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De Gendt, ossia l'arte della fuga

Il belga ha vinto la prima tappa della Volta a Catalunya dopo un assolo di sessanta chilometri. Normale per chi il ciclismo lo riassume in una frase: "Se non rischi non sai quanto potrai andare lontano"

25 Marzo 2019 alle 18:30

Thomas De Gendt è uno che dice che la fuga è quasi sempre una scelta, alcune volte è una costrizione. Lui però di vivere avanti al gruppo non l'ha scelto e nemmeno è stato costretto, gli è semplicemente capitato. Capita sempre così a chi è convinto di non avere particolari pregi e nemmeno troppi difetti, a chi sostiene di non eccellere in niente, ma di non avere grosse difficoltà a rapportarsi con la fatica. Capita sempre così a chi il ciclismo lo riassume in una frase: "Se non rischi non sai quanto potrai andare lontano". De Gendt ha iniziato a rischiare la solitudine della fuga da giovanissimo, da quando capì un cosa semplice: "Se resto nel gruppo non vinco". E quando è passato tra i grandi, tra i professionisti, non ha smesso di farlo, non ha smesso di inseguire la libertà dell'avanguardia del gruppo, non ha mai smesso di essere inseguito, che "a inseguire è una fatica uguale, tanto vale partire prima degli altri e vedere che succede". Nella sua carriera ne ha provate tante, un po' perché credeva nella buona sorte, un po' perché pensava che fosse la volta buona, un po' perché le strategie di squadra glielo imponeva. Spesso è andata male, ma tant'è, "quando vai in fuga sai che perderai più di quanto potrai vincere", ha detto a roadcyclinguk.com, eppure "quando ce la fai, quando arrivi, raccogli talmente tanta forza mentale che ti basta per altre cento".

 

Al Giro d'Italia con una fuga ha conquistato il Passo dello Stelvio, al Tour de France le Mont Ventoux (in realtà la tappa terminava a Chalet Reynard, prima della pietraia che porta alla cima), la fuga più bella però l'ha centrata nell'ottobre scorso, quando terminò la stagione con un viaggio da Como a Semmerzake, Belgio, assieme al compagno e amico Tim Wellens. #TheFinalBreakaway, ossia un migliaio di chilometri e sei giorni di pedalate per rilassarsi, per riscoprire il piacere di andare in bici senza l'assillo del risultato.

  

Thomas De Gendt si è ripetuto oggi, lunedì 25 marzo 2019, nella prima tappa della Volta a Catalunya.

  

  

Il belga si è staccato dal plotone che era mattina. L'ha fatto assieme ad altri cinque avventurieri: Luis Mate (Cofidis), Alexis Gougeard (AG2R La Mondiale), Angel Madrazo (Burgos-BH), Alvaro Cuadros (Caja Rural-Seguros RGA) e Huub Duijn (Roompot-Charles). Poi sul Coll Formic, l'ultima grande ascesa di giornata, ha deciso che quello era il momento buono per tentare la mattata, il colpo a effetto. Il suo è stato un coup de théâtre di una sessantina di chilometri, una solitudine avanti a tutti di oltre un'ora, un'azione un po' folle e proprio per questo vincente.

 

Sotto il traguardo De Gendt si è presentato da solo, 2'38" prima di Maximilian Schachmann, 2'42" di Grega Bole che ha regolato il gruppetto dei migliori.

 


  

Il video integrale della 1a tappa della Volta a Catalunya

 

Giovanni Battistuzzi

Giovanni Battistuzzi

Al Foglio dal 2014. Nato il 5 gennaio, nel giorno più freddo del secolo scorso, lì dove la pianura incontra il Prosecco. Veneto. Ciclista urbano. Pantaniano. Milanista. Scrivo di sport, ciclismo soprattutto. In libreria trovate Girodiruota, che è il nome anche del mio blog

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