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Consip e non solo, segnali contro la giustizia spettacolo

Elefantino assolto, Scafarto sospeso. Spunti anti pm irresponsabili

12 Dicembre 2017 alle 20:32

Consip e non solo, segnali contro la giustizia spettacolo

Fino a che punto un magistrato che conduce un’indagine può essere irresponsabile delle indagini portate avanti da coloro a cui ha affidato le indagini? Fino a che punto lo spirito di autoconservazione della magistratura può trasformarsi in un paraocchi che non aiuta a mettere a fuoco i sintomi più lampanti di una giustizia ingiusta? E fino a che punto un magistrato che conduce un’indagine può alimentare la bolla della giustizia spettacolo mettendo a disposizione della stampa intercettazioni del tutto irrilevanti ai fini di un’indagine? Per l’internazionale giustizialista è stata una giornata complicata a causa di due notizie che riguardano due procure sospettate di essere due importanti sorgenti del circo mediatico-giudiziario.

 

La prima notizia è legata a una sentenza che riguarda il Foglio e che arriva dal tribunale di Milano che ha assolto in primo grado Giuliano Ferrara che era stato accusato dal pm Nino Di Matteo di averlo diffamato per un articolo in cui il Foglio rivendicava il diritto di criticare il pm palermitano e di considerare i dialoghi in cui Riina elogiava Napolitano e minacciava di morte il pm una messa in scena finalizzata a calunniare Napolitano (e il Cav.) e a monumentalizzare lo stesso Di Matteo (e la sua traballante trattativa stato mafia). Nonostante ci siano magistrati che sognano di processare i giornalisti per le loro opinioni, i magistrati di Milano hanno affermato che anche quando c’è un magistrato di mezzo il diritto di critica è legittimo e questa non può che essere una buona notizia (non solo per il Foglio).

 

La seconda notizia, anch’essa molto importante, arriva dalla procura di Roma dove il gip Gaspare Sturzo ha scelto di sospendere per un anno il maggiore Gianpaolo Scafarto e il colonnello Alessandro Sessa, ex ufficiali del Nucleo operativo ecologico, in seguito ad accertamenti relativi a un’indagine per falso, rivelazione del segreto d’ufficio e depistaggio, nell’ambito dell’inchiesta Consip. Scafarto, come tutti ricorderete, è l’autore di un’informativa manipolata con la quale ha provato a incastrare il padre dell’allora presidente del Consiglio Matteo Renzi, arrivando a sostenere che sulla base delle informazioni manipolate il padre di Renzi avrebbe meritato di finire in galera. La procura di Roma, una volta ricevuti i fascicoli del filone d’indagine sul quale aveva indagato il pm della procura di Napoli Henry John Woodcock senza averne la competenza (cosa che a Woodcock capita molto spesso), ha fatto quello che la procura di Napoli non ha fatto: una volta passate in rassegna con molta attenzione le informative del Noe, ha tolto al Noe il compito di seguire quelle indagini e ha poi indagato due carabinieri responsabili di quelle indagini.

 

Il tema delle indagini condotte in modo incompetente, senza avere cioè la competenza a svolgere quelle indagini, è un tema sul quale il procuratore generale della Cassazione, Pasquale Ciccolo, sta valutando se esistano gli estremi per portare la posizione di Woodcock dinnanzi alla sezione disciplinare del Csm (per gli altri capi di imputazione sempre relativi al Consip, il Csm, su richiesta sempre del pg della Cassazione, si esprimerà entro la fine di febbraio). Ma al di là dell’iter disciplinare la storia di Scafarto e Sessa (la procura di Napoli una volta visionate le informative ha lasciato le indagini al Noe, la procura di Roma una volta visionate le informative ha ritirato le indagini al Noe) dovrebbe accendere una luce su un tema sul quale non si può più far finta di nulla: è davvero possibile che un pm che coordina un’indagine non sia responsabile né degli errori della sua polizia giudiziaria né delle fughe di notizie che si materializzano nell’ambito di inchieste di cui si ha la responsabilità? La risposta che si potrebbe dare a questa domanda è che su questi temi i pm sono irresponsabili. Forse per avere qualche altra bella notizia sul fronte della lotta contro la giustizia spettacolo bisognerebbe partire da qui.

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Commenti all'articolo

  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    13 Dicembre 2017 - 15:03

    Al direttore Ho la sensazione di una immensa, mostruosa partita di giro talmente fatua e costante e aggrovigliata su se stessa, da assumere la parvenza del reale La partita è alimentata e sorretta dal non avere altra strada di quella di prendere per il culo noi stessi: il must in corso. Non è così?, oppure è, ma meglio far finta di niente?

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  • andrea.cerini55

    13 Dicembre 2017 - 13:01

    Scartando il ciarpame che abbaglia Scoprire con triste meraviglia Com'è tutta la stampa e il suo Travaglio In questo seguitare una marmaglia Che spaccia quotidiana paccottiglia

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  • carlo.trinchi

    13 Dicembre 2017 - 09:09

    Sono decenni che assistiamo a queste vergone e non si muove un chiodo per la riforma della giustizia e non solo. Troppe forze di polizia separate e con interessi divergenti, troppi enti inutili che si sovrappongono. Un governo serio e responsabile dalla giustizia deve ripartire se vuole che queste indecenze non tornino a ripetersi ciclicamente.

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  • carlo schieppati

    13 Dicembre 2017 - 00:12

    Tutta la filiera investigativa è corrotta. E non esiste un’area sana da cui ripartire. Qui a Milano - per esempio - come emerge dall’ultimo rapporto dei ROS, a fronte dell’accertato monopolio della ‘ndrangheta sul traffico di stupefacenti (esiste anche una mappa dettagliata della ripartizione del territorio di Milano e Provincia tra le varie famiglie calabresi), risultano a suo carico solo il 7% dei provvedimenti giudiziari, mentre il 49% riguarda la criminalità comune, l’11% i magrebini, un altro 11% gli albanesi e infine un altro 7% i cinesi. Forse anche perché la Dda era impegnata a scoprire cosa faceva Berlusconi con le olgettine, o come incastrare Zambetti per far dimettere Formigoni o impalare il sindaco di Seregno. Non c’è alcuna speranza di una possibile bonifica.

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