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Tutti i punti deboli dell’inchiesta (fumosa) su Armando Siri

L’accusa si fonda su due aspetti: la tangente e gli emendamenti che sarebbero stati proposti in favore di Arata. Ma l’indagine scricchiola

30 Aprile 2019 alle 21:10

Tutti i punti deboli dell’inchiesta (fumosa) su Armando Siri

Armando Siri (foto LaPresse)

Roma. Sono tante le cose che non tornano nell’indagine nei confronti del sottosegretario alle Infrastrutture e ai Trasporti Armando Siri, accusato di corruzione dalla procura di Roma nell’ambito di un’inchiesta partita a Palermo. Secondo gli inquirenti, il senatore e sottosegretario leghista avrebbe asservito le sue funzioni e i suoi poteri “ad interessi privati”, ricevendo “la promessa e/o la dazione” di una tangente da trentamila euro da parte dell’imprenditore Paolo Arata, amministratore di varie aziende del settore eolico, in cambio dell’inserimento...

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Ermes Antonucci

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Commenti all'articolo

  • Giovanni

    02 Maggio 2019 - 16:04

    Una brutta storia quella di Siri...sopratutto per i cinque stelle.

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  • albertoxmura

    01 Maggio 2019 - 16:04

    La tangente che avrebbe preteso Siri per appoggiare misure ad hoc in favore degli interessi di Matteo Messina Denaro ha la medesima attendibilità del mix di sostanze radioattive con le quali Berlusconi avrebbe ordinato, grazie all'aiuto del suo amico Putin e dei servizi segreti russi, l'uccisione di Imane Fadil alla vigilia del processo Ruby ter. In quest'ultimo caso s'indaga per omicidio volontario, ma nessuno ne parla più, perché la fantasiosa "ipotesi accusatoria" si è sciolta come neve al sole alla luce delle verifiche autoptiche. Nel caso Siri si è in presenza di un'intercettazione frammentaria e confusa che non menziona Siri, la quale, è stata collegata a Siri solo perché questi si è adoperato in favore di incentivi per le energie rinnovabili (peraltro senza insistere troppo e quindi senza successo).

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  • carlo.trinchi

    01 Maggio 2019 - 13:01

    Da mettersi le mani nei capelli per come operano certi magistrati. Qui non urge una riforma della magistratura, qui urge una rivoluzione giudiziaria ma non quella di Di Pietro e relativo partito ma quella di riscrivere tra persone sensate di tutte le parti in causa, una giustizia che, a volte, giustizia non è.

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