Tutta la neve d'Italia concentrata nelle chat di classe, che euforia

La disperazione e l’allegria delle scuole chiuse, tra cani impazziti e ordinanze del Molise

2 Marzo 2018 alle 14:45

Tutta la neve d'Italia concentrata nelle chat di classe, che euforia

Foto LaPresse

Tutta la neve d’Italia si è concentrata nelle chat delle madri. E di qualche padre, sì, che obiettava sulle competenze di comune e prefettura in caso di maltempo e aggiungeva confusione, e si divertiva perché in nessun caso sarebbe rimasto a casa lui, il giorno dopo. Era domenica pomeriggio, a Roma, e come ogni domenica i genitori progettavano la vita del lunedì, con angoscia o con desiderio, con speranza o con la malinconia di chi non vuole abbandonare il fine settimana. Io stavo mettendo lo scotch nei libri di mio figlio, perché mi dispiace vedere le ferite nella carta e le pagine penzolanti, stavo minacciando di buttare tutta la stanza nella spazzatura, stavo pensando all’estate e alla possibilità di andare a vivere in albergo, ma con tutta la settimana stesa ancora intera davanti, quando è arrivato il primo messaggio: hanno detto che domani saranno chiuse tutte le scuole. Ho provato a ignorarlo. Sarà un fake, ho pensato. Di tutto quello che non capisco dico: sarà un fake. Non so perché, ma mi rassicura. Ma è arrivato un altro messaggio, e poi un altro, e anche la chat dell’altra classe, scuola media, ha cominciato a illuminarsi, a lampeggiare (è silenziata per un anno, ma si illumina, i numeri delle notifiche aumentano a dismisura in pochissimo tempo, e niente al mondo potrebbe impedirmi di leggere avidamente le chat di classe, anche solo per poi aprire la finestra e urlare al vento e alle auto che passano). Ho capito che non era un fake. Ho provato perfino a fare dell’ironia, molto squallida, ho detto: ma io a Ferrara sono sempre andata a scuola anche quando nevicava (adesso a Ferrara hanno chiuso tutte le scuole per due giorni), ho sperato ancora per qualche minuto, insensatamente, che fosse un fake (anche perché le chat traboccavano già di finte ordinanze, o di ordinanze di comuni del Molise, e a me veniva il dubbio di avere iscritto mio figlio a una scuola in Molise), mi sono chiusa in bagno a controllare tutti i siti e tutte le chat e alla fine mi sono arresa. Ho chiamato i bambini: venite, devo dirvi una cosa. Sono arrivati dopo ore, ciondolando, ignari, con il solito malumore della domenica al tramonto, già pronti a dirmi: no (no al minestrone di verdura, no alla doccia, no a preparare lo zaino la sera invece che la mattina in ritardo, no a tutte le cose a cui direi no anche io), io ho detto solo, a occhi bassi: domani la scuola è chiusa.

 

Hanno urlato, il cane ha abbaiato, il gatto ha soffiato ed è diventato grande il doppio, loro si sono abbracciati (e poi ritirati immediatamente dicendo: bleah che schifo). Hanno abbracciato me, sono corsi ad abbracciare il padre, hanno ballato e poi si sono immobilizzati, pieni di spavento: ma non nevica, se poi cambiano idea? Era quello che tutti gli adulti disperati ripetevano ossessivamente, dentro e fuori le chat: ma non nevica. Non nevica. Non nevica. Anzi fa caldo, diomio che caldo, mi tolgo il golf, che città ridicola, assurda, dicevo, mentre mio marito sfoggiava la sua razionalità, sicuro che tanto lui non sarebbe rimasto a casa con i figli: e se nevica e il sindaco non ha chiuso le scuole, che cosa succederebbe nelle tue chat di classe, esploderebbero? A parte che le chat di classe sarebbero anche tue, ma ti sei rifiutato di dare il numero di telefono, hai finto di non avere un telefono, ma il punto è che non nevica, senti che caldo!

 

La mattina dopo, si sa, era tutto bianco, e non usciva acqua dai rubinetti perché i tubi erano ghiacciati, e la caldaia era andata in blocco per lo choc, e c’erano stalattiti di ghiaccio sul mio motorino e per strada si scivolava anche da fermi (io mi sono strappata la schiena perché mi ostinavo a sostenere che era tutto fortemente esagerato, che da noi al nord non si fanno tante storie, che la neve è normale, e così sono scivolata da ferma sul marciapiede).

 

Era tutto bianco, si sa, e il cane era sconvolto. Non aveva mai visto la neve, ed era culturalmente impossibilitato ad averne conosciuto l’esistenza sui libri e nei film. Avete mai visto lo sguardo di chi scopre la neve, senza averla mai immaginata prima? Beh, anche solo per quello, per il muso del nostro cane spiaccicato contro la finestra la mattina alle sette e trenta, è stato bello mandare all’aria un giorno intero, anzi due, e correre scivolando all’Oviesse a cercare guanti che erano esauriti alle nove del mattino, perché miliardi di persone erano già corse a comprare tutti quelli esistenti. L’emergenza provoca euforia: non solo nei bambini, nei cani e nei pupazzi di neve per strada, anche negli adulti che si sentono all’improvviso i protagonisti di un romanzo russo, o gli eroi che porteranno in salvo i figli, sfideranno il gelo per sfamarli, nel mio caso li porteranno a piedi, ma con le scarpe da montagna, al ristorante cinese a pranzo di lunedì. Tutti un po’ più scemi, un po’ più esasperati, un po’ più allegri. Tutti desiderosi di dare per primi, nella chat, la notizia certa della chiusura della scuola anche il giorno dopo. All’inizio era falsa, ma poi è diventata vera. E allora l’allegria aumentava nei bambini e diminuiva negli adulti, però restava identica nei cani. Si continuava a borbottare, a cercare soluzioni, baby sitter sconosciute, cinema aperti la mattina, cugini di ottavo grado disposti a occuparsi eccezionalmente dei nostri figli, edicolanti con il senso materno, fino alla decisione finale, l’unica sensata: resto a casa io. Quando mi ricapita: il cane spiaccicato contro il vetro, i bambini felici, i loro amici felicissimi, le domande su perché la neve è così bianca se il cielo è tutto grigio, perché non si sporca quando viene giù. E io che so rispondere sempre e soltanto, a tutte le domande: non lo so.

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