Mr Molotov: la resistenza spontanea che sogna di difendere Kyiv dall'invasione

Daniele Raineri

C’è l’esercito, ci sono i civili armati dal governo dell'Ucraina e poi ci sono queste terze fazioni. I russi bombardano la capitale con i razzi 

Kyiv, dal nostro inviato. A un posto di blocco Alex chiede il mio passaporto italiano per farlo vedere a uno dei civili con fucile a tracolla che controllano le auto, lo estraggo dalla tasca interna della giacca, il gesto innervosisce l’uomo: in questi giorni c’è la paranoia dei gruppi di infiltrati russi, uomini delle Spetsnaz che sono nella capitale ucraina da mesi in appartamenti affittati per fare sabotaggi e omicidi sotto copertura. Tanto una paranoia non è, perché quasi ogni giorno ci sono arresti o scontri a fuoco, in due vie principali ci sono ancora le macchine crivellate di colpi usate da russi che si sono fatti scoprire. Ai confini si ammassavano i soldati, loro entravano in città con identità false. 

 

L’uomo innervosito al posto di blocco chiede di aprire il bagagliaio dell’auto: dentro ci sono grandi sacchi di plastica con decine di bottiglie vuote e una tanica di benzina. L’uomo si rilassa e sorride, fa cenno di proseguire. Le bottiglie servono a confezionare Molotov, Alex lavora con la resistenza interna di Kyiv che si prepara a combattere l’invasione russa (Alex, come si sarà capito, è un nome di fantasia). Alex lavora nel settore auto, importa auto cinesi elettriche grazie a finanziamenti ecologici dell’Unione europea per promuovere il passaggio a energia più pulita e adesso siamo a bordo di una di quelle auto elettriche perché così risparmiamo benzina: “Serve per le bottiglie Molotov” (per chi non lo sa: sono bottiglie incendiarie riempite con liquidi infiammabili e gettate contro il nemico). Entriamo in una via stretta, indica i piani alti delle abitazioni. Da lì si possono gettare le Molotov contro il retro dei carri armati, dove c’è il vano motore. Sono belle case antiche, a tre piani, in colori pastello, con le tende alle finestre e le porte di legno, la strada è un pavé elegante, sembra di passare in mezzo a una cartolina. Alex è diventato un teorico delle bottiglie Molotov: parla del dieci per cento di gelatina che va dissolto nel carburante in modo che la soluzione diventi appiccicosa e resti attaccata al bersaglio, del carburante vischioso che ci mette dentro, del tipo di bottiglia che si rompe più facilmente quando viene lanciato, del fatto che lui preferisce i vasetti di vetro a chiusura stagna alle bottiglie perché si rompono meglio e tengono di più il liquido che sennò evapora nell’attesa dell’attacco nemico. Napalm fatto in casa, lo chiama. 

 

Le parole di Alex suonano come una follia tra queste strade pulite di Kyiv, ma è quello che succede quando un invasore straniero nel 2022 si avvicina a una capitale europea con l’intenzione di prenderla con la violenza militare. I venditori di auto ecologiche parlano di guerriglia e di come la praticheranno. Alex c’era durante la rivolta del Maidan, è li che ha visto le prime Molotov – non è un nazionalista di destra e vale la pena precisarlo. Andiamo in un appartamento che non è il suo, tira fuori le chiavi, entra nella camera da letto, solleva il materasso, estrae una custodia nera, la apre: un fucile a pompa con calcio pieghevole da sei colpi più uno in canna. Non è un’arma da guerra convenzionale, ma usato contro qualcuno all’interno di un palazzo fa paura. Andiamo in un altro appartamento. Ne esce con una scatola di munizioni, grosse cartucce calibro 12. Si va in un terzo posto ancora. In pratica sta mettendo assieme i pezzi della resistenza ai russi e come lui stanno facendo migliaia di altri ucraini in città e fuori, in vista dell’assedio e dei possibili combattimenti urbani. E il bello è che Alex non fa parte dei gruppi di difesa creati dal governo. Chi aderisce, spiega al volante, deve firmare un contratto che ti rende riservista per tre anni e in cambio riceve un’arma. Mi farebbe comodo, perché procurarsi un’arma è diventato difficile, ma non voglio la scocciatura del contratto con il governo e voglio restare libero. 

 

C’è l’esercito, ci sono i civili armati inquadrati dal governo e poi ci sono queste terze fazioni, fatte tutte di contatti personali. Vale la pena precirsarlo di nuovo: il gruppo di Alex non è il battaglione Azov, la famigerata fazione di estrema destra che secondo i putinisti giustificherebbe la propaganda russa sulla “denazificazione” dell’Ucraina con i suoi quaranta milioni di abitanti e il suo presidente ebreo. Quelli di Azov sono “davvero organizzati e preparati, è come se lo avessero saputo da sempre che finiva così, ora si sono nascosti”, dice Alex. In giro la capitale dell’Ucraina cambia a vista d’occhio, sotto un cielo trasparente, mentre aspetta di diventare una città assediata. I posti di blocco improvvisati diventano barricate, le barricate diventano muri di blocchi di cemento – “imprese edili stanno donando il materiale” – ai lati appaiono pile di copertoni usati da bruciare per oscurare la visuale. I russi sono a pochi chilometri ormai, le foto satellitari mostrano colonne con centinaia di mezzi. La radio in diretta parla di attacchi con razzi, che sono armi poco precise. Anche la app dei trasporti urbani che in tempi normali avverte dei ritardi e degli intoppi adesso serve per questo genere di allerte. Alex butta l’auto in un vicolo per aspettare qualche minuto –  che i razzi cadano da qualche parte. Hanno colpito il settore nord est della capitale si saprà dopo. Conosce le strade, ma anche lui fatica a raccapezzarsi con tutti questi blocchi e cambiamenti. Bus messi di traverso, uomini armati agli incroci, cassonetti della spazzatura disposti a chiudere le vie minori. Stanno bloccando il passaggio ai carri armati russi e lasciano aperte le vie principali per il poco traffico rimasto.
 

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  • Daniele Raineri
  • Di Genova. Nella redazione del Foglio mi occupo soprattutto delle notizie dall'estero. Sono stato corrispondente dal Cairo e da New York. Ho lavorato in Iraq, Siria e altri paesi. Ho studiato arabo in Yemen. Sono stato giornalista embedded con i soldati americani, con l'esercito iracheno, con i paracadutisti italiani e con i ribelli siriani durante la rivoluzione. Segui la pagina Facebook (https://www.facebook.com/news.danieleraineri/)