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Laqueur, il pessimista indispensabile

Il grande storico sapeva che il peggio era sempre in agguato, scrive la National Review 

15 Ottobre 2018 alle 10:40

Laqueur, il pessimista indispensabile

(Foto LaPresse)

"La scorsa settimana l’acclamato storico e giornalista Walter Laqueur è morto, all’età di 97 anni”, spiega la National Review nella sua eulogia. “In un’epoca di specialisti, Laqueur era un grande generalista, ha scritto dozzine di libri che abbracciavano una serie di argomenti tra cui terrorismo, comunismo, sionismo, nazionalismo e storia europea. Coerente in tutta la sua opera, tuttavia, c’era una vena di pessimismo che poteva venire solo da qualcuno che vedeva il peggio di ciò di cui l’umanità era capace. Laqueur è nato durante la Repubblica di Weimar nella città slesiana di Breslau (oggi Breslavia, in Polonia) in una famiglia ebrea. Nel 1937 a Breslavia, rappresentò la sua scuola in una staffetta di cento metri alla quale partecipò Adolf Hitler. I suoi genitori furono uccisi in un campo di sterminio. In Palestina lavorò in un kibbutz, studiò brevemente all’Università ebraica di Gerusalemme e poi lavorò come giornalista. Laqueur fu preveggente, specialmente sul tema del terrorismo. Ha iniziato la sua ricerca sul terrorismo durante la Guerra fredda, quando il conflitto tra le grandi potenze sembrava la norma.

 

Già allora ha visto il pericolo che un piccolo gruppo di fanatici potrebbe causare. Anche durante gli anni Novanta ha mantenuto un profondo scetticismo sul fatto che la Russia potesse entrare a far parte delle nazioni liberali dell’Europa. Il pessimismo di Laqueur si è esteso alla crisi dell’immigrazione europea. In contrasto con l’ottimismo di ‘Wir schaffen das’ di Angela Merkel, Laqueur considerava l’immigrazione di massa un’enorme sfida per la quale l’Europa non era pronta. In ‘The Last Days of Europe’, epitaffio per un vecchio continente (2007), Laqueur prevedeva che l’immigrazione musulmana su vasta scala avrebbe provocato nuovi scontri culturali e l’auto-segregazione degli immigrati in ghetti che renderebbero impossibile l’assimilazione. Laqueur non credeva che l’Europa fosse inevitabilmente condannata, ma l’Europa per riprendersi, avrebbe dovuto credere e riaffermare i suoi valori e difenderli”.

 

L’estate scorsa – scrive ancora la National Review – Laqueur ha pubblicato uno dei suoi ultimi articoli, ‘La generazione che ci ha fatto capire il Ventesimo secolo’, in seguito alla scomparsa dei suoi colleghi Richard Pipes e Bernard Lewis, morti a pochi giorni l’uno dall’altro a maggio. Come Walter Laqueur, erano cresciuti in un’Europa distrutta dai nazisti ed erano diventati famosi storici negli Stati Uniti. Pipes si era specializzato in Unione sovietica, Lewis in medio oriente, mentre Laqueur poteva muoversi fluidamente da un argomento storico a un altro. Non era né un fatalista né un profeta del destino, ma sapeva che il peggior istinto dell’umanità avrebbe sempre potuto trionfare. L’aveva visto in prima persona”.

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