editoriali

Non è il 41 bis il vero guaio della Giustizia

Redazione

Bonafede pensa al rientro dei boss in carceri che non garantiscono la salute

L’indecorosa bagarre tra il Guardasigilli Bonafede e il dottore Di Matteo ha trovato la scintilla nel caso dei boss di mafia detenuti in regime di 41 bis mandati ai domiciliari per l’emergenza Covid (sono 376, secondo l’elenco fornito dal Dap). Ah, ci fossi stato io al Dap, recrimina Di Matteo. La vicenda è costata il posto a Francesco Basentini, ma non lascia tranquillo nemmeno il ministro.

 

Bonafede annuncia infatti la sua “fase 2”, e anziché concentrarsi sul problema di tutti i cittadini in (pessimo) stato di reclusione, si occupa solo del 41 bis: “Un decreto legge che permetterà ai giudici, alla luce del nuovo quadro sanitario, di rivalutare l’attuale persistenza dei presupposti per le scarcerazioni di detenuti di alta sicurezza e al regime di 41 bis”. Siccome insultare la memoria di Falcone fa sempre gioco, Repubblica scrive che “se Bonafede dovesse fare un decreto, questo ricorderebbe il provvedimento che fu fatto nel ’92 da Falcone e Martelli per rimandare in carcere i boss per i quali era in scadenza la custodia cautelare”. La situazione è evidentemente non paragonabile. Qui c’è in ballo il diritto alla salute che lo stato deve garantire a tutti i cittadini, e tanto più a quelli che si trovano fisicamente costretti e affidati alla sua custodia, compresi i 41 bis.

 

E’ ovvio che la situazione provochi problemi di sicurezza e un aggravio nel lavoro di controllo delle forze dell’ordine, del resto predisposto dal Viminale. Ed è pacifico che non si tratta per i boss di una “vacanza premio” e che dovranno tornare in carcere non appena possibile. Ma invece di sbandierare emergenze attorno a un regime di pena già di per sé molto contestato, Bonafede dovrebbe interrogarsi sul fatto che le carceri italiane non sono in condizione di garantire la salute dei detenuti, e questo è il vero vulnus allo stato di diritto.

 

Va poi osservato che, storicamente, il dibattito sul 41 bis è strettamente legato a quello sull’ergastolo ostativo – due temi su cui più volte l’Italia è incorsa in rimproveri da parte dell’Europa. Per l’antimafia chiodata e per i fautori del fine pena mai la sospensione momentanea del 41 bis suona a minaccia della propria visione di giustizia e pena. Ma sono temi di riflessione costituzionale, non certo di “fase 2” di Bonafede.

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