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Il bacio perugino

Le rivelazioni sul caso Palamara sono un fiume di veleno che travolge la credibilità della magistratura. Tutti si strappano le vesti, ma i finti innocenti tacciono. Ecco che cosa si nasconde dietro al loro silenzio

30 Maggio 2020 alle 07:13

Il bacio perugino

Luca Palamara e Giuseppe Cascini, rispettivamente ex presidente ed ex segretario dell’Associazione nazionale magistrati (LaPresse)

Altro che bacio perugino. Le arroganze e le lordure captate dal trojan nascosto dai pubblici ministeri di Perugia nel telefonino di Luca Palamara, magistrato romano e leader della corrente di Unicost, non stupiscono più. E’ un fiume di lava e di veleni. Scivola a valle con l’irruenza dello scandalo. Brucia reputazioni che apparivano consolidate, corrode posizioni che sembravano inespugnabili, travolge carriere che si credevano proiettate in un futuro luminoso. E tra tanta devastazione, riesce persino difficile tracciare un primo inventario...

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Giuseppe Sottile

Giuseppe Sottile

Giuseppe Sottile ha lavorato per 23 anni a Palermo. Prima a “L’Ora” di Vittorio Nisticò, per il quale ha condotto numerose inchieste sulle guerre di mafia, e poi al “Giornale di Sicilia”, del quale è stato capocronista e vicedirettore. Dopo undici anni vissuti intensamente a Milano, – è stato caporedattore del “Giorno” e di “Studio Aperto” – è approdato al “Foglio” di Giuliano Ferrara. E lì è rimasto per curare l’inserto culturale del sabato. Per Einaudi ha scritto anche un romanzo, “Nostra signora della Necessità”, pubblicato nel 2006, dove il racconto di Palermo e del suo respiro marcio diventa la rappresentazione teatrale di vite scellerate e morti ammazzati, di intrighi e tradimenti, di tragedie e sceneggiate. Un palcoscenico di evanescenze, sul quale si muovono indifferentemente boss di Cosa nostra e picciotti di malavita, nobili decaduti e borghesi lucidati a festa, cronisti di grandi fervori e teatranti di grandi illusioni. Tutti alle prese con i misteri e i piaceri di una città lussuriosa, senza certezze e senza misericordia.

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Commenti all'articolo

  • luigi.desa

    30 Maggio 2020 - 14:04

    Il Csm se vuole conservare uno straccio di dignità altro che procedimenti disciplinari deve espellere quale Arcangelo Gabriele i magistrati felloni. Se restano infettano gli onesti.

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  • gdaines

    30 Maggio 2020 - 09:42

    Se tutti i "citati" delle intercettazioni dovessero subire, come in un fantasioso sogno, conseguenze amministrative o penali probabilmente una discreta parte della "giustizia" italiana sarebbe in "cassa integrazione". Tardare la sua radicale trasformazione e regolamentazione è solo dare spazio al suo "decadimento"... che non cessa di stupire! Le parole di Mattarella nei confronti di ciò che sta accadendo sono condivisibili ma anche molto "democristiane"; mi aspettavo più "durezza" e soprattutto una convocazione straordinaria del CSM con una dovuta tirata di orecchie... se non peggio!

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