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Tra comicità, musica, giovani ed esperimenti: una rassegna al LabArca di Milano

Francesca Amé

I palcoscenici cittadini lombardi, specie quelli dei circuiti off dedicati alla comicità contemporanea, stanno vivendo una felice e vivace stagione simboleggiata dal successo della stand-up comedy . È insta-teatro 

Echi si rassegna, anzi Echisirassegna scritto tutto attaccato come il titolo della manifestazione di teatro comico e musica dal vivo che da questo mese e fino a maggio occupa gli spazi intimi ma accoglienti del teatro LabArca (continuiamo con i giochi di parole: “Può essere letto come ‘la barca’, quella su cui salpiamo per procedere, e ‘lab Arca”, un laboratorio creativo che è anche un’arca dell’alleanza”, dice al telefono Anna Bonel, attrice e indomita nocchiera dell’associazione teatrale milanese).

Siamo alla seconda edizione della rassegna che, tra le altre cose, sabato omaggia il genio di Burt Bacharach con Alfie, canzone-feticcio del compositore americano, interpretata dalla voce di Paola Zigoi accompagnata da Antonio Vivenzio al pianoforte, Beppe Pini alla chitarra, Tullio Ricci al sax, Giuseppe Lapalorcia al contrabbasso e Marco Castiglioni alla batteria. Il resto del programma (commedie e concerti che vedranno una ventina di musicisti e una decina di attori alternarsi sul palco) ve lo lasciamo consultare sul sito del teatro di via Marco d’Oggiono, civico 1, come unico è il teatro rimasto in zona, dopo la dolorosa chiusura del Teatro i di Renzo Martinelli, altra culla di produzioni intelligenti. “Tra i Navigli e dintorni aprono i pub e chiude tutto il resto, ma noi resistiamo e non ci rassegniamo e questo progetto in corso rappresenta la caparbia volontà di affrontare le avversità che il mondo contemporaneo ci presenta usando intelligenza, cultura e ironia”, spiega Bonel, gavetta al Piccolo, una carriera di attrice poi sospesa per occuparsi della famiglia fino a reinventarsi nella drammaturgia per i più piccoli e poi, dal 2007, in questa nuova associazione, una delle più interessanti della scena off milanese.

“Mi piace dire che da noi, rispetto a palcoscenici più istituzionali e importanti, per la morfologia stessa dello spazio pubblico e interpreti si prendono in braccio – continua – e che questo teatro sia diventato, negli anni, un luogo degli affetti e casa per molti”. Tra questi, anche Giulia Lazzarini, decana del teatro e del cinema. Sul parco dell’“Arca” son saliti anche il cantautore Vinicio Capossela e Alberto Clarizio, stand up comedian tra i più promettenti in circolazione. E allora è il momento di una buona notizia: mentre siamo tutti concentrati sulle nomine “pesanti” (soprintendenza della Scala ora, cda del Piccolo prima), il teatro a Milano eppur si muove (fuori dalla politica). I palcoscenici cittadini, specie quelli dei circuiti off dedicati alla comicità contemporanea, stanno vivendo una felice e vivace stagione: “Posso confermarlo anche dal nostro osservatorio: la scena milanese è molto interessante e da qualche anno a questa parte registriamo anche un’inversione di tendenza rispetto all’età. Molti giovani praticano teatro e, cosa per noi importante, molti si siedono in poltrona: abbiamo ideato una rassegna di teatro comico non solo perché ci piace prendere le cose con intelligente leggerezza, ma anche perché sono gli spettacoli che vanno sold out più di tutti”, spiega Anna Bonel.

Da dopo la pandemia, la stand up comedy italiana si è presa la scena: dobbiamo, certo, ancora scovare il nostro Louis CK, capace di far ridere toccando ruvidamente i nervi scoperti della società, e se anche Alessandro Cattelan ha da tempo abbandonato l’ambizione, sono tanti i nomi che hanno fatto strada, alcuni fino a lasciarsi sedurre dalle sirene della tv e delle piattaforme (Lundini, Giraud) e diventare, così, altro. Nella stand up comedy nuda e cruda si è soli sul palco, la scenografia è quasi nulla, la durata è breve. È la forma di avanspettacolo perfetta per questi nostri tempi tranchant: se non fai ridere nei primi due minuti, il pubblico reclama il prossimo. È insta-teatro, e va bene così, funziona. E’ il genere che maggiormente sta nutrendo i cartelloni milanesi i quali, tra lodevoli eccezioni (vedi alla voce Franco Parenti) e ibridi pasticci (come la stagione teatrale inaugurata dal museo Bagatti Valsecchi), peccano talvolta di coraggio e originalità. Tuttavia, affinché palcoscenici off come quello del teatro LabArca continuino a essere casa per alcuni milanesi, bisognerebbe che le istituzioni vi prestassero maggiore attenzione e cominciassero a sostenerli, anche con bandi cuciti addosso a realtà meno strutturate, ma non per questo meno feconde. 

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