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Putin ed Erdogan ridisegnano la Siria

Pochi giorni dopo il controverso ritiro americano deciso da Trump

22 Ottobre 2019 alle 21:15

Putin ed Erdogan ridisegnano la Siria

Vladimir Putin e Recep Tayyip Erdogan (foto LaPresse)

Il presidente russo Putin e quello turco Erdogan si sono visti a Sochi per un incontro fiume che è durato sei ore. Del resto ne avevano bisogno perché devono sistemare parecchie cose. I fotografi erano ancora nella stanza per le foto di rito quando Erdogan ha posato una mappa sul tavolino davanti a sé ed era la Siria. Con Putin, devono ridisegnare il paese secondo le loro rispettive aree d’influenza. Sia a est, dove turchi e russi decideranno come spartirsi le città più popolose dell’area curda – o meglio: di quella che presto potrebbe diventare l’ex area curda. Sia a ovest, dove il nodo di Idlib, la grande regione ancora in mano a gruppi armati anti Assad che in maggioranza sono islamisti, sarà risolto con una grande offensiva. Martedì il presidente siriano Bashar el Assad, intuendo che quando non sei al tavolo allora vuol dire che sei sul menù, ha fatto per la prima volta in sette anni una visita a sorpresa sul fronte di Idlib per far vedere che c’è anche lui – ma senza l’appoggio russo non potrebbe riprendersi nemmeno un fienile. L’altra grande assente da questo negoziato fitto è l’Amministrazione Trump.

 

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Gli Stati Uniti hanno di fatto tolto di mezzo il mostro anomalo spuntato fuori mentre si combatteva la guerra civile siriana, lo Stato islamico. Lo hanno fatto fuori con migliaia di missioni aeree e con miliardi di dollari in supporto logistico ai combattenti locali – i curdi, per la maggior parte del tempo. Ma sedici giorni fa il presidente Trump ha fatto a turchi e russi il favore di togliersi di torno senza chiedere nulla in cambio – così, per una decisione impulsiva – e quindi al tavolo dove si decidono le cose non si siederà (e forse è un bene, perché chissà cosa lo avrebbero convinto a fare gli altri due). C’è da chiedersi se Putin ed Erdogan, che non sono avversari ma partner nella gestione politica e militare dello sfacelo siriano, non fossero a grandi linee già d’accordo sulla spartizione da molto tempo e non aspettassero altro che l’America si neutralizzasse da sola.

Redazione

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Commenti all'articolo

  • branzanti

    22 Ottobre 2019 - 23:03

    Erdogan e Putin sono due autocrati, leader di paesi che non dispongono di alcun elemento reale, non di facciata, che consenta di considerarli autentiche democrazie. Il loro accordo di spartizione - poi vedremo come si porranno con l'Iran - non riveste caratteristiche positive, tranne la possibilità di allontanare dallo scacchiere mediorientale gli Usa trumpati. E quella, ovviamente, è un'ottima notizia.

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