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Al Baghdadi è morto (e stavolta è vero)

La notizia, diffusa da fonti militari americane, confermata da Trump: “È morto come un codardo”. Il califfo ucciso durante un'operazione nella regione di Idlib. Ecco cosa sappiamo

27 Ottobre 2019 alle 11:28

Come si nasconde Abu Bakr al Baghdadi

Abu Bakr al Baghdadi nell'ultimo video diffuso dallo Stato islamico ad aprile

Ci sono stati molti annunci da fonti dubbie in passato, ma questa volta le informazioni circolate e le fonti sono subito apparse molto più solide: le forze speciali americane hanno trovato e ucciso Abu Bakr al Baghdadi, leader dello Stato islamico. Il presidente americano Donald Trump ha confermato la notizia durante una conferenza stampa alla Casa Bianca: “Al Baghdadi si è fatto saltare in aria e ha ucciso tre dei suoi figli che erano con lui. Era un uomo malato e depravato, violento ed è morto come un codardo, come un cane”.

 

  

L’operazione è cominciata ieri alle undici di sera locali ed è andata avanti per quattro ore (e infatti dopo circa quattro ore Trump ha scritto su Twitter che “è successo qualcosa di importante”) nella regione di Idlib, nel nord ovest della Siria. Fra tutti i luoghi in cui generalmente si riteneva che il capo dello Stato islamico potesse nascondersi, la regione di Idlib era considerata la meno probabile. Al momento è un’enclave ribelle controllata da gruppi islamisti che sono ostili allo Stato islamico e che nel frattempo si preparano a resistere a una grande offensiva da parte del regime siriano – che è aiutato dai bombardamenti quotidiani degli aerei russi. Nel giro di pochi mesi quella zona potrebbe essere investita da un’ondata di profughi che cercano scampo verso la Turchia.

 

  

Al Baghdadi si trovava a Barisha, una località anonima a cinque chilometri dal confine con la Turchia e a pochi chilometri dal valico di Bab al Hawa, che unisce Turchia e Siria – ma il confine al momento è invalicabile, è una zona militarizzata chiusa al passaggio. Lo Stato islamico fu cacciato da quella zona e dovette ritirarsi molto più a est alla fine del 2013, ma lasciò alle sue spalle una rete forte di cellule clandestine. I gruppi islamisti della zona davano la caccia a queste cellule e nei mesi scorsi hanno ucciso i loro leader, ma la zona tutto sommato non era più pericolosa per Baghdadi di tante altre, considerato che ormai del Califfato territoriale in cui lui si muoveva non resta più nemmeno un metro quadro. Tutti i territori in Siria e in Iraq sono più o meno sorvegliati e ostili, Idlib aveva almeno il pregio di non essere un nascondiglio ovvio.

 

Come si nasconde Abu Bakr al Baghdadi

Ci avevano detto che girava da solo in auto, ben rasato, smagrito e con vestiti moderni. Che dormiva ogni notte in un posto diverso. Non era vero nulla. Perché il califfo ci sfugge ancora

 

I video che arrivano da Barisha mostrano cadaveri uccisi in uno scontro a fuoco, come dicono anche le voci di chi sta filmando: “Tutti uccisi da colpi di mitra”, pezzi di cadavere che potrebbero appartenere a qualcuno che si è fatto esplodere (i capi dello Stato islamico e le guardie del corpo indossano cinture esplosive) e grandi crateri lasciati dalle bombe. Se è possibile azzardare una ricostruzione: prima le forze speciali sono arrivate con gli elicotteri e hanno isolato la zona con un cordone di uomini, poi hanno tentato di catturare Baghdadi, poi hanno portato via tutto il materiale che sarà analizzato dall’intelligence e infine – dice una fonte del Pentagono a Newsweek – gli aerei hanno raso al suolo il sito per impedire che diventi un monumento al capo terrorista.

 

È l’ora del califfo

Intelligence, strategie, bombe, forze speciali. I segreti di Abu Bakr al Baghdadi, l’uomo che da qualche parte tra Iraq e Siria muove le leve del jihad globale. Come funziona la guerra contro l’uomo più pericoloso del mondo. Un’inchiesta

 

Sarebbe molto importante capire come ha fatto Abu Bakr al Baghdadi, braccato dai servizi segreti di molti paesi, a spostarsi dal luogo dove fu avvistato per l’ultima volta nell’estate 2017, nella valle dell’Eufrate della Siria orientale vicino al confine con l’Iraq, fino a Idlib. Di sicuro deve avere attraversato alcune linee del fronte, per esempio tra i curdi e i gruppi di ribelli siriani a loro ostili oppure tra il regime e i gruppi ribelli siriani. Alcune foto satellitari mostrano che esattamente nel luogo dove è stato ucciso Baghdadi nei primi mesi del 2018 fu costruito un edificio isolato. Era uno dei tanti nascondigli che erano a disposizione del capo dello Stato islamico? Contrariamente a quel che si pensa, ovvero che dorma tutte le notti in un posto diverso per non farsi beccare, è molto probabile che si spostasse di rado dai suoi nascondigli perché ogni movimento equivale a esporsi. Fonti dei gruppi islamisti nella zona sostengono che Abu Bakr al Baghdadi potrebbe essere lì per partecipare a un non meglio identificato incontro, a cui sarebbe stato presente anche il suo vice (fin dal 2010), Haji Abdullah, che in teoria era l’uomo destinato a rimpiazzarlo in caso di morte.

 

 

E’ un’ottima notizia per Trump, che in queste settimane è molto criticato per la decisione di abbandonare i curdi nell’est della Siria (il capo dei combattenti curdi, Mazloum Abadi, ha rivendicato un ruolo importante nell’uccisione di Al Baghdadi che sarebbe avvenuta secondo lui grazie alla collaborazione e alle informazioni condivise). C’è da notare però che queste operazioni sono un successo per il medesimo apparato militare e d’intelligence americano che Trump deride spesso. Quando Cia e Pentagono lo contraddicono il presidente americano li disprezza e li definisce “Deep State”. Ma ieri sera, se i test sul corpo di Al Baghdadi saranno positivi, gli hanno consegnato una formidabile vittoria.

 

Due immagini del luogo dell'operazione condotta dalle forze americane contro Abu Bakr al Baghdadi, in alto il bossolo di un proiettile da 30 mm usato da un elicottero Apache americano, in basso un pulmino distrutto

Daniele Raineri

Daniele Raineri

Di Genova. Nella redazione del Foglio mi occupo soprattutto delle notizie dall'estero. Sono stato corrispondente dal Cairo e da New York. Ho lavorato in Iraq, Siria e altri paesi. Ho studiato arabo in Yemen. Sono stato giornalista embedded con i soldati americani, con l'esercito iracheno, con i paracadutisti italiani e con i ribelli siriani durante la rivoluzione.

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Commenti all'articolo

  • J.Wrangler

    J.Wrangler

    28 Ottobre 2019 - 08:08

    Trump? L'alleato di tutti (quando occorre) .

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