girodiparole

Tanto tuonò al Giro d'Italia che non piovve. A Rovereto Yates è ancora in rosa

Rohan Dennis è stato il più veloce a percorrere i 34,2 km della Trento-Rovereto. Dumoulin a meno di un minuto dall'inglese. Ora ci vorrà immaginazione. E immaginazione è la parola del giorno della Treccani al Giro101

22 Maggio 2018 alle 19:30

Tanto tuonò al Giro che non piovve. Dopo la cronometro Yates è ancora in rosa

Foto LaPresse

La cronometro Trento-Rovereto se l'erano immaginata tutti e tutti in maniera diversa. C'era chi ne agognava la venuta, chi ne avrebbe fatto volentieri a meno, chi ne detestava soltanto sentirne il nome. La sedicesima tappa del Giro d'Italia doveva essere uno di quei giorni che potevano fare la rivoluzione, ma che la rivoluzione non ha fatto. E' stata al massimo una rivolta, che qualcuno ha subito, ma che non ha cambiato ciò che sino a ora era successo in corsa. Perché ha vinto Rohan Dennis ed era preventivabile. Perché Simon Yates non è affondato e questa è una notizia. Perché Chris Froome non ha volato e lo è altrettanto. Perché Tom Dumoulin ha fatto bene, ma non ha strafatto come in molti avevano previsto. Qualche cambiamento, nessuno scossone. La maglia rosa rimane dov'era, le speranze di ieri si sono in parte dissolte contro le lancette del cronometro, in parte sono rimaste intatte. L'immaginazione si è scontrata con la realtà e la realtà dice che svestire di rosa l'inglese della Mitchelton-Scott sarà affare difficile e ci vorrà immaginazione e un filo di sconsideratezza per trovare il modo di metterlo in difficoltà nel terreno sul quale Yates nelle prime due settimane ha accumulato quel vantaggio che gli ha permesso di continuare a guardare tutti dall'alto verso il basso.

 

Immaginazione. Dal vocabolario Treccani: s. f. [dal lat. imaginatio -onis]. – 1. Particolare forma di pensiero, che non segue regole fisse né legami logici, ma si presenta come riproduzione ed elaborazione libera del contenuto di un’esperienza sensoriale, legata a un determinato stato affettivo e, spesso, orientata attorno a un tema fisso; può dar luogo a una attività di tipo sognante (come nei cosiddetti «sogni a occhi aperti»), oppure a creazioni armoniose con contenuto artistico (i. artistica), o anche, con un meccanismo che si riallaccia all’intuizione, a conclusioni ricche di contenuto pratico; con definizione più generica, la facoltà di formare le immagini, di elaborarle, svilupparle e anche deformarle, presentandosi in ogni caso come potenza creatrice. 2. L’atto o l’attività dell’immaginare. 3. La cosa stessa immaginata: sono tutte sue i., cioè fantasticherie, pensieri vani in cui non c’è nulla di vero.

 

A 51,3 chilometri all'ora di media l'australiano della Bmc è disceso lungo la val d'Adige, ha conquistato ciò che si era prefissato di conquistare. Ha superato Tony Martin, corazziere tedesco da cronometro, ritornato per un giorno a essere ciò che è stato a lungo, ossia un bulldozer. E ora, a cinque giorni dalla chiusura di Roma si ritrova dove avrebbe voluto essere, ma non osava immaginare di riuscirci davvero. Dennis sorride, dice di essere contento per quanto oggi ha realizzato, ma che ora le salite arriveranno e chissà cosa potrà succedere.

 

Saranno queste che proveranno utilizzare a loro favore Domenico Pozzovivo per rimanere sul podio dopo una cronometro non male, soprattutto dopo aver messo secondi tra lui e Thibaut Pinot, oggi sottotono, lento, ritornato alla lentezza di un tempo contro il tempo. Pozzovivo si dice contento e contento dev'essere. Perché questo Giro d'Italia lo sta correndo alla grande, forse come se lo era immaginato, forse meglio, tant'è. Rimane davanti a Froome e a questo punto del percorso è cosa ottima.

 

Le salite sono ciò che attendono Miguel Angel Lopez e Richard Carapaz, oggi mazzati a cronometro, ma determinati a dimostrare che non è su questi 34,2 chilometri che vanno giudicati. Sarà quello il terreno sul quale proverà Fabio Aru a immaginare un futuro diverso da un recente passato pessimo e da un presente sorprendente. Il sardo oggi pedalando verso Rovereto ha provato a superare ciò che è stato e forse per la prima volta la sua mente si è ritrovata libera, senza il peso di dimostrare qualcosa a qualcuno. Le batoste subite, quei venti minuti che gli sono piovuti sul groppone a Sappada, potrebbero essere un nuovo inizio, un nuovo modo per rapportarsi con questo Giro e forse anche con se stesso.

Giovanni Battistuzzi

Giovanni Battistuzzi

Al Foglio dal 2014. Nato il 5 gennaio, nel giorno più freddo del secolo scorso, lì dove la pianura incontra il Prosecco. Veneto. Ciclista urbano. Pantaniano. Milanista. Scrivo di sport, ciclismo soprattutto. In libreria trovate Girodiruota, che è il nome anche del mio blog

Più Visti

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi