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La deriva populista e complottarda dei comitati “che vogliono verità”

Nati su Facebook con l'obiettivo è ottenere le dimissioni dell’assessore Giulio Gallera, commissionare la Sanità lombarda e ottenere giustizia nelle aule dei tribunali, stanno però diventando contenitori di pura antipolitica

31 Maggio 2020 alle 06:00

La deriva populista e complottarda dei comitati “che vogliono verità”

Ospedale Bergamo, videochiamate con i parenti per i pazienti Covid che non possono ricevere visite (LaPresse)

La deriva giacobina di tanti comitati nati su Facebook per chiedere verità e giustizia sul Covid, sorti soprattutto nella provincia bergamasca dalla lecita rabbia davanti ai lutti di parenti e amici morti e dall’impotenza di fronte alla gestione caotica (eufemismo) del sistema sanitario lombardo, si sta gradualmente trasformando in un nuovo movimento populista, che non deve essere sottovalutato perché sta assumendo toni forcaioli. Non si tratta di un epifenomeno perché ad aderire ai gruppi non ci sono più soltanto i parenti delle vittime, ma anche migliaia di persone di diverse città e regioni che nel frullatore della propria ira funesta gettano di tutto, alla rinfusa: complottismo, teorie no vax, rancore sociale, desiderio di menare le mani contro l’establishment leghista. L’obiettivo di quasi tutti i comitati è ottenere le dimissioni dell’assessore Giulio Gallera, commissionare la Sanità lombarda, ottenere giustizia nelle aule dei tribunali.

 

Il primo a nascere, a marzo, è stato “Noi denunceremo”, poi diventato un comitato per raccogliere tutte le denunce da portare sulle scrivanie dei magistrati. Con oltre 50 mila membri, mostra un approccio più sobrio, cerca di impedire a chi scrive di alzare i toni, di esprimere opinioni politiche o di trasformare tutti i medici in un facile bersaglio. Tanti comitati che sono nati successivamente con l’identico hashtag #vogliamogiustizia stanno però diventando contenitori di pura antipolitica.

 

L’esempio più eclatante? Il Comitato popolare verità e giustizia per le vittime da Covid 19. Nei loro post su Facebook affermano di aver aperto un canale con il Fatto Quotidiano, al quale hanno persino offerto di coordinare tutte le associazioni che stanno nascendo per chiedere verità e giustizia. Ha scritto un membro del gruppo: “Ho contattato il Fatto Quotidiano chiedendo di dare spazio alle nascenti associazioni che chiedono verità e giustizia per le vittime del Covid 19. Mi hanno risposto che uscirà un articolo che chiede le dimissioni di Gallera e mi hanno chiesto di portare altre notizie che possiamo fornire a riguardo. Premesso che ho detto loro che le dimissioni (solo di Gallera) sono il minimo e che i responsabili di Regione Lombardia andrebbero puniti penalmente, mi sembra che questo possa essere già un primo passo per arrivare a qualcosa di concreto”. Ma nel gruppo non ci si imita a parlare in nome delle vittime della pandemia. Appare anche un video in cui Stefano Montanari, studioso di nanopatologie e paladino del movimento no vax, fa una lunga dissertazione sulla mascherina che è pericolosa e potrebbe far venire il cancro, facendo infuriare il virologo Roberto Burioni. C’è di tutto un po’: chi ha sofferto uno o più lutti e se la prende con tutti i politici – dai sindaci Beppe Sala e Giorgio Gori ai dirigenti leghisti della Regione Lombardia – e chi attacca il turbocapitalismo. Ma a prevalere in molti altri gruppi-comitati è l’antipolitica, perché l’epidemia è stata la prova provata che davanti alla morte non sono tutti uguali. C’è addirittura chi non crede al calo dei contagi e infatti qua e là appare la tipica frase del complottista, “qualcosa non quadra”.

 

I comitati per chiedere verità e giustizia (penale) si stanno moltiplicando. Soprattutto quelli dedicati alle morti degli anziani avvenute nelle Rsa, a cominciare da quello dedicato agli anziani deceduti al Pio Albergo Trivulzio, il cui hashtag è #VOGLIAMOGIUSTIZIA. Gli errori e le eventuali colpe andranno accertati, ma nel calderone della rabbia dei diversi comitati ciò che incute timore è la smania di non fermarsi alla testa tagliata (in tribunale, si intende) dei responsabili delle supposte epidemie colpose. Nel tono dei post, per quanto edulcorati dagli amministratori dei gruppi, è sotteso un desiderio di rivalsa contro la classe dirigente, tutta, e colpevole in quanto tale. Questo dato fa temere un’esplosione del sentimento populista difficile da governare. E non solo in Lombardia.

Cristina Giudici

Cristina Giudici. Preferisce non rivelare quando
è nata perché si illude di essere una signora, ma ha meno di 65 anni. Ha studiato al liceo Oxford Institute, alla Statale, (in tre facoltà diverse), ha vissuto e studiato a Londra quando c'erano ancora i minatori e la lady di ferro. Ha iniziato a fare la giornalista a Radio Popolare, è stata a lungo in Nicaragua e non si è pentita (del tutto), ma da allora per fortuna ha perso ogni certezza. Ha lavorato per molti giornali e settimanali che non cita perché chi si loda s'imbroglia. Sposata con Fabio Poletti, non si è ancora pentita. E si mormora che lui sia un santo. Era in cerca di emozioni forti e le ha trovate al Foglio, dove si è occupata di temi controversi. In ordine cronologico (e non di priorità): matti, carcerati, magistrati, pedofili, brigatisti, questione settentrionale, terroristi islamici, musulmani, radicalizzazione islamista, Lega, immigrazione, politica milanese. Si è divertita molto a scrivere della presunta Padania nella rubrica “Noi di Su” (con il perfido Crippa) e ancora di più su GranMilano. Di lei molti dicono: vota a sinistra, ma è di destra. Perdonateli perché non sanno quello che dicono. Non sanno che da qualche parte (ma dove???) esiste una sinistra libertaria. Odia i conformisti, adora le persone confuse, gli irregolari, gli enigmi (infatti ora ha una vespa verde enigma). Ha scritto diversi libri, ma ne ricorda solo due. Dopo aver bussato alle porte di tutte le moschee per colpa di Giuliano Ferrara, ha scritto il libro Italia di Allah. Poi ha cominciato ad occuparsi di immigrazione e non è più riuscita a smettere. E ha raccontato la storia su un singolare commissario che non voleva assomigliare a Montalbano Mare Monstrum, Mare Nostrum (https://www.utetlibri.it/libri/mare-monstrum-mare-nostrum/). Lombarda per nascita e convinzione, dopo la pandemia pensa che amare Milano sia come tifare per l’Inter: un atto di fede.    

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Commenti all'articolo

  • Skybolt

    31 Maggio 2020 - 19:57

    Ma quale antipolitica.... Cinque Stelle e CARC, che tutto sono eccetto antipolitica. Il fatto che siano appellati al Fatto non le dà qualche sospetto?

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  • Chichibio

    31 Maggio 2020 - 17:51

    Soldi. Dopo aver parcheggiato il nonno all'ospizio, magari ci scappa un risarcimento.

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