Attilio Fontana, presidente della regione Lombardia (Ansa)

GranMilano

Non solo vaccini, la manutenzione delle strutture della Regione

Daniele Bonecchi

Nella macchina Lombarda non è solo Aria ad avere un po’ di ruggine. Dalle infrastrutture al sistema della partecipate, fino al welfare: il punto della situazione

C’era una volta sua eccellenza la Lombardia (e qualcuno dirà, la solita nostalgia del Celeste). Ma il primato di servizi e partecipate veniva da più lontano, dagli anni ’70 (del secolo scorso), con Piero Bassetti, industriale e democristiano, primo presidente della Regione. E parlava di ricerca, efficienza, sussidiarietà, supporto al tessuto dell’imprenditoria privata. Una regione pensata in ottica di servizi e di agenzie tarate sui settori di competenza. Il primato, negli anni, ha sempre parlato la lingua del sistema sanitario, radicato sul territorio, alimentato dagli Irccs universitari e via via declinato con le strutture private, che si chiamavano Ieo, San Raffaele, Monzino. Poi la vicenda Maugeri e l’epilogo delle giunte Formigoni. Poi la riforma voluta la giunta Maroni e malamente abortita, soprattutto sulla Sanità territoriale. E siamo all’oggi. Oggi nell’occhio del ciclone è finita Aria, erede di tre diverse agenzie che già mal funzionavano prima della fusione e che avrebbero dovuto essere ricettante più in profondità.

 

Ma nell’ex possente macchina delle strutture regionali, non è solo Aria ad avere un po’ di ruggine. È una lunga storia di scelte strategiche e politiche, in cui la logica degli equilibri tra le varie componenti di un centrodestra che governa da sempre la Lombardia hanno avuto un ruolo non sempre facilitante. Sul versante delle infrastrutture – per le quali, la Lombardia aveva sempre denunciato un deficit – la collaborazione della Regione con le amministrazioni locali e i privati è sempre stata leale. Negli anni della grande Malpensa (gestita dalla Sea del comune di Milano) e della crisi Alitalia, dal Pirellone è arrivato un sostegno decisivo che ha fatto dello scalo varesino l’hub più importante della stagione Expo, con un bilancio da capogiro, con un margine operativo che ha raggiunto il suo massimo storico arrivando a 219,8 milioni di euro. La rete autostradale è stata potenziata proprio là dove alcuni interessi ne avevano impedito la crescita.

 

Su tutte la Brebemi, nata su input della Camera di commercio di Brescia e poi la Pedemontana. Anche se proprio Pedemontana, con costi elevatissimi, lavori non ancora ultimati e il nuovo aumento di capitale dello scorso anno ha sempre destato molte perplessità. Sul versante del trasporto pubblico il dualismo nella grande Milano di Atm e Trenord – nonostante qualche tentativo – non è mai stato superato e ciascuna delle due aziende ha scelto la propria strada, cosa che storicamente ha pesato, soprattutto, sulle performance di Trenord. Con l’arrivo di Maroni in Regione parte la rivoluzione del sistema delle partecipate (pianificato da Massimo Garavaglia all’epoca assessore al Bilancio) con due operazioni che trovano soluzione verso la fine del mandato. La prima riguarda il sistema degli approvvigionamenti e delle concessioni che ha fatto poi nascere Aria. Sistema che non ha però performato al massimo, fin dall’inizio della pandemia.

 

La seconda riguarda le infrastrutture della mobilità e raggruppa sotto Fnm, Trenord, e Milano Serravalle con le rispettive partecipate (Fnm ha appena perfezionato l’acquisizione dell’80 per cento di Serravalle) nell’ottica, ambiziosa, di creare un’unica centrale strategica forte economicamente e soprattutto in chiave di programmazione. Se Finlombarda, la cassaforte della regione, fusa nel 2012 con la Cestec, con un patrimonio di oltre 200 milioni di euro e quasi 4 miliardi di fondi gestiti in contributi regionali per le imprese è un asset importante nel sistema economico lombardo, Aler è invece una “utility” di welfare da lungo tempo in via di necessaria ristrutturazione. Aler gestisce il patrimonio regionale delle case popolari. L’azienda più grande è quella di Milano che può contare su circa 60 mila alloggi, di cui molti bisognosi di manutenzioni straordinarie, a fronte di una pressione abitativa e sociale (abusivi, immigrazione) altissima. Con l’amministrazione Pisapia si è interrotta una collaborazione storica con la quale Aler gestiva anche gli alloggi del comune di Milano (30 mila circa) che, da allora, è stato affidato a MM, la partecipata del comune che gestisce acquedotto e strutture immobiliari.

 

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