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Il Giro delle Fiandre dimenticato

La Ronde fu l'unica corsa che si continuò a correre durante la Seconda guerra mondiale. Ma anche durante il primo conflitto vennero disputate due edizioni (che ancora non compaiono nell'albo d'oro)

28 Marzo 2018 alle 16:18

Il Giro delle Fiandre dimenticato

Foto di Tom via Flickr

C'è un buco grande nella storia del Giro delle Fiandre. Quattro anni di vuoto, dal 1915 al 1918 che tacciono di ciclismo e parlano invece di truppe tedesche occupanti, di fronti immobili, di fiumi che si coloravano di rosso per il sangue dei militari (e non solo) uccisi, di Marna e Aisne e Mosa, un tempo solo fiumi, diventati poi sacrari. La Prima guerra mondiale provò a sotterrare con le armi quella passione per le biciclette che fiamminghi e valloni avevano abbracciato da qualche anno, un amore, quello per "Lo Sport", come lo chiamava l'ex primo ministro belga dal 1908 al 1911 Frans Schollaert. Perché la Liegi-Bastogne-Liegi si era iniziata a correrla che era ancora Ottocento (1892), e la seconda edizione del Giro delle Fiandre (quella vinta da Marcel Buysse il 22 marzo del 1914) aveva richiamato a bordo strada quasi un milione di persone, comportando "a causa dell'inusuale ammassarsi di soggetti per applaudire i velocipedi", diversi "interventi di contenimento atti a preservare il mantenimento di un pacifico ordine pubblico", si legge in una nota della polizia di Gand del 1914.

 

Marcel Buysse, detto il Grande, per molti anni inveì contro la storia, contro i tedeschi e contro la sorte per quel grande buco temporale che tutto ha inghiottito nel rumore di fucili e nel silenzio delle baionette. In un'intervista degli anni Trenta disse: "Mi hanno chiamato il Grande, ma ben più grande poteva essere il mio bottino. Non ci fosse stata la guerra sarei stato ricordato come il primo ad avere dominato a lungo i muri delle Fiandre". Vittorie solo potenziali, nonostante il talento di Marcel fosse almeno pari al rimpianto che si palesava dalla sua memoria. E sì che a quell'unico Fiandre Buysse ne avrebbe potuto aggiungere un altro. E non quello del 1919 a cui non partecipò, ma quello del 1915, il primo delle due Ronde dimenticate. Quello che vinse nel velodromo di Evergem, cittadina a nord di Gand, il 22 agosto, ma mai registrata ufficialmente nell'albo d'oro. Un'edizione nella quale si sono scontrati i dodici migliori corridori dell'epoca, ma disconosciuta dall'organizzazione per il semplice fatto che non era stata organizzata da loro.

 

E quanto accadde nel 1915, venne riproposto anche nel 1916. Ma se per l'edizione precedente si parlò (e si litigò non poco, ma dopo la Prima guerra mondiale), quella durante il secondo anno di occupazione militare, rimase nel limbo dell'oblio per oltre novant'anni. Non erano anni quelli nei quali si poteva prendersi meriti in pubblico. Tutto passava sotto traccia, in piccole note nascoste in quotidiani che uscivano sfidando la censura militare, senza commento, come se la sorte di quegli uomini in bicicletta altro non fosse che uno spettacolo come un altro da offrire a un'immediata dimenticanza. 

 

La Ronde van Vlaanderen scomparsa ritrovò la luce grazie al lavoro d'archivio del presidente del Velo Club Karel Van Wijnendaele, Filip Walenta. Walenta stava ricercando materiale per il suo libro sull'ideatore del Fiandre, nonché direttore dello SportWereld e poi dell'Het Nieuwsblad, quando si imbatté in quello che la storia aveva dimenticato. Un trafiletto che riportava la partecipazione di una dozzina di corridori che sfidarono il diktat del generale tedesco Max von Hausen, che vietava "qualsiasi divertimento alla popolazione belga". Il "23 luglio al velodromo di Arsenaal a Gentbrugge" (uno dei venticinque distretti di Gent), si corse dunque un Giro delle Fiandre ridotto nel chilometraggio, "125 chilometri", e disputato quasi esclusivamente su pista, salvo tre brevi uscite per affrontare altrettanti muri in pavé, ma significativo per riscrivere una passione che la storiografia faceva nascere nel ventennio tra le due guerre e che invece era già radicata ancor prima del 1914.

 

Ad aggiudicarsela fu, come riportato nel numero del 25 luglio del Het Volk e in quello del 26 luglio del Het Vlaamsche NieuwsPierre Van De Velde di Lovendegem, agevolato anche da un problema non meglio identificato che mise fuori causa Marcel Buysse.

 


 Il trafiletto del Het Volk del 25 luglio 1916

 

Il trafiletto del Het Vlaamsche nieuws del 26 luglio 1916


 

Se l'edizione del 1915 venne improvvisata all'insaputa di Karel Van Wijnendaele e di Léon van den Haute, non accadde altrettanto un anno dopo. Sebbene non sia provato ufficialmente, l'attivismo ciclistico di van den Haute nel velodromo di Gentbrugge, "fa pensare – scrive Walenta – che ci fosse lo Sportwereld dietro l'organizzazione di quella Ronde, anche perché, nei mesi successivi, proprio loro organizzarono diverse riunioni su pista nei mesi successivi". 

 

Le supposizioni del presidente del Velo Club Karel Van Wijnendaele, sono confermate dai diari del poeta belga Georges Eekhoud, amico di van den Haute e grande appassionato di biciclette. Lo scrittore racconta come durante l'occupazione, dopo aver dovuto abbandonare Bruxelles, "passavo il tempo a Gent in cerca di ispirazione, pedalando nel tramonto per scacciare dal mio animo la morte che poche centinaia di chilometri più a ovest colpiva la mia terra. E ogni tanto mi fermavo al velodromo per vedere altri velocipedi correre e lottare per traguardi che un tempo erano liberi e invece in quei tempi dovevano essere nascosti, grazie a quell'amore che Léon ancora si sforzava di tenere acceso".

Giovanni Battistuzzi

Giovanni Battistuzzi

Al Foglio dal 2014. Nato il 5 gennaio, nel giorno più freddo del secolo scorso, lì dove la pianura incontra il Prosecco. Veneto. Ciclista urbano. Pantaniano. Milanista. Scrivo di sport, ciclismo soprattutto. In libreria trovate Girodiruota, che è il nome anche del mio blog

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