Editoriali

La cattedrale di Managua brucia per politica

L’attentato e la reazione dura della chiesa. Non odio nichilista, solo dittatura

Non è stato ancora “Assassinio nella cattedrale”, come ai tempi remoti di Thomas Becket, o in quelli più recenti di monsignor Óscar Romero. Però sì, una bomba nella cattedrale. Terrorismo del potere: così la chiesa del Nicaragua ha denunciato l’atto per cui venerdì è stata parzialmente incendiata la cattedrale metropolitana di Managua ed è stata distrutta una storica immagine del Sangue di Cristo antica di 383 anni, e che era una delle più venerate del paese. Anche Giovanni Paolo II vi si era inginocchiato davanti, durante la sua visita del 1996. “Un incidente”, aveva invece detto subito la vicepresidente Rosario Murillo: moglie del presidente Daniel Ortega e considerata da molti la Lady Macbeth del Nicaragua. Riecheggiando la sua versione, la polizia ha parlato di un atomizzatore ad alcol che sarebbe stato irresponsabilmente posto in vicinanza di candele. Ma vari testimoni riferiscono invece di un uomo che avrebbe appunto gettato una bomba. Normalmente piuttosto cauto nei confronti di governi latinoamericani di sinistra, stavolta Papa Francesco ha condiviso la definizione di “infame attentato” data dal cardinale Leopoldo Brenes e la dura condanna del Consiglio episcopale latinoamericano.

   

Si parla molto del “negazionismo” di Trump o di Bolsonaro sul Covid, ma il governo di Daniel Ortega è andato molto oltre i presidenti di Brasile e Stati Uniti, anche perché agisce in un quadro autoritario dove ogni potere alternativo è stato annullato. Dopo essersi opposta prima alla svolta autoritaria di Ortega contro l’opposizione e poi alla repressione sanguinosa delle proteste popolari, la chiesa del Nicaragua si è da ultimo schierata con energia contro la politica anti lockdown del regime. Per questi motivi le chiese sono state vittime di ben 24 attacchi in 20 mesi e un venticinquesimo è seguito, con lancio di pietre contro l’urna del Cristo Yacente nella parrocchia di Santa Rosa del Peñón della diocesi di León. Proprio durante la messa. Anche in Europa e Nordamerica atti del genere si verificano: e sono gravissime manifestazioni di una “guerra culturale” degenerata in violenza spesso negata. In Centroamerica invece le chiese ancora bruciano in un quadro di repressione politica.