Storia di un asse invisibile, e indicibile, che avvicina le idee della Lega e del Pd

Claudio Cerasa

L’alta velocità, le grandi opere, le trivelle, i termovalorizzatori, le politiche per le imprese, il garantismo. Perché più aumenta la distanza tra Lega e M5s e più diminuisce quella con il Pd. Per ora è solo un gioco, in attesa della recessione

Nel nuovo mondo della politica c’è una storia indicibile, difficile da raccontare e da ammettere per entrambi i protagonisti di cui parleremo, che si trova al centro di un dibattito politico del tutto virtuale che nessuno sembra avere il coraggio di affrontare e che però giorno dopo giorno risulta, per quanto difficile e improbabile da accettare, sempre più magnificamente evidente: ma che cosa sta succedendo tra la Lega e il Pd? Il contratto di governo è vivo e vegeto, il professor Giuseppe Conte quando può prova con discrezione a farlo saltare per aria, l’alleanza tra Salvini e Di Maio è meno debole di quanto descritto da molti giornali, perché in fondo, potendo scegliere se tornare a casa con il centrodestra o restare nella nuova casa con il Movimento cinque stelle, il Truce preferisce mille volte la seconda opzione: perché un conto è trattare con Berlusconi mentre un altro è trattare con Di Maio. Nonostante tutto questo, se mettiamo insieme tutti gli attriti veri o presunti che si sono manifestati negli ultimi mesi tra la Lega e il Movimento cinque stelle si scoprirà qualcosa che forse non porterà a nulla, ma che un osservatore attento non può non notare. E se provate a mettere insieme i litigi più o meno recenti tra Lega e Cinque stelle, migranti a parte, scoprirete qualcosa di curioso. 

 

C’è stato il litigio sulla giustizia con la Lega che ha accettato di firmare una legge ultra manettara sulla corruzione, a condizione di rinviarla nel tempo e con la speranza di poterla correggere un giorno da sola. C’è stato il litigio sui termovalorizzatori con il Movimento cinque stelle schierato in modo compatto contro ogni possibilità di costruire nuovi impianti in Italia e con la Lega schierata invece in modo altrettanto compatto a favore della possibilità di costruire nuovi impianti nel paese. C’è stato il litigio sul decreto dignità con la Lega che ha manifestato in più occasioni la sua volontà di modificare per quanto possibile una legge che piuttosto che aiutare le imprese a creare lavoro le ha incentivate a non crearlo. C’è stato il litigio sul reddito di cittadinanza con la Lega costretta naturalmente ad accettare in manovra la promessa numero uno del Movimento cinque stelle, ma con un pezzo importante della Lega guidato da Giorgetti che ogni volta che ne ha occasione ripete ad alta voce che questa legge sul reddito di cittadinanza è pessima, ingiusta, pericolosa e porterà solo a più lavoro in nero. C’è stato il litigio recente sulle trivellazioni con il Movimento cinque stelle schierato a favore dello stop alle trivelle e con la Lega di Salvini che, nonostante le battaglie del passato a favore dello stop alle trivellazioni, ha scelto di stare dalla parte delle trivelle. C’è infine il litigio ancora in corso, e molto importante e molto profondo, sul tema delle grandi opere, sull’importanza delle infrastrutture, sulla centralità dell’alta velocità: il Movimento cinque stelle fa di tutto per non deludere anche su questo fronte i suoi elettori cercando di trovare un modo per sabotare la Tav o per dare all’Europa la responsabilità della costruzione delle grandi opere mentre dall’altra parte la Lega, anche con un occhio alle elezioni regionali in Piemonte, fa di tutto per dimostrare di essere distante anche su questo dai Cinque stelle: al punto tale da essere stata sabato scorso a Torino a fianco del popolo Sì Tav sceso ancora una volta in piazza per manifestare il suo dissenso contro l’immobilismo del governo del cambiamento (dato interessante: le uniche cose buone che vuole fare la Lega sono quelle che non riesce a fare).

 

Non c’è dubbio che Lega e Movimento 5 stelle sono riusciti in più occasioni a trasformare i propri contrasti in punti di forza utili a cannibalizzare l’opposizione esterna al governo, ma mettendo insieme le posizioni della Lega in dissenso dagli alleati su imprese, infrastrutture, lavoro, trivelle, giustizia, alta velocità, e se vogliamo anche sulle Olimpiadi, emerge un quadro politico che ci dice una cosa precisa per quanto impossibile da ammettere: in questo Parlamento, l’unica maggioranza possibile per realizzare le riforme che la Lega non riesce a realizzare con il Movimento cinque stelle è una maggioranza in cui oltre a Forza Italia c’è anche il Pd. Non succederà mai, non lo vuole nessuno, non lo pensa nessuno, non lo desidera nessuno, forse, e non c’è sulla carta nulla di più distante politicamente dalla Lega di Salvini e dal Pd di Zingaretti o di Martina. Eppure il paradosso di questo governo, per Salvini, è proprio questo: sui temi economici più aumentano le distanze tra la Lega e il M5s e più diminuiscono le distanze tra il centrodestra e il Pd. Forse è solo una constatazione asettica, astratta e non politica. O forse può essere una traccia per capire qualcosa di più: cosa potrebbe succedere per esempio se la crisi economica dovesse diventare letale, e andare a votare non fosse la prima scelta dei due partiti che oggi guidano il paese? Forse quello entra nilòòche abbiamo scritto in queste righe non c’entra nulla con questo scenario. O forse sì. Ne riparleremo quando la realtà renderà evidente che questo governo è incompatibile con la settima potenza industriale più grande del mondo.

Di più su questi argomenti:
  • Claudio Cerasa Direttore
  • Nasce a Palermo nel 1982, vive a Roma da parecchio tempo, lavora al Foglio dal 2005 e da gennaio 2015 è direttore. Ha scritto qualche libro (“Le catene della sinistra”, con Rizzoli, “Io non posso tacere”, con Einaudi, “Tra l’asino e il cane. Conversazione sull’Italia”, con Rizzoli, “La Presa di Roma”, con Rizzoli, e "Ho visto l'uomo nero", con Castelvecchi), è su Twitter. E’ interista, ma soprattutto palermitano. Va pazzo per i Green Day, gli Strokes, i Killers, i tortini al cioccolato e le ostriche ghiacciate. Due figli.