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L'ego dei pidocchi

Sono stata sulla Luna, mi credo chissà chi, ma torno a casa e comincio subito a grattarmi

13 Settembre 2019 alle 10:59

L'ego dei pidocchi

(foto LaPresse)

Hanno vinto loro, sono pronta a riconoscerlo e lo dovremmo fare tutti. Hanno vinto i pidocchi. Mezzo secolo fa Neil Armstrong è arrivato sulla Luna, paghiamo le bollette con un clic, facciamo operazioni chirurgiche senza usare il bisturi, ma periodicamente le teste dei miei figli sono infestate. Segue medesimo copione: crisi isterica, corsa in farmacia, approccio con shampoo la cui puzza di chimica promette miracoli, pagamento (“quarantotto euro??!! Ma non ce l’ha il generico? Almeno garantisce che funziona?”), altra crisi isterica, rassicurazioni del farmacista, maledizione degli amici dei figli con cui sono stati a contatto nelle ventiquattr’ore precedenti, messaggi cortesi e civili ai genitori per avvisarli dell’ipotetico contagio, maledizioni mentali ai suddetti genitori. Infine la scena finale: il farmacista che mi prende per il gomito, si apparta e sussurra: “In realtà sono efficaci solo il pettinino e l’aceto”.

 

Andiamo sulla Luna, ma i pidocchi li togliamo con l’aceto e un pettinino di ferro a maglie strette come nel XII secolo. Le scimmie che spulciano i cuccioli sedute sulle rocce sono più avanti di noi, almeno non spendono quarantotto euro in farmacia per trattamenti placebo. Ovviamente i pidocchi non arrivano mica un pomeriggio qualsiasi, ma si presentano in momenti topici, stressatissimi, incasinatissimi. Perché i pidocchi sono subdoli. Non lasciano niente al caso, calcolano il momento meno opportuno, hanno probabilmente delle agendine piccolissime, in cui si segnano tutto e si organizzano. Sono intelligenti, strategici, acuti. D’altra parte non sarebbero stati così resistenti nei secoli dei secoli se non fossero furbi.

 

I pidocchi si presentano quando hai mille altri impegni, oppure quando le farmacie sono chiuse, oppure quando pensavi di rilassarti un attimo. Tipo quanto torni a casa dopo una trasferta di lavoro e hai passato giorni impegnativi, ma anche gratificanti, durante i quali sei stata ascoltata, blandita, vezzeggiata, perfino coccolata. Prego da questa parte, le abbiamo chiamato una macchina, mi firmerebbe questa copia, sarebbe bello averla a cena. Quelle situazioni che ti fanno sentire un po’ accerchiata ma anche un po’ importante, al punto che alla fine ci credi. Pazza. Poi metti piede a casa. E noti subito un intenso grattarsi. Cinque minuti dopo sei in bagno a spulciare le scimmiette, armata di pettinino e prodottino chimico, pronta all’estenuante rito: trattamento capelli, lavaggio a più di 60 gradi di pettini, spazzole ed elastici, lavatrici per le federe, vaporizzatore per i divani, isolamento di almeno quarantotto ore per i cappellini.

Se avete letto fin qui e avete già uno strano prurito in testa è una prova del fatto che, anche psicologicamente, hanno vinto loro. Il mezzo metro d’aria che avevi accumulato sotto le scarpe per tre giorni grazie a lusinghe e salamelecchi, sparisce in un attimo. E precipiti a terra. Perché è anche questo che fanno i figli – fedeli alleati dei pidocchi – ti ancorano alla realtà. Che tu sia un medico che opera in laparoscopia, un genio dell’informatica o un astronauta torni a casa, apri la porta e ci sono bucce di banane da schivare sul divano, compiti da fare, drammi da risolvere, paure notturne da dissipare, pastasciutte da condire, unghie da tagliare, delusioni sentimentali da ridimensionare, calzini spaiati da appaiare, e pidocchi da sterminare. Non importa quanto intelligenti siano le tue idee, quanto creativi i tuoi progetti o quanto organizzate le tue riunioni, importa solo che tu ti ricordi dove diavolo hai messo l’altra volta il pettinino di ferro. Non importa chi sei o chi pretendi di essere, i pidocchi e i figli ti conoscono, lo sanno che è tutto un bluff, che in fondo, sì, sarai anche andato nello spazio, avrai anche scritto un libro, operato a cuore aperto, ma le cose importanti sono altre, ad esempio quando si mette l’aceto? Prima o dopo il trattamento chimico?

 

Nel racconto che vorrei, mentre Neil Armstrong passeggia sulla Luna, la moglie lo stramaledice perché lei è a casa a spulciare i figli e quando lui torna gli urla in faccia “Cristo, quando servi non ci sei mai”. E so che è un pensiero per niente ambientalista e animalista, ma un piccolo passo per l’uomo un grande passo per l’umanità sarebbe sterminarli, i pidocchi. A meno che non servano proprio a quello: a ricordarci di tornare sulla terra. Figli e pidocchi, alleati, ti buttano giù dal letto della tua vanità. Non ti permettono di riempire la stanza con il tuo ego, perchè devi fare spazio al loro di ego. Ti costringono a fare i conti con il fatto che non sei tu al centro del mondo, non sei più tu e mai più lo sarai. Per quanto tu sia lusingato dalle attenzioni degli amici, appassionato del mondo, incline alla speculazione intellettuale, per quanto tu abbia passato la giornata a disquisire di cose importanti, fondamentali, complicate, poi, quando torni, la verità è che apri la porta di casa e inizi a grattarti.

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