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No euro, niente quattrini. Capito, Italia che frigna?

L’Europa è stata chiacchiera, qui da noi, mentre si faceva per come possibile, e ora che è non una politica ma la sola politica possibile, deve diventare senza timidezze terriccio fertile sotto il quale seppellire tutti i vizi nazionali

31 Maggio 2020 alle 06:15

No euro, niente quattrini. Capito, Italia che frigna?

Paolo Gentiloni (foto LaPresse)

Oh, finalmente qualcuno, Gentiloni, che comincia a dire le cose come dovrebbero stare: i fondi europei non sono una torta da spartire. 30 e lode con abbraccio accademico. In attesa che qualcun altro aggiunga: la solidarietà non è un’elemosina, né per chi sgancia né per chi riceve. La solidarietà europea con i prestiti a tasso zero e con il fondo perduto, e con il sostegno al lavoro e alla sanità e alla moneta e alle riforme necessarie, per un paese il cui debito pubblico è gigantesco, per un paese che abbatte come uccelli di passo tutti i politici di stato che parlano di produttività e agiscono in quel senso, per un paese che il lockdown lo aveva inventato prima del lockdown (Minuz: “I romani a stare fermi non li batte nessuno”), questa solidarietà è un atto politico di convergenza e integrazione delle economie continentali, un atto di fiducia e di attivo contrasto a divaricazioni e ineguaglianze che metterebbero a dura prova l’Unione, un gesto ampio e forte di politica estera in un mondo insidiato da asiatismi e autoritarismi che oltraggiano il meglio della nostra storia dopo la Seconda guerra mondiale (brava Merkel che rinuncia al G7, a un viaggio inutile nella terra elettorale del presidente-shooter!). 

 

I soliti alibi

“L’Europa non fa abbastanza”, ripetono i sovranisti. Un modo come un altro per gettare la palla in tribuna

 

Ora si aspetta qualcuno che si metta dalla parte degli italiani che lavorano, qualcuno che come accade con i governanti inglesi, dalla Thatcher a molti altri, ci ricordi che dobbiamo pedalare, prendere uno dei pochi aerei superstiti, emigrare se necessario e se bene accolti (come diceva De Gasperi), visto che vogliamo andare in giro in bicicletta, che la ricchezza privata è altissima, che i consumi sono di lusso per tantissima gente, che i padroni lamentano l’insufficienza dei sussidi alle imprese commerciali più sussidiate che ci siano, visto che non basta il vanto delle eccellenze e del made in Italy (che palle il made in Italy). Dovrebbe essere finito il compianto dell’amante, da Shakespeare, quando lei dice che è stata sedotta e abbandonata, che rugge di frenesia e d’amore deluso, ma è pronta al primo battito del cuore a innamorarsi ancora. Questa Italia che frigna, che invoca, che pretende, che ostenta, che minaccia, che graffia i frugali cosiddetti, e che ha un’ala di nazionalisti poco sobri sempre intenti a tendere la mano inguantata di un bel pugnale contro i paesi del nord, e sempre insoddisfatta delle concessioni finanziarie solidali, sempre male, sempre troppo poco, sempre troppo tardi.

 

Il solo vero motivo politico della svolta con mutualizzazione del debito non è il virus, è la cacciata del molesto del Papeete, uno che voleva consenso per fottere il paese e farlo regredire allo stato di narcolira-nation, e che per un’impennata di orgoglio vero, sano, autentico, è stato estromesso, per paradosso e scherzo con il suo decisivo contributo, nei suoi pieni poteri, da ogni vero potere. Bisognerà ben dirglielo a quelli dell’alta Italia, come si diceva una volta, che se avessimo in carica il personale politico di cui si fidano, dopo aver abbandonato il Cav., starebbero con le pezze al culo. Il caro Bonomi ci rifletta, la finisca di fare la faccia feroce, si impegni con il carrozzone della Confindustria a aggregare il carro nazionale al potere dei franco-tedeschi, dei riformisti seri di Parigi e Berlino, senza il quale potere staremmo a leccarci le ferite marce del pil, la recessione e una travolgente crisi finanziaria da debito. L’Europa è stata chiacchiera, qui da noi, mentre si faceva per come possibile, e ora che è non una politica ma la sola politica possibile, deve diventare senza timidezze terriccio fertile sotto il quale seppellire tutti i vizi nazionali che l’euro non è arrivato a curare: altrimenti, lo slogan degli accattoni che si dicono sovranisti va rovesciato. “No euro”, “basta euro”, sì, nel senso apprezzabilmente negativo del concetto: niente quattrini.

Giuliano Ferrara

Giuliano Ferrara

Ferrara, Giuliano. Nato a Roma il 7 gennaio del ’52 da genitori iscritti al partito comunista dal ’42, partigiani combattenti senza orgogli luciferini né retoriche combattentistiche. Famiglia di tradizioni liberali per parte di padre, il nonno Mario era un noto avvocato e pubblicista (editorialista del Mondo di Mario Pannunzio e del Corriere della Sera) che difese gli antifascisti davanti al Tribunale Speciale per la sicurezza dello Stato.

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  • joepelikan

    31 Maggio 2020 - 22:28

    Ferrara, Se vuole mettere il suo collo nel cappio tedesco faccia pure, ma non si trascini dietro il Paese. L'Italia deve affidarsi al mercato e basta. Quanto al non avere quattrini, basta guardare qualsisi grafico per capire che l'Euro negli ultimi vent'anni ha distrutto un'enorme quantità di valore per l'Italia.

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    • AlessandroT

      01 Giugno 2020 - 08:38

      @joepelikan "basta guardare qualsisi grafico per capire" ma stiamo scherzando? Correlazione e causalità sono cose ben diverse. Voi incolpate l'Euro e la Germania di qualsiasi guaio italico come se durante gli ultimi 20 anni non fosse successo altro nel nostro paese, a cominciare dalla sequela di decisioni sciagurate della nostra politica di destra, sinistra e centro. Se poi vogliamo parlare di correlazioni potremmo anche menzionare che negli ultimi 20 anni l'inflazione è stata bassa, l'export ha fatto molto bene, e abbiamo avuto accesso a capitali a tassi bassissimi, che per un paese come il nostro con un debito enorme non mi pare una cosa secondaria. Voi volete riconquistarvi il privilegio di stampare moneta per finanziare la qualunque, quota 80, altro che quota 100. Tanto poi ci pensa l'inflazione a risolvere il problema del debito vero? E già che ci siamo nominamo Claudio Borghi governatore della Banca d'Italia, così quando Matteo chiama lui stampa. Che meraviglia!

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      • joepelikan

        01 Giugno 2020 - 12:31

        Il fatto è molto semplice, da quando c'è l'euro l'Italia ha prima frenato la propria crescita, che fino al periodo immediatamente precedente andava di pari passo con la Germania per poi declinare inesorabilmente. Se non capite che la causa di ciò è che la Germania beneficia, di fatto, di un sistema di cambi fissi e di un retrobottega industriale a basso costo, che comprime indefinitamente i redditi degli italiani, affari vostri. Quanto a correlazione e causalità, non ci sono spiegazioni alternative. La qualità della politica non è peggiorata né migliorata prima e dopo l'euro. Ciò che è peggiorato sono le condizioni a cui operava l'impresa italiana prima dell'euro. Quanto ai sussidi (quota centro, reddito di cittadinanza), io sono radicalmente contrario: è roba da parassitismo grillino. Molto meglio un taglio drastico delle tasse e una deregulation poderosa alla Reagan.

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      • stefano.fumiatti

        01 Giugno 2020 - 10:03

        Condivido pienamente il suo commento caro amico lettore AlessandroT 01, purtroppo a tanti 'sovranisti stampa lire facile' bisognerebbe riuscire a fargli capire che è il potere di acquisto il punto centrale. Se con 100 Euro ci compro 100 mele quante mele ci comprerò con 100 nuove Lire ?

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        • Alessandro2

          Alessandro2

          01 Giugno 2020 - 14:07

          Mettiamo 50. Ma non le mangio, le esporto. E me le pagano in euro. Con quello che mi danno, ci compro 200 mele. Su, non è difficile.

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  • Carlo6

    31 Maggio 2020 - 21:22

    Bisogna dirlo al popolo perché se questi populisti, e non è solo il momentaneo capo della Lega, continuano ad avere numeri seri non se ne esce. Bene Merkel ed anche Macron ma da noi non basta. I numeri ci danno torto. Per ora.

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  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    31 Maggio 2020 - 20:50

    Vaffa! Il massimo del frignare, dell'anti euro, dell'anti sistema, del populismo, ha dato spazio ad una maggioranza parlamentare che, prima con la Lega, poi col Pd, è tuttora indispensabile per formare il governo. Il Pd non se la sente, i sondaggi son sondaggi, flati vocis, ma quel 47,/48% al cdx sono un incubo esistenziale per Franceschini & Co. Zingaretti ritenta il compromesso storico. Silenzio. Nessuno si fida dell'altro. Ah, stasera a Non è l'Arena, Luca Palamara frignerà. La comica continuata continua.

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  • lorenzolodigiani

    31 Maggio 2020 - 18:36

    Diciamolo davvero a quelli “dell’alta Italia” che con Salvini e simili al governo avrebbero le pezze al culo. Alcuni, ritengo, se ne rendano conto. A lei, Ferrara, 30 e lode con abbraccio accademico.

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    • Caronte

      01 Giugno 2020 - 10:13

      Qui in alta Italia ci pregiamo di avere avuto il coraggio di unificare l'Italia...ci pregiamo, sbagliando ma con coerenza, di aver combattuto le guerre fino alla fine. Ci pregiamo inoltre di non voler tradire nessuno con particolare riguardo alla nostra libertà. Se poi vorrà dire avere le pezze al culo, le porteremo con la stessa dignità con cui ci siamo sempre comportati, qui in alta Italia

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      • Alessandro2

        Alessandro2

        01 Giugno 2020 - 14:04

        Caro Caronte, mi unisco al suo dire. Del disprezzo vacuo di Ferrara e compagnia cantante sul Titanic Europa facciamo volentieri a meno: mio padre, che dell'alta Italia era rappresentate schietto (bergamasco, si figuri l'orrore: poche parole, molto lavoro e molti fatti, onestà fino al midollo), avrebbe stentato a riconoscere in questo giornalista il coraggioso liberale di tanto tempo fa. Ma forse più del coraggio poté il core a sinistra delle origini, così intrinsecamente conformista. Anche il Foglio ormai è andato.

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        • AlessandroT

          06 Giugno 2020 - 16:56

          C'è sempre la Verità, o Il Giornale. Quello sì che è giornalismo con la schiena dritta. Ma non temere, caro omonimo lettore, tra poco andrete al governo voi, così usciamo da Euro e dall'Eurozona, facciamo uno stato sovranista alla Orbàn, stampiamo lire a gogo, con Claudio Borghi governatore a disposizione del grande statista Salvini, paghiamo i fornitori dello stato con i minibot, et voilà. Poi se va tutto male c'è sempre la cattivissima Germania a cui dar la colpa. Per chiarire, il governo giallorosso fa pena, ma sempre meglio di quello gialloverde (quota 100, complimenti Lega, RDC, complimenti M5S), e senz'altro meglio di uno con Borghi & Bagnai al volante dell'economia.

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