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Editoriali

Un asse italo-francese per restaurare la democrazia in Niger

Redazione

Serve una linea politica condivisa con la Francia all’insegna della prudenza per rispondere alla crisi rappresentata dalla catena di regimi militari che si sono instaurati in Africa, dall'Oceano Atlantico all'Indiano

La situazione in Niger, dove un colpo di stato militare ha deposto il presidente, si inscrive in un contesto in cui regimi militari e golpisti hanno preso il sopravvento nella regione. Oltre a Mali e Burkina Faso, c’è anche la guerra tra generali in Sudan e di fatto si è creata una catena ininterrotta di regimi militari nell’Africa centrale che oramai va dall’Atlantico all’Oceano Indiano. Proprio le dimensioni della crisi dovrebbero spingere le potenze occidentali a trovare una linea comune, abbandonando le recriminazioni sugli errori passati e anche sulle impazienze presenti. La Francia, che ha importanti interessi nell’uranio estratto in Niger, (la cui esportazione in Francia è stata vietata dal nuovo regime) ha reagito in modo nervoso, minacciando interventi che non è in grado di realizzare.

E’ fin troppo facile criticare chi esibisce una forza di cui non dispone, ma il governo italiano dovrebbe evitare di cadere in questa tentazione e offrire alla Francia solidarietà per le minacce lanciate ai suoi cittadini, cercando anche un’intesa verso una difficile soluzione della crisi. L’Italia peraltro dispone di una presenza militare a Niamey, dove ha anche compiti di addestramento dei corpi militari nigerini, il che crea un rapporto con le forze che ora hanno assunto il potere. Potrebbe essere un punto di partenza per rafforzare una mediazione che punti a restaurare la democrazia in Niger. Naturalmente si tratta di materia incandescente, da trattare con tutta la cautela necessaria, ma l’Italia dispone delle risorse necessarie per diventare un mediatore, in coordinazione con l’Onu e l’Unione africana. Proprio perché le circostanze danno al nostro paese una particolare responsabilità, sarebbe bene che questa sia condivisa anche con Parigi, naturalmente su una linea di prudenza e di ricerca di soluzioni reali e non di effimere esibizioni di forza.

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