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Froome conquista il Giro d'Italia, Nieve Cervinia

La maglia rosa resiste agli scatti di Tom Dumoulin nell'ultima tappa alpina. L'olandese è secondo (dopo aver aiutato il compagno Oomen a entrare nella top 10). Pinot crolla. Passione è la parola del giorno della Treccani al Giro101

26 Maggio 2018 alle 16:18

Froome conquista il Giro d'Italia, Nieve Cervinia

foto LaPresse

L'intermezzo che tutto ha riscritto è passato, come il ricordo delle valli e dei monti piemontesi, quelli che sono stato teatro della grande cavalcata di Chris Froome verso lo Jaffereau. E come ieri, il penultimo atto è montano, tra "la meraviglia di valloni e cime dorate di nevi" valdostani, a dirla con la poetessa Eugenia Martinet. Altre scalate, altre rampe da salire e superare. La 20esima tappa del Giro d'Italia 2018, la Susa - Cervinia, 214 chilometri, è un altro peregrinaggio alpino, ma dei panorami della Valle d'Aosta i corridori anche oggi non hanno avuto il modo di goderne. Non almeno Mikel Nieve che scendendo la Val di Susa aveva abbracciato il destino dell'avanguardista e che sul Col Saint Panataléon aveva deciso di intraprendere l'eremitaggio, la solitudine dell'attacco. O i suoi compagni d'avventura impegnati a pregustare il successo di giornata prima e poi ad assaporare l'evidenza di un recupero impossibile al basco fuggiasco.

 

Nemmeno il gruppo è riuscito a giovarsene, impegnato in un recupero alla fuga che non poteva e non voleva compiersi, in uno studio delle energie residue altrui, in vista dell'ultima salita, dell'ultimo atto di un duello per la Maglia Rosa. Un duello che Tom Dumoulin ha provato a vincere, a ribaltare ancora una volta quello che ieri Froome aveva già ribaltato. Niente da fare. Il Tanke ha menato e smazzato, poi ha subito la legge della montagna, quella che dice che se non sfondi, rimbalzi. Dumoulin non ha attaccato e poi inseguito, resistito e recuperato, non si è dato per vinto, si è reinventato in un attimo, appena ha constato l'impossibilità di staccare il keniano d'Inghilterra e ha dimostrato cosa vuol dire essere campione: comprendere la sconfitta, mettersi al servizio di chi si è messo al tuo servizio, in questo caso Sam Oomen (giovane di talento, ne sentiremo parlare). Chris Froome in cima a Cervinia ha conquistato il Giro, la sua terza corsa a tappe di tre settimane di fila. O almeno questo ha detto la strada. La giustizia sportiva potrebbe annullare qualcosa, forse anche questa corsa. Non cancellerà mai però quello che ha fatto in queste tre settimane.

 

E neppure ne ha potuto godere di ciò che gli stava attorno Thibaut Pinot, sceso in Italia per passione, "la corsa che preferisco" disse, e che sulle ascese valdostane ha trovato il suo giorno di passione. Lo ha capito quando le gambe sembravano legno, la sua bocca, nonostante fosse allargata, non trovava ossigeno a riempire i polmoni e le ruote sembravano scorrere sulla colla. La sua è stata una sofferenza di fisico e di animo, perché dover scendere dal podio che occupava all'ultimo giorno è una mazzata che fa male nei muscoli e nella testa.

 

Passione. Dal vocabolario Treccanis. f. [dal lat. tardo passio -onis, der. di passus, part. pass. di pati «patire, soffrire»]. – In senso generico, e in rapporto al sign. fondamentale del verbo lat. pati (v. patire1), il termine passione si contrappone direttamente ad azione, e indica perciò la condizione di passività da parte del soggetto, che si trova sottoposto a un’azione o impressione esterna e ne subisce l’effetto sia nel fisico sia nell’animo. 1. a. ant. Sofferenza fisica; b. Con quest’ultimo sign., la parola è viva soltanto con riferimento alla crocifissione di Cristo e alle sofferenze che la precedettero e l’accompagnarono; c. Per estens., la narrazione evangelica della passione di Cristo; d. In musica, lettura, che qua e là assume intonazioni melodiche, della narrazione evangelica circa il martirio e la morte di Gesù; anche, componimento partecipante ad azioni sceniche religiose medievali alternante recitativi con melodie a forma di ballata, o componimento mottettistico del Rinascimento (fino a tutto il sec. 16°) sullo stesso argomento; nel sign. più noto, componimento drammatico sul martirio e la morte di Gesù, in stile tutto polifonico dapprima, poi monodico-polifonico a modo di oratorio, sviluppatosi dal sec. 17° in poi. 2. Sofferenza spirituale, dolore morale. 3. letter. Qualsiasi sentimento, impressione, sensazione che agisce sull’animo, a cui l’animo soggiace. 4. a.Nell’uso com., sentimento intenso e violento (per lo più di attrazione o repulsione verso un oggetto o una persona), che può turbare l’equilibrio psichico e le capacità di discernimento e di controllo; b. In partic., violento amore sensuale; c. estens. Inclinazione vivissima, forte interesse, trasporto per qualche cosa; d. Con altra estensione di sign., parzialità, mancanza di obiettività procedente da spirito di parte o da altro sentimento che turba la serenità del giudizio e della valutazione.

 

La bellezza del paesaggio è qualcosa di sconosciuto per i corridori. Alessandro Vanotti, angelo custode di grandi campioni, dice sempre di aver visto tanto asfalto e tanti copertoncini e pochissimi panorami.

 

Ma di questa assenza Mikel Nieve se ne è fatta una ragione. Gli sono bastate le cime che fanno da contorno alla piana di Cervinia, stese a cercare di forare il cielo. Si è riempito gli occhi di quello che vedeva dal podio di giornata, del ricordo dello striscione d'arrivo che si avvicinava ancor vergine di passaggi in bicicletta. Il basco era partito al mattino con tante anime in cerca di un palcoscenico, le ha perse per strada tutte. Ha perduto Robert Gesink, secondo, Felix Grossschartner, terzo, Giulio Ciccone, quarto, Gianluca Brambilla, quinto, e tutti gli altri: Matteo Montaguti, Francesco Gavazzi, Davide Ballerini, Manuel Belletti, Marco Frapporti, Matej Mohoric, Giovanni Visconti, Enrico Barbin, Andreas Schillinger, Matthieu Ladagnous, Krists Neilands, Roman Kreuziger, Elia Viviani (Quick-Step Floors), Michael Woods, Maurits Lammertink, Tony Martin, Koen Bouwman, Robert Gesink, Bert-Jan Lindeman, Valerio Conti, Vegard Stake Laengen, Marco Marcato, Jacopo Mosca.

Giovanni Battistuzzi

Giovanni Battistuzzi

Al Foglio dal 2014. Nato il 5 gennaio, nel giorno più freddo del secolo scorso, lì dove la pianura incontra il Prosecco. Veneto. Ciclista urbano. Pantaniano. Milanista. Scrivo di sport, ciclismo soprattutto. In libreria trovate Girodiruota, che è il nome anche del mio blog

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