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Evitata l’Italexit per un soffio

Se Cottarelli avesse preso l’incarico ci sarebbe stato un referendum sull’euro, scrive il Weekly Standard 

18 Giugno 2018 alle 12:35

Evitata l’Italexit per un soffio

Foto LaPresse

Un establishment politico di lunga durata soffre sempre di qualche forma di disagio mentale” ha scritto Christopher Caldwell sul Weekly Standard. “Poco importano l’ambiguità, o l’entusiasmo, con cui viene espulso dal posto di comando: i suo membri continueranno a ricordare l’episodio come accidentale, temporaneo e ingiusto. In Italia, a marzo, si sono tenute elezioni vinte da due partiti anti establishment, che inizialmente sembravano non avere nulla da spartire. Alla fine hanno formato una coalizione di governo, perché in realtà una cosa in comune ce l’avevano: l’odio per la multinazionale Unione europea, che ha dissanguato gran parte delle economie del continente e privato i suoi stati membri della loro sovranità. A maggio, le due forze erano pronte a partire, con un contratto di governo e un gabinetto di ministri nuovi di zecca. A quel punto, però, il presidente italiano, che è perlopiù una figura cerimoniale, è intervenuto per mettere il veto sul ministro dell’Economia Paolo Savona, per il fatto di essere un euroscettico di lungo corso, specialmente per quanto riguarda la moneta unica.

 

Anche la maggior parte degli italiani, in realtà, è scettica sull’euro. Il loro scetticismo ha contribuito all’ascesa del M5s e della Lega. Quando si è trattato di affrontare la questione di petto, però, sia i politici che il pubblico hanno cercato di evitare il confronto. Sì, l’establishment ha effettivamente accumulato troppo debito in passato (circa 2.7 trilioni di dollari!). Ma questo significa che un passo falso potrebbe causare una catastrofe. Di recente c’è stata molta preoccupazione per quando riguarda lo ‘spread’, termine ossessivamente usato per riferirsi alla differenza tra il valore dei titoli di stato tedeschi e italiani. Il presidente Mattarella ha dunque chiesto a Carlo Cottarelli, a lungo funzionario del famigerato Fondo monetario internazionale, di guidare un governo tecnocratico, auspicabilmente fino al 2019. Questa volta però è andata diversamente. I leader delle due forze anti establishment non ci sono cascati. Hanno definito l’incarico dato a Cottarelli uno scandalo. Matteo Salvini della Lega ha invocato nuove elezioni in autunno. Luigi Di Maio del M5s ha indetto una protesta nazionale e chiesto di mettere in stato d’accusa Mattarella. Strano che l’opposizione di Savona all’euro fosse un carattere squalificante, ha detto Di Maio, visto che nei governi precedenti essere bugiardi o ladri non lo era. Il sostegno a Di Maio e Salvini è stato tale che persino il Partito democratico (Pd), pro euro, sbattuto fuori dal governo in primavera, ha osato sostenere il tecnico Cottarelli. Una volta che alla maggioranza di Salvini e Di Maio è stato negato il diritto di governare con la scusa che uno dei ministri fosse un eurofobico, le elezioni invocate sarebbero diventate un referendum sulla moneta unica europea. Sarebbe stato come la Brexit: i giornali già titolavano ‘Italexit’”. C’è mancato poco.

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Commenti all'articolo

  • carlo.trinchi

    18 Giugno 2018 - 13:01

    Non credo, al momento del dunque saremmo rimasti nell’euro. Salvini e Di Maio non ci sono cascati nel senso che hanno evitato un pro euro o contro l’euro. Tutti provano ad impedire la nascita europea. Gli inglesi vorrebbero rientrare, Trump gioca a dividerci, la Russia pure. La Cina tace e aspetta il cadavere che passi nel fiume. I migranti fanno la loro parte dal basso. Sta a noi continuare ad esistere oppure morire suicidati.

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