito del TINAP ha scelto di trasformare il verdetto politico del 4 marzo in una sentenza di morte non solo per i vecchi partiti ma anche per le idee di cui quei partiti erano portavoce e per questo da settimane lo spirito con cui il Rinunciatario Collettivo ha scelto di affrontare la nuova fase politica suona più o meno così: bisogna rassegnarsi al fatto che Salvini e Di Maio dureranno a lungo e per questo anche chi non li ama deve rinunciare ad attaccarli con una battaglia lancia in resta e deve invece rendersi conto che per fare il bene del paese occorre fare una scommessa e capire chi tra Salvini e Di Maio sia recuperabile e chi no.

 

Il bravissimo professor Giovanni Orsina lo ha scritto implicitamente qualche giorno fa sulla Stampa, provando a spiegare perché il metodo del capro espiatorio usato dal Movimento cinque stelle è diverso ed è più irresponsabile rispetto a quello usato dalla Lega, e un’operazione simile la sta portando avanti da settimane il vecchio Gruppo Espresso convinto che il vero elemento pericoloso all’interno del governo sia rappresentato più dalla Lega che dal Movimento cinque stelle. In un momento in cui i sondaggi riportano numeri da vera egemonia culturale, con il Movimento cinque stelle e la Lega che ormai dovrebbero rappresentare circa il 60 per cento degli elettori italiani, credere che non ci sia alternativa al pensiero populista potrebbe essere una tentazione naturale a condizione però di volersi tappare con forza gli occhi rispetto a quella che invece è una verità difficilmente contestabile. Se ci si concentra sui dettagli, se cioè si misurano le parole differenti usate da Lega e M5s quando si parla di Tav, di nazionalizzazione, di Ilva, di statalismo, di reddito di cittadinanza, di immigrazione, si potranno anche cogliere delle sfumature non simmetriche e a volte anche divergenti ma se si ha il coraggio di allargare solo per un istante l’inquadratura ci si renderà conto che i due mondi che oggi ci sembrano alternativi l’uno con l’altro, quello grillino e quello leghista, in realtà fanno parte dello stesso universo di riferimento, e la simmetria tra i due estremismi, di Lega e Cinque stelle, non è una simmetria maturata nelle ultime settimane, ma è una simmetria che vive ormai dalla notte dei tempi.

 

Ieri e oggi stesse posizioni sulla legge Fornero. Ieri e oggi stesse posizioni sul Jobs Act. Ieri e oggi stesse posizioni sulla necessità di sospendere in qualche modo l’applicazione del raggiungimento del pareggio di Bilancio. Ieri e oggi stesse posizioni sulla necessità di lavorare per introdurre in Europa dei dazi alla Trump. Ieri e oggi stesse posizioni sulla necessità di combattere la flessibilità sul lavoro. Ieri e oggi stesse posizioni sulla necessità di rimettere in discussione Schengen. Ieri e oggi stesse posizioni sulla necessità di non considerare l’euro come qualcosa di irreversibile. Ieri e oggi stesse posizioni sulla necessità di allontanare per quanto possibile l’Italia dagli alleati della Nato e di avvicinare per quanto possibile l’Italia alla Russia di Putin. Ieri e oggi stesse posizioni sulla necessità di assecondare le posizioni anti vax rispetto all’obbligo dei vaccini. Ieri e oggi stesse posizioni sulla necessità di rimettere in discussione cardini della democrazia come il divieto di mandato imperativo. Ieri e oggi stesse posizioni sulla necessità di combattere ogni tentativo di governare la feccia delle intercettazioni penalmente irrilevanti. Ieri e oggi stesse posizioni sulla necessità di diminuire per quanto possibile le pene alternative. Ieri e oggi stesse posizioni sulla necessità di considerare innocente fino a prova contraria soltanto gli indagati iscritti ai propri partiti. A discolpa del Rinunciatario Collettivo bisogna riconoscere che effettivamente coloro che dovrebbero rappresentare oggi l’opposizione al governo dello sfascio offrono quotidianamente ragioni per far credere che la coppia Salvini-Di Maio sia il simbolo di un nuovo bipolarismo e non di un’unica medaglia estremista e obiettivamente avere un Partito democratico che insegue il grillismo sul suo stesso terreno (“nazionalizzazioni, perché no?”, è riuscito a dire due giorni fa il segretario del Pd Maurizio Martina parlando del futuro di Autostrade) e avere una Forza Italia alleata in tutta Italia con lo stesso partito che oggi prova a combattere (ovvero la Lega) non aiuta in nessun modo ad aumentare la credibilità dell’alternativa al governo.

 

Eppure a novanta giorni dalla nascita del governo Conte ciò che era già visibile all’indomani del 4 marzo è ancora perfettamente valido e visibile oggi: la sintonia tra Salvini e Di Maio non nasce sulla base di un compromesso tra partiti così distanti l’uno dall’altro ma nasce sulla base di una perfetta coincidenza di vedute sulle cose che contano. E averli insieme oggi al governo da un lato rischia di essere un danno irreparabile per l’economia del paese, mentre dall’altro lato è un’occasione d’oro per chiunque abbia la forza di dimostrare che il bipolarismo italiano, e forse anche quello europeo, non è tra due visioni diverse del populismo ma è tra due visioni diverse del mondo: apertura contro chiusura. Non avere qualcuno che rappresenta qualcosa non significa che quel qualcosa non esista più. L’alternativa esiste, basta solo ricordarsi che le idee buone non diventano sbagliate solo perché hanno perso un’elezione.

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  • Claudio Cerasa Direttore
  • Nasce a Palermo nel 1982, vive a Roma da parecchio tempo, lavora al Foglio dal 2005 e da gennaio 2015 è direttore. Ha scritto qualche libro (“Le catene della sinistra”, con Rizzoli, “Io non posso tacere”, con Einaudi, “Tra l’asino e il cane. Conversazione sull’Italia”, con Rizzoli, “La Presa di Roma”, con Rizzoli, e "Ho visto l'uomo nero", con Castelvecchi), è su Twitter. E’ interista, ma soprattutto palermitano. Va pazzo per i Green Day, gli Strokes, i Killers, i tortini al cioccolato e le ostriche ghiacciate. Due figli.