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La scuola gira in tondo come le stagioni, già mi manca e già la odio

La nostalgia per la madre di Edoardo, la fuga dall’estate e quell’identica attesa struggente

13 Settembre 2019 alle 10:07

La scuola gira in tondo come le stagioni, già mi manca e già la odio

Foto LaPresse

La scuola gira in tondo come le stagioni, e come le stagioni un giorno è attesa con struggimento, e il giorno dopo tutti la detestano e vogliono che finisca.

 

L’autunno, che noia ma non finisce mai, sogno un vero inverno, e durante l’inverno aspetto solo la primavera. Estate, ti prego salvami, portami via, andiamo al mare, ma adesso basta, ho caldo, odio l’aria condizionata, l’abbronzatura mi va via a chiazze, ho voglia di mettermi il cappotto. Almeno una giacca, una sciarpa, le castagne sul fuoco. Autunno, torna da me, prometto che ti amerò. E poi di nuovo non ne possiamo più di tutte le foglie cadute, la malinconia, le castagne sul fuoco.

 

Ma prima nascono le foglie, poi crescono, poi invecchiano e cadono, poi sbocciano di nuovo le gemme. Cambia tutto, ma non il fatto che farà buio sempre un po’ prima, e poi cambieremo l’ora e sarà proprio buissimo e più freddo. E diremo: che freddo, che buio, e a volte saremo contenti, a volte esasperati. Quasi allo stesso modo, ricomincia la scuola. Da metà luglio i genitori cominciano a rimpiangerla, dopo averla intensamente odiata a maggio, quando ci sono tutti i compiti in classe di recupero e quando il nervosismo dei gruppi whatsapp rischia di esplodere in qualche vera rissa fra madri. A maggio, ma credo già da marzo, io odiavo la scuola, davvero, volevo tanto che finisse, volevo non dover chiedere più per un po’: hai studiato? hai dato i soldi alla madre di Edoardo? hai fatto la ricerca? hai dato i soldi alla madre di Edoardo? ti sei fatta interrogare? hai dato i soldi alla madre di Edoardo? Non è una ripetizione, è che quasi ogni giorno bisognava dare i soldi alla madre di Edoardo. Alla fine della scuola, infatti, abbiamo dato i soldi a un’altra madre, non di Edoardo, perché comprasse un regalo alla madre di Edoardo, per ringraziarla di avere raccolto così tanti soldi quasi ogni giorno davanti a scuola, anche quando pioveva, anche quando alcuni genitori gridavano arrabbiati: no, madre di Edoardo, oggi ho già finito tutti i soldi, e acceleravano con l’auto e scappavano via sgommando e schizzandola di fango.

 

Odiavo la scuola, non vedevo l’ora che finisse, aspettavo l’estate, ma poi da metà luglio ho provato fastidio per l’ozio di mia figlia e per quella continua esibizione di noia, come se niente ormai, a tredici anni, potesse entusiasmarla. Non devi studiare qualcosa? No. Non vuoi leggere Il giovane Holden? No. Vuoi venire in quella bellissima spiaggia greca incontaminata con me, sono cinque minuti a piedi, facciamo il bagno e torniamo subito a casa dal tuo telefono? No. Ti diverti? No. Torni presto? No.

 

Da un certo punto in poi, ma proprio nel pieno dell’estate, ho provato una grande nostalgia per la madre di Edoardo con l’ombrello davanti al portone della scuola, con i pantaloni un po’ sporchi di fango perché i genitori sgommavano per fuggire dalla raccolta soldi: avrei tanto voluto che raccogliesse dei soldi per qualche cinema, per una gita, per il cartoncino colorato, per l’addio alla professoressa di matematica che va in maternità, qualunque cosa: ho pensato di scrivere nella chat di classe, ma l’avevo ormai cancellata perché la terza media era finita per sempre.

 

Così ho aspettato che ricominciasse la scuola, allo stesso modo in cui aspetto il Natale e la primavera e poi l’estate: con speranza, e con il senso della fuga. Abbiamo comprato i quaderni, il diario, l’astuccio, le penne, il bianchetto, i post-it, le scarpe, le magliette, una felpa che si gira e diventa k-way, abbiamo ordinato i libri, io con entusiasmo lei con commiserazione. Ma almeno ha imparato, con riluttanza, l’alfabeto greco. Ti piace? No.

 

Ieri è ricominciata la scuola, e dal mio nascondiglio dietro una colonna ho visto tantissimi genitori sul marciapiede ad aspettare. Mi sono stupita, al liceo i genitori devono diventare invisibili, poi ho capito: volevano essere certi, come me, che la scuola esistesse davvero, che non fosse stata spazzata via dall’estate. La scuola c’è, è imponente, fa quasi paura e penso che la odierò presto. Anzi, la odio già. La madre di Edoardo, purtroppo, raccoglie i soldi allo Scientifico.

Annalena Benini

Annalena Benini

Nata a Ferrara nel 1975, laureata in Legge, è al Foglio dal 2001. Scrive di costume, di persone, di libri e di quello che succede. Cura per il Foglio un inserto settimanale, Il Figlio, che esce ogni venerdì. Vive a Roma, è sposata e ha due figli.

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Commenti all'articolo

  • leless1960

    13 Settembre 2019 - 15:47

    Verrà un giorno in cui tutto questo futuro, che rincorriamo incessantemente da sempre, assomiglierà terribilmente a un muro verso cui ci stiamo per schiantare. E cercheremo i freni, disperatamente, accorgendoci che vanno a vuoto, che le pasticche non le abbiamo rifatte, che l'olio non l'abbiamo rimboccato.

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