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All’Italia serve più crescita e meno pistola. Nuove bufale su Imane Fadil

Le lettere al direttore Claudio Cerasa del 25 aprile 2019

25 Aprile 2019 alle 06:00

All’Italia serve più crescita e meno pistola. Nuove bufale su Imane Fadil

Imane Fadil (foto LaPresse)

Al direttore - Conte: su Mussolini deciderò.

Giuseppe De Filippi

 


 

Al direttore - Sull’autopsia di Imane Fadil, la proroga che formalmente non c’è considerando la smentita del pm al Manette Daily Cappio Quotidiano ma di fatto c’è tanto per aumentare ulteriormente il casino. E i giornaloni continuano a definire la povera e sfortunata ragazza “testimone chiave” quando è chiaro che non ha verbalizzato nulla di penalmente rilevante. Ovvio che i media non si rassegnino. Avevano scritto indicando pure il mandante… il mandante di un omicidio che non c’è. Quando ci sono di mezzo B. e le donne i giornali e i tg non ragionano…

Frank Cimini

 


 

Al direttore - Il dibattito sul trasferimento del debito della Capitale alla fiscalità generale attraverso il decreto “Salva Roma” discusso negli ultimi giorni riapre nuovamente la questione urbanistica relativa al governo del territorio, messa temporaneamente “in soffitta” da tutti i partiti politici dopo la polemica sulla sfortunata riforma Delrio. Purtroppo, in questo paese, si fanno grandi convegni sulle singole problematiche urbanistiche, dalla pianificazione delle autostrade all’abuso edilizio nelle isole, senza mai far ripartire un vero dibattito su come allocare le risorse dello stato tra i propri apparati. Con l’abbattimento parziale delle province nel 2014, si pensava di arginare i costi della Pa andando a potenziare lo sviluppo delle città metropolitane, senza tuttavia fare i conti con il trade off debiti/servizi. Il risultato è stato un deperimento della prestazione dello stato con il mantenimento dei costi enormi dei piccoli comuni e il potenziamento del ruolo delle regioni. L’Italia si trova quindi in un contesto legislativo fortemente anacronistico rispetto allo scenario internazionale del “Secolo delle città”, costituito dalla rete di megaregion e urban corridor, degli “acceleratori urbani” capaci di incanalare lo sviluppo territoriale ed economico di interi stati. L’impianto amministrativo italiano disseminato da migliaia di comuni da un lato, e 20 piccole regioni dotate di grandi poteri legislativi in materia di programmazione urbanistica dall’altro, ci ha reso un paese debole e poco efficiente sul piano internazionale. Dopotutto chi oggi può ancora affermare con sicurezza che il governo del territorio non sia una materia di competenza nazionale? Il governo si interroghi su come riaffermare l’interesse nazionale ponendo di nuovo al centro dell’azione politica la questione urbanistica e modernizzandosi verso un’asse città metropolitane-stato, riaccentrando le competenze di regioni e province in questa materia.

Alberto Bortolotti

 


 

Al direttore - Questo governo cadrà a causa della situazione economica del paese che ha contribuito a peggiorare costantemente e alla inaffidabilità che ha saputo conquistare in ambito internazionale. Sarà costretto a dimettersi o, forse, sarà cacciato dai mercati che agiscono senza preoccuparsi di elezioni imminenti.

Lorenzo Lodigiani

Il governo ha fallito per molte ragioni ma per una in particolare: ha messo a rischio la fiducia del nostro paese, minacciando in più occasioni di scassare i conti pubblici, per fare due riforme come il reddito di cittadinanza e la quota cento che non solo avranno effetti recessivi e non daranno alcun contributo alla crescita e all’occupazione ma che stanno riscuotendo un interesse tra gli elettori decisamente inferiore rispetto al previsto. Secondo la Cgil, la cosiddetta “quota 100” (62 anni di età e 38 anni di contributi) prevista dalla legge di Bilancio per aver diritto alla pensione anticipata nel 2019 coinvolgerà 128 mila persone, ovvero 162 mila in meno rispetto alla platea di 290 mila persone stimata dal governo. Secondo l’Inps, a fronte di 806 mila richieste di reddito di cittadinanza arrivate dai nuclei familiari entro il 31 marzo, quelle accettate sono circa la metà. Un paese che scassa i conti pubblici e mette la sua economia sul binario della recessione per due riforme dannose e poco utili. Il cambiamento populista non è solo pericoloso ma è anche una drammatica perdita di tempo per un paese che mai come oggi avrebbe bisogno di meno pistola e più crescita.

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