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La cambiale firmata da Salvini con la Lombardia

La Tav e niente aumento dell’Iva, la flat tax sì, ma attenzione ai rischi. Il tempo? Molto poco

30 Maggio 2019 alle 10:47

La cambiale firmata da Salvini con la Lombardia

Il leader della Lega Matteo Salvini con il presidente della regione Lombardia, Attilio Fontana (Foto LaPresse)

Sul tavolo c’è la cambiale (valore 43 per cento) firmata in Lombardia a Matteo Salvini con le elezioni europee anche dal mondo dell’impresa, delle professioni, del lavoro. Loro sono pronti all’incasso, perché sono stanchi di aspettare le grandi opere, Tav in primis, bloccate da troppo tempo. Per dirla col sindaco Beppe Sala “è chiaro che qui al nord con i no non si va da nessuna parte, la prova provata, più di ogni altra, è l’otto e mezzo per cento dei Cinque Stelle a Milano: fulcro della voglia di dire sì, investire, e di prendersi dei rischi”. Ma il rischio è di finire come Dante Posalaquaglia (Totò) nel film “La cambiale”, appunto: “Ti sei rotto il piede destro e io ti ho sfasciato il sinistro? Scusami ma sono mancino”. Perché se in Lombardia i rapporti di forza tra Lega e M5s sono segnati dal peso specifico preponderante della Lega e dal ruolo forte (fatta salva la città di Milano, nonché Brescia e la Bergamo del riconfermato Gori) degli amministratori di Salvini sul territorio, ma a Roma gli equilibri sono assolutamente fragili.

 

L’impresa però non ha tempo da perdere. E Carlo Massoletti, imprenditore bresciano nel settore della moda, titolare della UpArt, spiega bene: “L’auspicio è che si apra una fase di maggiore stabilità. È necessario che si vada verso scelte politiche che permettano la riduzione delle tasse, la crescita degli investimenti, l’apertura di nuovi cantieri. Occorre privilegiare lo sviluppo e non l’assistenzialismo. È fondamentale che l’economia possa ripartire. Sono consapevole che attraversiamo momenti difficili ma è necessario mettere mano ai conti. Certo la flat tax fa comodo a tutti ma se ci fa splafonare i conti diventa una preoccupazione più che un vantaggio. Soprattutto per le reazioni del mercato, perché rischia di impennarsi lo spread, con tutte le difficoltà del sistema economico”.

 

Una cosa è certa: occorre bloccare l’aumento dell’Iva, altrimenti sarà un guaio grosso per le aziende di retail. “Il modo dell’imprenditoria lombarda – spiega Nicola Pasini, professore di Scienza politica presso all’Università degli Studi di Milano – non ragiona nell’ottica dei massimi sistemi, del tipo ‘no al nuovo fascismo, che ne sarà della democrazia?’. Non giudicheranno Salvini su questi slogan. Sono molto pragmatici rispetto a quanto la politica permette loro di realizzare. Il fatto poi che Salvini abbia cavalcato la realizzazione delle infrastrutture è un indicatore: se io metto lì un sacco di soldi e faccio lavorare le imprese, le imprese ci stanno. Di fatto c’è un patto tra produttori e politica. Una sorta di scambio politico”. E la dimostrazione è tutta nell’agenda che in queste ore proprio Salvini intende imporre al governo. “Credo che Salvini o dimostra, attraverso i suoi due cavalli di razza Giancarlo Giorgetti e Massimo Garavaglia, viceministro all’Economia, di fare qualcosa di concreto per far marciare l’economia al nord, o altrimenti sarà impossibile proseguire”, insiste Pasini. “Certo sulla flat tax ci sono grossi problemi – non tanto per lo sforamento del deficit – perché significa che dal giorno dopo devi mettere in discussione il sistema di welfare: il Sistema sanitario nazionale, quello pensionistico e così via. Come paghi questi servizi? Mentre sulle infrastrutture ha un’autostrada”.

 

La realizzazione dell’autonomia differenziata, cavallo di battaglia dei governatori Attilio Fontana e Luca Zaia, è un terreno sul quale si misurerà la voglia di federalismo. “Sull’autonomia la questione è a doppio taglio – spiega ancora Pasini – perché da un lato ci sono i presidenti delle regioni del nord che schiacciano l’acceleratore, dall’altro Salvini, ormai un leader nazionale, che ha la possibilità di pescare in un serbatoio non tradizionale. Deve capire se il sud può essere per lui un grande serbatoio di voti o se lo lascia ai cinque stelle. Una questione strategica, da valutare. Di sicuro non è più federalista come sono stati i suoi predecessori, la lega ha perso questo coté della riforma dello stato in senso federalista. Non so quanto Salvini sia convinto dell’autonomia”. Ma Fontana, naturalmente insiste e la iscrive tra le priorità: “Dobbiamo ricominciare a prendere decisioni importanti per il paese, a partire dalle opere pubbliche, dalla fiscalità fino ad arrivare all’autonomia”. Dunque la partita è aperta e sembra che ancora una volta i giocatori sul campo siano solo due: Lega e M5s. Per il momento fuori dallo sguardo della Lombardia. “Su queste questioni sarà o prendere o lasciare e lasciare vorrà dire andare al voto”, conclude Pasini.

Daniele Bonecchi

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