l'intervista

Il ministro degli Esteri Joseph Wu dice all'Europa: difendere Taiwan serve a tutti

Priscilla Ruggiero

La questione dello Stretto nell'Ue-Cina summit e l'importanza di non lasciare sola né Kyiv, né Taipei

Taipei. “Quando i leader europei incontreranno quelli cinesi, dovranno tenere in considerazione Taiwan”: così il ministro degli Esteri di Taipei, Joseph Wu,  durante un incontro con i giornalisti nella capitale taiwanese, sottolinea le minacce cinesi  verso Taipei e i rischi per Bruxelles nel caso in cui venissero meno la pace e la stabilità nello Stretto di Taiwan, “indispensabili per la sicurezza e la prosperità globale”.  Rispondendo a una domanda del Foglio, Wu dice   di auspicare  che von der Leyen e Michel  “possano sollevare la questione di Taiwan, affermando l’importanza della pace nello Stretto e che l’Ue si opporrà  a qualsiasi modifica unilaterale dello status quo attraverso lo Stretto con la forza o la coercizione” della Cina.

 

Un messaggio simile, forte e chiaro da parte dell’Ue, rappresenterebbe secondo il ministro degli Esteri taiwanese “un deterrente molto forte” per la Repubblica popolare cinese. Wu chiede sostegno da parte della comunità internazionale, fintanto che uno spazio tra i loro membri gli sarà negato, e  racconta quanto sia difficile per l’isola non poter essere parte attiva nelle organizzazioni internazionali. Ricorda tutte le volte in cui l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) si è rifiutata di inviare aiuti, e  di quando invece ne inviò istruendo i quattro esperti a non  mettersi in alcun contatto con  i funzionari taiwanesi. Questi sono alcuni dei motivi per cui l’ingresso di Taipei nell’Oms “in questo momento è un punto fondamentale del sostegno europeo a Taiwan” – non solo nell’Oms ma anche in altre organizzazioni internazionali come la Convezione delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici e l’Interpol. 
 

Secondo Joseph Wu l’Unione europea dovrebbe prendere a esempio la guerra in Ucraina anche nei suoi rapporti con Taiwan: “A causa di ciò che è accaduto in Ucraina,  penso che il popolo taiwanese sia più determinato che mai a difendere la nostra libertà e sovranità. E gli ucraini ci stanno dando ispirazione: se gli ucraini sono in grado di dimostrare il loro coraggio, la loro audacia e la loro determinazione, anche i taiwanesi dovrebbero fare lo stesso”. Per questo “il sostegno internazionale è assolutamente fondamentale: permette agli ucraini di sentire che non sono soli a combattere contro la Russia. E vogliamo imparare da loro   in modo che anche il popolo taiwanese non si senta solo  nell’affrontare la minaccia militare cinese, la coercizione economica e la guerra ibrida”. 

 

Wu dice che Taipei ha   imparato da Kyiv la lezione sulla “guerra asimmetrica” e  di stare studiando nuove strategie di deterrenza, non solo militare, ma anche nei confronti della campagna di disinformazione cinese che lavora “per erodere la democrazia di Taiwan”. “In questo momento siamo nel bel mezzo delle elezioni e la Cina sta approfittando di una società molto aperta come quella taiwanese,  per diffondere false narrazioni di propaganda russa o cinese, per scuotere le menti della popolazione e far credere che gli Stati Uniti non verranno in aiuto di Taiwan, o che la Cina sia così potente da non dover pensare a nessun tipo di soluzione”. E’ per questo che, dice Wu, qualsiasi tipo di sostegno nei confronti di Taiwan, “sia che provenga dai vertici bilaterali sia dai summit o dai G7, è molto rassicurante per il governo e il popolo taiwanese, ci dice: non siete soli”.

 

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