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Storia di un asse invisibile, e indicibile, che avvicina le idee della Lega e del Pd

L’alta velocità, le grandi opere, le trivelle, i termovalorizzatori, le politiche per le imprese, il garantismo. Perché più aumenta la distanza tra Lega e M5s e più diminuisce quella con il Pd. Per ora è solo un gioco, in attesa della recessione

Claudio Cerasa

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cerasa@ilfoglio.it

14 Gennaio 2019 alle 07:47

Storia di un asse invisibile, e indicibile, che avvicina le idee della Lega e del Pd

Un gruppo di manifestanti che sabato ha Torino ha sfilato per dire Sì alla Tav (foto LaPresse)

Nel nuovo mondo della politica c’è una storia indicibile, difficile da raccontare e da ammettere per entrambi i protagonisti di cui parleremo, che si trova al centro di un dibattito politico del tutto virtuale che nessuno sembra avere il coraggio di affrontare e che però giorno dopo giorno risulta, per quanto difficile e improbabile da accettare, sempre più magnificamente evidente: ma che cosa sta succedendo tra la Lega e il Pd? Il contratto di governo è vivo e vegeto, il professor Giuseppe Conte quando può prova con discrezione a farlo saltare per aria, l’alleanza tra Salvini e Di Maio è meno debole di quanto descritto da molti giornali, perché in fondo, potendo scegliere se tornare a casa con il centrodestra o restare nella nuova casa con il Movimento cinque stelle, il Truce preferisce mille volte la seconda opzione: perché un conto è trattare con Berlusconi mentre un altro è trattare con Di Maio. Nonostante tutto questo, se mettiamo insieme tutti gli attriti veri o presunti che si sono manifestati negli ultimi mesi tra la Lega e il Movimento cinque stelle si scoprirà qualcosa che forse non porterà a nulla, ma che un osservatore attento non può non notare. E se provate a mettere insieme i litigi più o meno recenti tra Lega e Cinque stelle, migranti a parte, scoprirete qualcosa di curioso. 

 

C’è stato il litigio sulla giustizia con la Lega che ha accettato di firmare una legge ultra manettara sulla corruzione, a condizione di rinviarla nel tempo e con la speranza di poterla correggere un giorno da sola. C’è stato il litigio sui termovalorizzatori con il Movimento cinque stelle schierato in modo compatto contro ogni possibilità di costruire nuovi impianti in Italia e con la Lega schierata invece in modo altrettanto compatto a favore della possibilità di costruire nuovi impianti nel paese. C’è stato il litigio sul decreto dignità con la Lega che ha manifestato in più occasioni la sua volontà di modificare per quanto possibile una legge che piuttosto che aiutare le imprese a creare lavoro le ha incentivate a non crearlo. C’è stato il litigio sul reddito di cittadinanza con la Lega costretta naturalmente ad accettare in manovra la promessa numero uno del Movimento cinque stelle, ma con un pezzo importante della Lega guidato da Giorgetti che ogni volta che ne ha occasione ripete ad alta voce che questa legge sul reddito di cittadinanza è pessima, ingiusta, pericolosa e porterà solo a più lavoro in nero. C’è stato il litigio recente sulle trivellazioni con il Movimento cinque stelle schierato a favore dello stop alle trivelle e con la Lega di Salvini che, nonostante le battaglie del passato a favore dello stop alle trivellazioni, ha scelto di stare dalla parte delle trivelle. C’è infine il litigio ancora in corso, e molto importante e molto profondo, sul tema delle grandi opere, sull’importanza delle infrastrutture, sulla centralità dell’alta velocità: il Movimento cinque stelle fa di tutto per non deludere anche su questo fronte i suoi elettori cercando di trovare un modo per sabotare la Tav o per dare all’Europa la responsabilità della costruzione delle grandi opere mentre dall’altra parte la Lega, anche con un occhio alle elezioni regionali in Piemonte, fa di tutto per dimostrare di essere distante anche su questo dai Cinque stelle: al punto tale da essere stata sabato scorso a Torino a fianco del popolo Sì Tav sceso ancora una volta in piazza per manifestare il suo dissenso contro l’immobilismo del governo del cambiamento (dato interessante: le uniche cose buone che vuole fare la Lega sono quelle che non riesce a fare).

 

Non c’è dubbio che Lega e Movimento 5 stelle sono riusciti in più occasioni a trasformare i propri contrasti in punti di forza utili a cannibalizzare l’opposizione esterna al governo, ma mettendo insieme le posizioni della Lega in dissenso dagli alleati su imprese, infrastrutture, lavoro, trivelle, giustizia, alta velocità, e se vogliamo anche sulle Olimpiadi, emerge un quadro politico che ci dice una cosa precisa per quanto impossibile da ammettere: in questo Parlamento, l’unica maggioranza possibile per realizzare le riforme che la Lega non riesce a realizzare con il Movimento cinque stelle è una maggioranza in cui oltre a Forza Italia c’è anche il Pd. Non succederà mai, non lo vuole nessuno, non lo pensa nessuno, non lo desidera nessuno, forse, e non c’è sulla carta nulla di più distante politicamente dalla Lega di Salvini e dal Pd di Zingaretti o di Martina. Eppure il paradosso di questo governo, per Salvini, è proprio questo: sui temi economici più aumentano le distanze tra la Lega e il M5s e più diminuiscono le distanze tra il centrodestra e il Pd. Forse è solo una constatazione asettica, astratta e non politica. O forse può essere una traccia per capire qualcosa di più: cosa potrebbe succedere per esempio se la crisi economica dovesse diventare letale, e andare a votare non fosse la prima scelta dei due partiti che oggi guidano il paese? Forse quello entra nilòòche abbiamo scritto in queste righe non c’entra nulla con questo scenario. O forse sì. Ne riparleremo quando la realtà renderà evidente che questo governo è incompatibile con la settima potenza industriale più grande del mondo.

Claudio Cerasa

Claudio Cerasa

Nasce a Palermo nel 1982, vive a Roma da parecchio tempo, lavora al Foglio dal 2005 e da gennaio 2015 è direttore. Ha scritto qualche libro (“Le catene della sinistra”, con Rizzoli, “Io non posso tacere”, con Einaudi, “Tra l’asino e il cane. Conversazione sull’Italia”, con Rizzoli, “La Presa di Roma”, con Rizzoli, e "Ho visto l'uomo nero", con Castelvecchi), è su Twitter. E’ interista, ma soprattutto palermitano. Va pazzo per i Green Day, gli Strokes, i Killers, i tortini al cioccolato e le ostriche ghiacciate. Due figli.

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  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    14 Gennaio 2019 - 16:04

    Al direttore - Il nodo non è che sia più facile trattare con Di Maio che con Berlusconi. Il Cav. sa farsi concavo e convesso, Il vero problema sono le intendenze. Specie quelle di FI. Ci siamo capiti. Le sintonie programmatiche, politiche, sociali sono evidenti, operative ed efficaci in tutte i Cdx amministrativi in essere: Regioni e comuni. L'Avversità al Cdx al governo, nasce da pretestuosi motivi ideologici, non dal rifiuto di estendere esperienze amministrative disastrose. Insomma caro direttore, tutto si riduce ad aver una strategia politica che mandi il M5S all'opposizione e, essere attrezzati per non rimanerne condizionati e schiavi. Si potrebbe fare, ma è progetto da maneggiare con estrema accortezza e cura. Certo, con gli Ego in ballo …

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  • Giovanni Attinà

    14 Gennaio 2019 - 14:02

    Caro Cerasa, insisto: la confusione politica in Italia è grandissima, ma una coalizione tra questi due partiti è impossibile. L'Italia avrebbe bisogna di partiti nuovi con programmi e idee rinnovate, visto che si vive nella palude politica e vale sia per la maggioranza che per le opposizioni.

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    • stearm

      14 Gennaio 2019 - 15:03

      Sarebbe possibilissima invece, basterebbe un contratto di governo. Ma poi entreremmo tutti in crisi esistenziale. Abbiamo tutti bisogno di un nemico che sia il comunista, il fascista, il corrotto, il tifoso della squadra avversaria. Anche gli algoritmi che gestiscono Internet: le divisioni aumentano il watch time dei siti e maggiore il watch time maggiori gli ads. L'importante è trovare un argomento che stimoli la faziosità. Geniale la trovata del muro di Trump e soprattutto il timing: poteva costruirlo appena eletto avendo la maggioranza in Camera e Senato, ma Trump conosce bene il meccanismo mediatico: ha aspettato che i Democratici avessero il potere per opporsi. Per questo è da apprezzare Cerasa che invece di fomentare le divisioni, cerca di mettere in luce i punti in comune tra le forze politiche, anche se poi in un clima più sereno venderebbe meno copie. Insomma l'opposto del metodo Travaglio. Lunga vita a Il Foglio.

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  • Giovanni

    14 Gennaio 2019 - 12:12

    Asse non solo invisibile e indicibile ma anche impossibile. Se la Lega dovesse accettare un avvicinamento al PD perderebbe in pochi giorni parte del suo elettorato. Lo stesso avverrebbe al PD che già naviga in pessime acque. Invece se nascesse al centro dello schieramento politico italiano una nuova forza politica magari formata da ex PD moderati (chiamiamoli socialdemocratici), centristi e un po' di Forza Italia allora forse il miracolo potrebbe anche avvenire. Ma è una via molto stretta e persino pericolosa più per Salvini che per gli altri. Per questo credo che a Salvini che ormai vola su quote elettorali vicine al 35% basterebbe Forza Italia e Fratelli d'Italia per fare un governo tutto di destra. Comunque vedremo.

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    • Skybolt

      14 Gennaio 2019 - 15:03

      Mettiamoci anche i repubblicani (non quelli di Calenda, ma poi lo fa sto partito?), i liberali (non quelli di ... di... come si chiama...) e abbiamo rifatto il pentapartito. Come dov'è la DC? Gli ex-Pd moderati ma non con Martina (già la definizione è lunga) cosa sono?

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  • lorenzo tocco

    lorenzo tocco

    14 Gennaio 2019 - 10:10

    Per adesso siamo alla fantapolitica, poi a volte succede che la realtà superi la fantasia. Per quanto riguarda le cose buone che la Lega non riuscirebbe a fare, ricordo che molto probabilmente le decisioni su TAP, ILVA e terzo valico hanno una forte impronta leghista, in attesa della TAV. Oltre a ciò inserisco il decreto sicurezza, magari perfettibile, il maggiore controllo dei flussi dei clandestini, quota 100 e, speriamo, la legge sulla legittima difesa

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    • niky lismo

      14 Gennaio 2019 - 16:04

      E così siamo a posto: più immigrati irregolari, più morti nel Mediterraneo e più torture in Libia, squilibrio del sistema pensionistico e spari da casa a casa. La forte impronta leghista è attuata

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      • lorenzo tocco

        lorenzo tocco

        14 Gennaio 2019 - 17:05

        Forse le sfugge che i morti in mare sono diminuiti, anche solo per un mero calcolo statistico: meno partenze = meno morti. La matematica non è un'opinione. Il sistema pensionistico deve essere anche socialmente in equilibrio, non solo rispetto ai conti. Mi dica da chi ha sentito parlare di spari da casa a casa. Io non posseggo pistole ma voglio potermi difendere da aggressioni che possono avvenire in casa mia, senza preoccuparmi delle conseguenze per l'aggressore, che deve sapere a cosa può andare incontro. Non capisco perché mi dovrei preoccupare dei danni che posso causare a chi mi aggredisce.

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      • stearm

        14 Gennaio 2019 - 17:05

        Gli immigati irregolari hanno cominciato ad arrivare nei primi anni Novanta e hanno continuato a farlo indifferenti ai governi che si sono succeduti, continueranno a farlo. I morti nel Mediteranneo e le torture in Libia non le fermerà un governo, come un governo non ne è stato nè ne sarà la causa. La legittima difesa c'è sempre stata, nessuno è mai andato in galera per essersi difeso da una rapina o da una aggressione. Il sistema pensionistico è in crisi per motivi strutturali a partire dagli anni Settanta, tutti i governi degli ultimi trent'anni, volenti o nolenti, ne hanno tratto le dovute conseguenze. Insomma il governo attuale continua sulla strada di quelli precedenti che sarà anche la strada di quelli futuri. Cosa non va in questa fotografia? Che, se fosse vera, ci accorgeremo che alla fine il nostalgico comunista e l'elettore leghista hanno entrambi un'identità politica idealizzata e che, se si sedessero ad un tavolo senza pregiudizi, andrebbero d'accordo nel non cambiare nulla

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