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È ora di riformare il Csm

Le nomine in magistratura? Sorteggio o a rotazione, come per i Dogi. Parla il pm Guido Salvini

5 Giugno 2019 alle 06:00

È ora di riformare il Csm

Il vicepresidente del Csm, David Ermini (foto LaPresse)

Roma. E’ il giorno in cui si discute nel plenum straordinario del Csm convocato dopo l’esplosione delle polemiche attorno all’inchiesta di Perugia e, nel documento firmato da tutti i togati e i laici del Csm (tranne i quattro autosospesi), si parla di autoriforma al termine di un “serio percorso di revisione critica e autocritica”. Il magistrato Guido Salvini, ex Giudice Istruttore nel processo per la strage di Piazza Fontana, ragionando sul caso che ha sconvolto la magistratura italiana, dice di essere colpito soprattutto da un fatto: “La corruzione nel nostro mondo non avviene tanto all’interno dei processi – cosa che a volte accade ma è rara – quanto lungo il percorso per diventare ‘capicorrente’, i ‘politici’ della magistratura in grado di avere predominio su tutti gli altri magistrati e decidere chi debba essere a capo degli uffici. E oggi stiamo parlando della Procura di Roma che vale ben più di un ministero. I ministri della Giustizia vanno e vengono, dopo pochi anni non ci si ricorda neanche il loro nome, mentre Procure come quelle di Roma, con il loro potere di fatto discrezionale sull’esercizio dell’azione penale, sono in grado di condizionare la vita politica di un paese”.

 

Oltre a questo, Salvini è colpito anche dall’ampiezza della rete di rapporti che sta emergendo: “Se non si trattasse di magistrati ma di politici o lobbisti i giornali avrebbero già titolato inchiesta ‘P3’ o ‘P4’. Sembra si sia arrivati addirittura, per ottenere il risultato di collocare i propri amici ai posti giusti, a scavalcare i componenti ‘laici’ del Csm, tanto è vero che Palamara, come si legge, avrebbe avuto contatti diretti con politici di rango come Luca Lotti”.

 

Il meccanismo distorto

Che cosa si può fare? Per Salvini, a questo punto, “sarebbe necessaria una profonda riforma dell’organo di autogoverno, cosa che il Csm da solo non pare di grado di fare. Lo strumento principale sarebbe un nuovo meccanismo elettorale con il sorteggio dei consiglieri tra tutti i magistrati che diano la loro disponibilità, magari suddivisi per anzianità e area geografica. Oppure, come ha scritto anche Luciano Violante, servirebbe un meccanismo a rotazione: parte dei consiglieri decadrebbero, altri sarebbero eletti al loro posto nel giro di qualche anno. Questo almeno eviterebbe che l’elezione dell’intero Consiglio diventasse una vera e propria appuntamento politico, quello di un piccolo Parlamento. E il Consiglio tornerebbe a essere un organo di alta amministrazione e non una sorta di terza Camera ‘suppletiva’”.

 

Perché questo non accade? “Questo comporterebbe leggi forse costituzionali difficili da approvare. Il rimedio più immediato che non avrebbe bisogno di modifiche complesse potrebbe essere il sorteggio dei vincitori degli incarichi direttivi tra una rosa di magistrati considerati idonei in una prima valutazione. Introducendo una componente di alea, verrebbe meno ogni meccanismo distorto – accordi sotterranei, favoritismi– e si garantirebbe comunque la capacità di chi vince. Per gli incarichi semidirettivi, invece, sarebbe più semplice pensare a una rotazione tra i magistrati più anziani. Erano meccanismi che esistevano anche al tempo dei Dogi di Venezia per stroncare gruppi di potere che danneggiavano la credibilità dell’istituzione. Si renderebbe così anche più veloce l’espletamento dei concorsi: le Procure restano a lungo scoperte anche perché le nomine sono rallentate dai lunghi accordi per le spartizioni”.

 

C’è anche un altro effetto perverso. “Il potere delle correnti è tale”, dice Salvini, “che oggi un magistrato che non vi appartenga – per scelta indipendente e personale – è di fatto escluso dalla possibilità di dirigere un ufficio”. Il meccanismo distorto sembra aver coinvolto non solo Roma ma varie Procure collegate nel “pacchetto” di nomine. “Questo dimostra la profondità del fenomeno, un fenomeno che, peraltro, tutti i magistrati conoscono benissimo anche se ne parlano sempre a bassa voce. Sarebbe anche giusto prevedere che chi ha cariche nell’Anm non possa poi essere eletto al Csm: l’attività associativa non deve avere secondi fini e non deve creare aree di potere personale. Bisognerebbe tornare alla situazione che la nostra Costituzione immaginava per i magistrati: soggetti soltanto alla legge e alla propria indipendenza di giudizio e non a gruppi di potere influiscono che influiscono sulla libertà di coscienza”.

Marianna Rizzini

Marianna Rizzini

Marianna Rizzini è nata e cresciuta a Roma, tra il liceo Visconti e l'Università La Sapienza, assorbendo forse i tic di entrambi gli ambienti, ma più del Visconti che della Sapienza. Per fortuna l'hanno spedita per tempo a Milano, anche se poi è tornata indietro. Lavora al Foglio dai primi anni del Millennio e scrive per lo più ritratti di personaggi politici o articoli su sinistre sinistrate, Cinque Stelle e populisti del web, ma può capitare la paginata che non ti aspetti (strani individui, perfetti sconosciuti, storie improbabili, robot, film, cartoni animati). E' nata in una famiglia pazza, ma con il senno di poi neanche tanto. Vive a Trastevere, è mamma di Tea, esce volentieri, non è un asso dei fornelli.

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