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Il Cav. non ha ucciso Imane Fadil. Ma va?

L’autopsia sul corpo della giovane mette la parola fine a una tragica farsa

12 Luglio 2019 alle 21:09

Il Cav. non ha ucciso Imane Fadil. Ma va?

Imane Fadil dentro l'aula del Tribunale di Milano in occasione del Processo Ruby ter a carico di Silvio Berlusconi (LaPresse)

Imane Fadil non è stata avvelenata. “Non ci sono elementi a supporto di ipotesi di morte non naturale”, è la conclusione – anticipata dall’agenzia Adnkronos (ma ancora prima dal buon senso) – dell’autopsia svolta dai consulenti della procura di Milano sul corpo della giovane donna, una delle testimoni del processo Ruby, deceduta lo scorso primo marzo all’ospedale Humanitas di Rozzano dopo un mese di agonia.

  

A oltre cento giorni dal decesso, i consulenti spazzano via tutti i sospetti e la passione giallistica alimentati con gusto inebriato da una parte degli organi di informazione: “Non ci sarebbero risultanze indicative di avvenuto avvelenamento”. Scartata fin da subito l’ipotesi di una morte legata a sostanze radioattive, infatti, gli esami si sono poi concentrati sulla presenza di metalli nel sangue. I consulenti hanno rilevato una concentrazione superiore alla norma, ma non ritenuta mortale e dunque non sufficiente a ipotizzarla come causa del decesso.

  

Secondo i medici, dunque, non c’è nessun mistero sulla morte della povera Fadil. Solo una conclusione scientifica poteva mettere la parola fine a una vicenda segnata dall’impazzimento di alcuni quotidiani e di sbrigliatissimi politici (il giorno dopo la morte di Imane, la Repubblica di Carlo Verdelli titolò a caratteri cubitali: “La donna che sapeva troppo”, mentre il Fatto con altrettanta attenzione a combattere la cultura del sospetto dedicò tutta la prima pagina alla tesi dell’avvelenamento). A sprezzo del ridicolo avevano tamburellato sul “mistero” di Fadil, dando praticamente per certo che fosse morta avvelenata e che a spiegare il movente potesse essere una persona sola: Silvio Berlusconi. Roba da matti o da ubriachi. Così, Repubblica dedicava pagine e pagine (un giorno addirittura quattro) alla “donna che sapeva troppo”, sottolineando che “nessuno ha avuto pietà per l’Olgettina d’Italia”, definendola pure “testimone chiave” del processo Ruby, anche se tale non lo era mai stata. Nel frattempo, Marco Travaglio, sul Vernacoliere quotidiano, paragonava il Cav. al Benito Mussolini dell’omicidio Matteotti, evocando le amicizie dell’ex premier con i russi, la massoneria, la mafia… E i rettiliani? Ora, a distanza di oltre quattro mesi, non resta in piedi nulla. Ovviamente. Resta soltanto una gigantesca farsa recitata sul corpo di una povera donna morta troppo giovane.

Redazione

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  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    13 Luglio 2019 - 19:07

    Il Fatto, cioè la Società Editoriale il Fatto, è quotata in borsa. La Procura delle Repubblica che aprisse un fascicolo nei suoi confronti per reato d’aggiotaggio, compirebbe un atto dovuto. Già, ma la libertà d’opinione e di stampa, sono sacre. Non è assolutamente vero che la povera Imane Fadil fosse la testimone principe del Ruby ter, ma la tentazione di ritirare in ballo e insinuare infamia sul nemico di sempre è una ineliminabile ragione di vita: per Travaglio & Co.

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  • giantrombetta

    13 Luglio 2019 - 09:09

    Accanto al ricordo delle campagne ammazza Berlusconi di certa carta stampata andrebbero citati pure i bombardamenti dei talk show televisivi per concludere che il nostro sistema massmediatico fa sincera pena, a dir poco. Disinformare ambiguamente ovvero sputtanare con attenzione a non ricevere querele e’ sport diffuso da oltre un ventennio. Onore al Foglio che da sempre si ostina a cantare fuori dal coro, in ossequio a principi di garantismo non ipocriti o retorici.

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  • eleonid

    13 Luglio 2019 - 08:08

    Che il sig. Berlusconi abbia la cultura del padre padrone non mi sembra sia intelligente discettare . Anche i sassi se ne sono accorti. Ma che a Berlusconi gli si voglia appiccicare una pecetta in stile mafioso con la lupara in mano , è fuori dal mondo e dalla pur piccola intelligenza umana che esiste fra gli italiani. Pertanto credo che sia venuto il momento di smetterla ad attaccare questo gran signore.

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  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    12 Luglio 2019 - 23:11

    Stupirsi dell'andazzo e del clima giustizialista e forcaiolo e osceno e mirato, che i media, anche Giletti ci mise becco, avevano costruito sulla "Donna che sapeva troppo", fa senso e suscita compassione. Se allevi le platee alla coprofagia, le stesse saranno soddisfatte e satolle solo con quel tipo di cibo. Inciso: la legittima libertà di opinione e di pensiero e di stampa, c'entrano come il cavolo a merenda. Ma va!

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