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Le ineluttabili dimissioni di Siri nell’irreale patto di sopravvivenza del governo

I 30 mila euro, un reato da accattonaggio molesto. Ma anziché occuparsi di economia Di Maio deve dare qualcosa al pubblico

Salvatore Merlo

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merlo@ilfoglio.it

1 Maggio 2019 alle 06:00

Le ineluttabili dimissioni di Siri nell’irreale patto di sopravvivenza del governo

Armando Siri (foto LaPresse)

Roma. L’ironia è una pulce in questi tempi totalmente occupati dal pachiderma dell’eccesso. Altrimenti sarebbe inevitabile notare che se le accuse rivolte dai pm al sottosegretario Armando Siri fossero fondate, il delitto commesso, data l’entità della somma – 30 mila euro, ovvero circa tre mensilità del suo stipendio di senatore – potrebbe configurare più correttamente la fattispecie del nuovo reato di “accattonaggio molesto” recentemente introdotta col decreto sicurezza di Matteo Salvini. Ma tant’è. Luigi Di Maio chiede le dimissioni dell’uomo che appena un anno fa lui stesso proponeva come ministro dell’Economia, quando gli sembrava perfettamente normale dare il Mef a uno che intende la politica come filosofia mistica (tipo guru tibetano), ovvero, sono parole di Siri: “Un’energia nata dal cuore per creare un nuovo modo di pensare dato dalla consapevolezza che il mondo fuori è la conseguenza di quello che siamo dentro”.

 

In quello strano imbuto che è diventata la politica nazionale, il caso Siri e la questione morale di cui il M5s deve aver sentito parlare in qualche fiction tivù, occupa le attenzioni del governo, e del presidente del Consiglio Giuseppe Conte, apparentemente molto più della crescita nanometrica del pil (0,2 per cento) e della crisi in Libia. Così, al momento in cui questo giornale va in stampa, Salvini, Di Maio e Conte stanno ancora discutendo del destino in bilico del sottosegretario. Che si dimetta è sicuro: ma quando? I tre tenori del governo, ieri a bordo di un Airbus che dalla Tunisia li portava in direzione Roma sembravano i protagonisti del film “L’aereo più pazzo del mondo”. Ad attenderli un Consiglio dei ministri su… varie ed eventuali. 

 

Un principio di governo di Napoleone, enunciato con franchezza da lui stesso, era che “alla folla bisogna offrire feste rumorose, perché gli imbecilli amano i rumori e la folla è fatta di imbecilli”. Così Di Maio drammaticamente pulsa, impreca, sospira, rumoreggia, corre, provoca, esplode. Conte invece farfuglia, ammicca, allude, scivola, lascia intendere (“ho guardato Siri negli occhi”). Mentre Salvini fa spallucce e si spara i selfie su Instagram (ma si accorge che l’aereo di stato che lo riporta a Roma è quello senza il wi-fi, e ci rimane male). La loro ambizione è vivacchiare al governo, litigarelli e potenti. Quindi il destino di Armando Siri è deciso, si dimetterà, anche se i contorni della vicenda giudiziaria che lo riguarda legittimano molti dubbi, come il Foglio racconta qui.

 

Ieri qualcuno ben informato sosteneva che Siri si sarebbe anche potuto dimettere prima dell’inizio del Consiglio dei ministri, o subito dopo. Qualche altro, invece, sosteneva che per il momento il sottosegretario è destinato a restare ancora un po’ sulla graticola delle polemiche tra i soci del circolo Pickwick di Palazzo Chigi. Per sua fortuna, tuttavia, Siri – che è tra le altre cose autore di un saggio misterico dal titolo “La luce e l’ombra. Consapevolezza e responsabilità dell’Uomo all’alba di una nuova epoca” – è abituato a camminare sui carboni ardenti. Letteralmente abituato. Sul sito dell’associazione Spazio Pin, cioè il movimento politico da lui fondato insieme a un’operatrice shiatsu e a una chiropratica, si parla proprio dei benefici del camminare sui carboni ardenti: “Si tratta di un’esperienza unica e straordinaria”. Per lui dev’essere una passeggiata. E allora come ben si vede, questa non è affatto materia per magistrati e non è più nemmeno politica, ma è pane per studiosi di antropologia sociale, per appassionati di storia babilonese, per Giucas Casella, o forse materiale per sceneggiatori (ce ne fossero) di commedie all’italiana: una prodigiosa fioritura di talento (e a volte di genio) comico, così spensierata, generosa, e in apparenza casuale, da sembrare inesauribile. Uno spiritoso deputato radicale, Riccardo Magi, ha sintetizzato la faccenda in termini piuttosto condivisibili: “Per ora il reato più grave e accertato di Armando Siri è quello di avere un’associazione, Spazio Pin, che aspetta l’arrivo degli extraterrestri”. E infatti il problema non è Siri, ma Armando, insieme a Luigi, Matteo e Giuseppe, che sarebbero anche dei simpatici bislacchi se non fossero sottosegretari, ministri e presidenti del Consiglio.

Salvatore Merlo

Salvatore Merlo

Milano 1982, giornalista. Cresciuto a Catania, liceo classico “Galileo” a Firenze, tre lauree a Siena e una parentesi erasmiana a Nottingham. Un tirocinio in epoca universitaria al Corriere del Mezzogiorno (redazione di Bari), ho collaborato con Radiotre, Panorama e Raiuno. Lavoro al Foglio dal 2007. Ho scritto per Mondadori "Fummo giovani soltanto allora", la vita spericolata del giovane Indro Montanelli.

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