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Imprese senza giustizia

Sondaggio per Salvini: gli imprenditori considerano la giustizia responsabile al 90 per cento delle inefficienze dell’economia

15 Gennaio 2019 alle 11:25

Imprese senza giustizia

Roma. Non sarà “recessione”, forse una più mite “stagnazione”, come afferma il ministro dell’Economia Giovanni Tria, fatto sta che l’economia italiana rallenta, non tira, e anche se il vicepremier Luigi Di Maio prefigura un “nuovo boom economico” la realtà è più grama, la produzione industriale cala, la sfiducia tra gli investitori è palpabile e i cantieri rischiano di chiudere. Negli scorsi giorni l’istituto di ricerca Swg ha realizzato un sondaggio, rivolto a mille imprenditori, per indagare le “zavorre” che appesantiscono il sistema Italia.

 

I risultati saranno resi pubblici questa sera, a Roma, nel corso de “La Notte della giustizia”, promossa dal movimento Fino a prova contraria. Il Foglio anticipa alcuni contenuti attorno ai quali, nel corso dell’evento, si confronteranno l’ex ministro della Giustizia Paola Severino, alti magistrati come il procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero de Raho e il procuratore aggiunto di Roma Paolo Ielo, capi delle procure come il numero uno di Napoli Giovanni Melillo e di Palermo Francesco Lo Voi, di Firenze Giuseppe Creazzo e di Catanzaro Nicola Gratteri, il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia, manager del calibro di Urbano Cairo e Marco Tronchetti Provera.

Lo slogan della serata è “Più giustizia più crescita #inNomedelPil”, un taglio marcatamente pro-sviluppo che rende ancora più interessante la presenza annunciata del vicepresidente del Consiglio Matteo Salvini, insieme ai ministri Giulia Bongiorno e Lorenzo Fontana.

 

Secondo il sondaggio Swg, tra i problemi che un’impresa affronta nell’esercizio della sua attività in Italia svettano la burocrazia inefficiente, l’elevato costo del lavoro, l’eccesso normativo, l’accesso al credito e la giustizia lumaca. Il 63 per cento degli intervistati afferma di nutrire scarsa fiducia nel sistema giudiziario, e circa un intervistato su due non si fida della magistratura. Per quasi il 70 per cento degli imprenditori intervistati le lungaggini giudiziarie danneggiano indistintamente imprese e cittadini, e per oltre il 90 per cento tali inefficienze pesano sull’economia italiana.

 

Il rapporto tra iniziativa economica privata ed esercizio della giurisdizione è da sempre un tema spinoso: il sequestro cautelare di uno stabilimento o l’arresto preventivo di un manager può decretare la morte di un’impresa. Non a caso, destò qualche malumore nella burocrazia togata la presa di posizione dell’ex vicepresidente del Csm Giovanni Legnini che nel luglio 2015, sulle colonne del Corriere della Sera, partendo dalla vicenda dei sequestri Ilva e Fincantieri, affermò che, a fronte di una domanda crescente di giustizia, “occorre che la magistratura orienti sempre più le sue decisioni a ponderazione, specializzazione e piena consapevolezza della forte incidenza della giurisprudenza sul caso concreto e sul sistema in generale. Così, cogliere e prevedere le conseguenze delle decisioni giudiziarie, il loro impatto sull’economia e sulla società non può più essere considerato un tabù”.

 

Tra i dati elaborati da Swg, colpisce che per un intervistato su due le differenze nell’applicazione delle leggi siano dovute principalmente all’eccessiva discrezionalità delle toghe, e per oltre sette intervistati su dieci la causa della lentezza risiede nelle carenze sistemiche e nelle normative piuttosto che nell’elevato tasso di litigiosità. Sebbene il clima nel paese sia cambiato e il dossier giustizia non sia più ostaggio di schermaglie partitiche, alibi perfetto per oltre vent’anni affinché nulla cambiasse, gli imprenditori che non si rassegnano alla logica del sussidio di stato chiedono tempi certi e ragionevoli, certezza della legge, decisioni prevedibili. Un paese che vuole agganciare il treno della modernità e restare competitivo in Europa e nel mondo dovrebbe occuparsi di come creare l’habitat normativo e burocratico in grado di agevolare l’iniziativa privata anziché ostacolarla. E' sufficiente varcare il confine nazionale per rendersi conto della sconfinata ammirazione con cui gli stranieri guardano al nostro paese: la brillantezza geniale, e un po’ anarchica, degli italiani ha fatto della italianità un marchio di successo a livello globale, sinonimo di imprenditorialità, qualità, bellezza, stile. Chissà di che cosa sarebbero capaci le intelligenze del nostro paese se solo potessero contare su un sistema un filo più efficiente, su una giustizia più veloce e prevedibile, su una burocrazia più agile.

 

Swg e la notte della giustizia

Nel corso della Notte della giustizia Fino a prova contraria annuncerà la nascita di un “gruppo di studio” composto da insigni giuristi che nelle prossime settimane si confronterà e vaglierà proposte concrete affinché del processo si conoscano preventivamente data d’inizio e fine. I risultati saranno presentati agli inizi di maggio a Milano. Non è giustizia quella che avvia mille procedimenti per non concluderne nemmeno uno, non è giustizia quella che s’incaglia sullo scoglio dei processi che ricominciano all’infinito in seguito alla sostituzione di un singolo giudice. Non servono cambiamenti rivoluzionari ma correttivi normativi e soprattutto organizzativi. Un buon magistrato, del resto, non è per forza un buon dirigente, e oltreoceano il “court manager”, incaricato di curare l’organizzazione degli uffici giudiziari, è laureato in Business administration, non in legge.

Annalisa Chirico

Classe 1986. Dottorato in Teoria politica alla Luiss Guido Carli, apprendistato pannelliano e ossessione garantista. Scrive di giustizia, politica e donne. "Siamo tutti puttane - Contro la dittatura del politicamente corretto" è il titolo del suo bestseller. Sul suo profilo Facebook si legge la seguente frase: "La mente è la mia chiesa, i tacchi il mio paracadute". Presiede Fino a prova contraria - Until proven guilty, il movimento cool per una giustizia giusta ed efficiente.

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Commenti all'articolo

  • CohleandHart

    15 Gennaio 2019 - 19:07

    Amen. Ma non ci vuole molto, basterebbe ascoltare gli avvocati che fanno contenzioso di impresa. La Lombardia ha due Corti d'Appello. Chirico, vada a vedere quanto ci mette la Corte d'Appello civile di Brescia a decidere il grado di appello. Più di TRE ANNI per la sentenza di cause fatte di due atti ciascuno (appello e comparsa). Magari dopo 4 anni di giudizio aal Tribunale Civile di Bergamo (dove comunque c'è l'istruttoria che può anche essere elaborata, in appello invece no). Non stiamo parlando di meridione, ma delle regioni più ricche del mondo insieme a California e Baviera. Ma come pensiamo di fare? Dove vogliamo andare? Immaginate cosa succede se, per caso, la Corte in sede di inibitoria ha accolto la sospensiva. Dopo 4 anni di giudizio per vedersi risarcire da una Banca, arriva la Corte d'Appello e sospende: dopodiché giudica il caso che ha sospeso con gli stessi tempi di quelli che non ha sospeso. Dunque per vedersi riconosciuto un credito, si attendono 7 anni. A Brescia.

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  • verypeoplista

    verypeoplista

    15 Gennaio 2019 - 17:05

    Ricordo che negli anni 90 presentai a uno studio notarile in Milano un progetto organizzativo di "Q.T."(Qualità totale): sostituendo al concetto di prodotto e suo processo di esecuzione (tipico delle aziende di beni) il servizio (nome documento finale e processi di esecuzione). Non fu facile ma prendemmo il lavoro: continuammo fino al 2002 ampliando i clienti negli studi di avvocati. Quindi, specialmente con programmi e reti più potenti di ieri, oggi qualsiasi lavoro "astratto" può (e dovrebbe) essere oggetto di progettazione organizzativa: non certo tayloristica ma sistemica con valenze , a supporto,di A.I. . Si pensi che negli anni 80, a Chicago, un direttore di una banca( alti costI di affitto degli spazi, nel Loop a 2 passi dal Sea Tower) volle riorganizzarsi in funzione della redditività per metro quadro degli spazi adibiti a uffici per l'esecuzione delle attività (teller, international, audit , etc etc..). Take it easy.

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