Ah, quanti magistrati smemorati

Redazione

Palamara e quella magistratura alla Cascini che confonde alberi e mele marce

Nel corso di una trasmissione televisiva con Lucia Annunziata e Paolo Mieli, il procuratore romano Giuseppe Cascini ha cercato di svicolare dalla melma in cui sono cadute le correnti della magistratura dopo che sono state rese note le intercettazioni dell’ex presidente dell’Associazione nazionale magistrati Luca Palamara. Cascini ha sostenuto che l’ipotesi che la sua carriera alla procura sia stata agevolata da Palamara è il risultato di una “manipolazione” delle intercettazioni. Può darsi che sia così, per noi garantisti i sospetti sono solo sospetti. Ma che Cascini abbia collaborato per quattro anni nell’importantissima funzione di segretario dell’Anm con il presidente Palamara, invece, è un fatto. In questo lungo periodo Cascini non si è accorto di nulla? L’uso della contrattazione tra correnti per le nomine e anche per creare orientamenti ostili a qualche esponente politico gli sono sfuggiti? E’ evidente che sia in corso una manovra per scaricare tutte le responsabilità su Palamara, attribuendo a una sua particolare protervia le degenerazioni delle correnti, per negare che esse, com’è invece evidente, siano la conseguenza di una patologia del sistema. Ora sono tutti mammolette, ma Palamara con chi organizzava nomine e convergenze? Cascini si è anche esibito in una tirata contro i magistrati che hanno espresso una ostilità pregiudiziale nei confronti di Salvini. Essendo un magistrato di sinistra questo gli fa persino onore, ma dovrebbe ricordare le sue dichiarazioni roventi sui processi a Berlusconi: l’osservazione, del 2008, secondo cui “prima della riforma emanata nel 2002 questi reati erano punibili molto più gravemente, oggi è diventata una semplice contravvenzione” non è sintomo di ostilità preconcetta? Si potrebbe andare avanti a lungo a sottolineare come l’autoimbiancatura dei santuari giudiziari appaia posticcia e poco convincente. Questo tentativo non è portato avanti solo da Cascini ed è diffuso nella magistratura associata che punta a mantenere intatto un sistema di potere basato su pattuizioni e compromessi, in nome di un’indipendenza tradita proprio da quei comportamenti e da quel sistema di potere. E va contrastato sempre, non solo nei confronti di Cascini.

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