Il M5s si converte all'autonomia, trattando su scuola e spesa media

Valerio Valentini

I grillini sfrutteranno la superiorità numerica in Parlamento per correggere le storture del testo 

Roma. A sentirlo parlare con tanta solerzia, lui che invece ha sempre ostentato perplessità, il cambio di clima, nella maggioranza gialloverde, appare subito evidente. “Il processo sulle autonomie andrà avanti, come dichiarato dal premier Conte, seguendo comunque il sentiero costituzionale”, dice Vincenzo Presutto, quasi col piglio del leghista. “I lavori in commissione bicamerale per il Federalismo fiscale procedono spediti”, aggiunge il senatore napoletano del M5s. Che appare, se non rinunciatario, quantomeno cosciente del mutato rapporto di forze all’interno della coalizione di governo. E siccome il ferro va battuto finché è caldo, Matteo Salvini ha già deciso che la prossima settimana sarà quella giusta per dare nuovo impulso al tema delle autonomie, sfruttando l’arrendevolezza del M5s che, dopo la scoppola delle europee, ha deposto i toni battaglieri della campagna elettorale: di quando, cioè, al solo parlare delle autonomie, Luigi Di Maio si mostrava risoluto: “Non si spacca in due il paese”.

 

Ora che però il paese, compreso quello che sta da Roma in giù, sembra convertitosi al credo leghista, anche i grillini si adeguano. E puntano, semmai, a sfruttare la loro superiorità numerica in Parlamento per provare a correggere le storture di un testo che di certo dovrà essere discusso dalle due Camere. “Il tema dell’istruzione è quello più critico: i docenti sarebbero assunti dalla regione e non dallo stato e gli stipendi varierebbero da regione a regione”, protesta la deputata Lucia Azzolina, come in un residuo di pignoleria. Ma in effetti sulle questioni che riguardano scuola e università, anche i leghisti sanno che dovranno cedere qualcosa, nel gioco della contrattazione politica che verrà. “Non c’è ancora un testo definitivo”, ha ribadito nei giorni scorsi Marco Bussetti, il ministro leghista che ai suoi collaboratori raccomanda “un approccio morbido e flessibile, un confronto costruttivo coi sindacati”.

 

C’è poi l’altro scoglio: quello della spesa pro-capite media, un parametro che entrerebbe in vigore per la ripartizione delle risorse alle regioni autonome se, dopo tre anni dal varo dell’autonomia, non si fosse passati dalla spesa storica ai costi standard. Massimo Garavaglia, viceministro leghista all’Economia, quella postilla l’ha inserita come una “clausola di garanzia”: per evitare, insomma, che ai costi standard non si arrivi mai. “Arrivarci è necessario, ed è necessario farlo in breve tempo, ma senza avere alcuna spada di Damocle sulla testa”, precisa Mattia Fantinati, sottosegretario grillino alla Pa e uno dei colonnelli di Di Maio nel Veneto autonomista.

 

“Se ne discuterà a livello governativo”, taglia corto Cristian Invernizzi, presidente della bicamerale sul Federalismo fiscale, leghista bergamasco che fa il commissario del partito in Calabria: uno che insomma sa bene come il nuovo partito nazionale e nazionalista sconsigli sbilanciamenti troppo smaccati in questa partita sulle autonomie. Ne prenderà atto anche il consiglio federale in programma lunedì in via Bellerio, che potrebbe ritrovarsi a dovere gestire per la prima volta una questione meridionale tutta interna alla Lega. Perché da Roma in giù i neoeletti scalpitano, pretendono più organizzazione e meno centralismo, rivendicano i primi lusinghieri risultati elettorali e i benefici che dovrebbero conseguirne. In Sicilia, in particolare, i malumori serpeggiano da tempo, e forse è anche per questo che, tra i ministri del Carroccio, si scommette sul fatto che alla fine, nel rimpasto imminente, “qualche posto a un palermitano o a un catanese andrà concesso”. Nel frattempo, però, i nomi che sembrano più accreditati, per una promozione governativa, sono quelli due lumbard doc, entrambi deputati, se è vero che in lizza per una poltrona come sottosegretario agli Esteri, o perfino come ministro per gli Affari europei, ci sarebbero il varesino Matteo Luigi Bianchi e il bresciano Paolo Formentini.

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