GRAN MILANO

Il presidente di Assolombarda propone un patto per la “Milano da tre milioni”

Daniele Bonecchi

Alessandro Spada e l'idea di una “Grande Milano” da tre milioni di persone. Beppe Sala si è accorto che brindare all’assalto dei turisti non entusiasma gli abitanti. Ma più che rallentare, occorre accelerare i tempi di realizzazione di una vera città metropolitana. 

Potrebbe essere una buona merce di scambio con la Lega, che arranca per portare la sua autonomia differenziata in porto. Ma il Pd, che controlla le maggiori città metropolitane, a partire da Milano, Roma, Napoli, è in tutt’altre faccende affaccendato, anche se la responsabilità di aver affondato le città metropolitane, assieme alle province, è targata Graziano Delrio. E allora a rilanciare l’idea ci ha provato (conversando col Corriere) il presidente di Assolombarda Alessandro Spada (non è la prima volta), proponendo la “Grande Milano” da tre milioni di persone. Ne abbiamo parlato spesso, perché il modello Milano ha bisogno di ossigeno. Beppe Sala ora punta sul modello “avanti piano, la città socchiusa” (virgolette nostre), si è accorto che brindare all’assalto dei turisti non entusiasma tre milioni di abitanti metropolitani. Ma più che rallentare, occorre accelerare i tempi di realizzazione di una vera città metropolitana. 

Spada ha proposto anche un’alleanza ambrosiana per restituire protagonismo e opportunità ai giovani della metropoli, mentre Pierfrancesco Maran, assessore alla Casa, ha sostenuto la necessità di un salario minimo alla milanese, sul modello di Londra (bocciato da industriali e commercianti che preferiscono la contrattazione di secondo livello). Oltre a una legge che restituisca status, risorse e un sindaco eletto dal popolo, cosa serve davvero alla città metropolitana di Milano?

Serve un vero sistema – spiega al Foglio Alessandro Rosina, professore ordinario di Demografia e statistica sociale nella facoltà di Economia della Cattolica di Milano – e cioè che tutte le componenti siano interconnesse: mobilità, strategie residenziali, tutto quello che va a connotare un grande sistema urbano. Le potenzialità ci sono, le caratteristiche anche. La Provincia era un insieme di tanti comuni diversi messi assieme, la città metropolitana invece è un sistema e va accompagnato come tale nel suo sviluppo. Sia Milano città che tutte le realtà che compongono l’area devono avere ciascuno la propria funzione positiva: serve un pensiero strategico e un processo continuo”. Come dire: stop al campanilismo e ai veti incrociati per costruire un depuratore o un qualsiasi impianto. “Le città funzionano, anche dal punto di vista demografico, se sono attrattive, se offrono servizi di qualità, dove ciascuno può trovare le proprie risposte. L’attrattività è la cartina di tornasole del sistema metropolitano”. Ma la Milano del post Expo sta vivendo forse un eccesso di attrattività, nel suo nocciolo duro, a discapito dell’area vasta? “Questo può sembrare vero – chiarisce Rosina – se guardiamo all’Italia, ma se guardiamo all’insieme delle grandi città questo non è vero. In realtà Milano, se volesse raggiungere le altre grandi città europee dovrebbe essere ancor più attrattiva. Quindi più che lamentarsi della sua capacità che impoverisce altri territori, occorre capire che la città è il motore di uno sviluppo che riguarda l’intero paese”.

Assolombarda ha istituito un osservatorio, “Your Next Milano”, che ogni anno misura i valori della città. Sul fronte attrattivo si cresce: sul versante turistico secondo le proiezioni, Milano potrebbe toccare il picco storico di 8,2 milioni di presenze nel 2023, mostrando un +33,3 per cento sul 2022 e + 13,4  sul 2019. Sotto il profilo della performance economica, la metropoli registra in generale ottimi risultati. Nel 2022 rispetto al 2021, il valore aggiunto di Milano cresce del +4,5 per cento. Uno degli aspetti che preoccupa invece di più è l’età dei residenti. Secondo l’Istat nel 2031 Milano avrà oltre 55 mila residenti in più rispetto al 2023, per una popolazione complessiva di 1 milione e 409 mila. In particolare, l’aumento sarà trainato per una buona parte dagli over 65, che formeranno un quarto della popolazione residente. Nel confronto internazionale, Milano è già oggi “la città più anziana” d’Europa. Diventa indispensabile ragionare, in termini di servizi, infrastrutture, crescita di città metropolitana. Il presidente di Assolombarda, per invertire la tendenza, spiega: “Ecco perché lanciamo un’alleanza per i giovani che coinvolga i principali attori della città, a partire dal Comune e dalla Regione fino al terzo settore e agli altri corpi intermedi. Un’alleanza che ponga al centro l’urgenza di trovare soluzioni alle questioni più critiche per i giovani: formazione, lavoro, casa. In questa direzione, il primo passo necessario è che Milano si ripensi come area vasta, allargando i propri confini”.