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Piccolissima europea con il coltello in mano: oggi inneggia allo Stato islamico, e domani?

I governi europei dovrebbero occuparsi dei più piccoli nei campi siriani, per non trovarsi in giro adolescenti ibridi che parlano bene le lingue europee ma hanno la testa di un terrorista

25 Ottobre 2019 alle 11:01

Piccolissima europea con il coltello in mano: oggi inneggia allo Stato islamico, e domani?

Cara Annalena, ti mando una foto che ho trovato sui canali telegram usati dallo Stato islamico. E’ una bambina europea, con in mano un coltellaccio e coperta da un velo che lascia scoperti soltanto gli occhi. E’ stata scattata in Siria in un posto persino peggiore di Bibbiano che si chiama al Hol, dove c’è un campo che contiene settantamila persone – in maggioranza donne e bambini – per ora sotto il controllo dei curdi. La bambina è così piccola che nemmeno l’islamista più fanatico la obbligherebbe al velo, ma in questo caso è necessario perché così non si può scoprire chi è la madre – di sicuro una delle tante europee che negli anni scorsi erano andate in Siria per unirsi allo Stato islamico e poi sono finite nei campi di detenzione.

 

Da quando è nata ha vissuto sempre e soltanto in mezzo ai fanatici e ogni giorno è sottoposta al lavaggio del cervello più potente, quello che si subisce quando si è ancora piccoli. E più resterà in quella situazione più il danno sarà irreparabile. Non vedo molte soluzioni possibili: i governi europei dovrebbero riprendersi queste famiglie e recuperare i più piccoli, finché si è ancora in tempo. Se non per ragioni umanitarie, lo facessero almeno per non trovarsi in giro adolescenti ibridi che parlano bene le lingue europee ma hanno la testa di un terrorista. Per ora i governi fanno finta di non vedere, magari nell’attesa segreta che a queste famiglie accada qualcosa nel caos della guerra.

Daniele Raineri

Daniele Raineri

Di Genova. Nella redazione del Foglio mi occupo soprattutto delle notizie dall'estero. Sono stato corrispondente dal Cairo e da New York. Ho lavorato in Iraq, Siria e altri paesi. Ho studiato arabo in Yemen. Sono stato giornalista embedded con i soldati americani, con l'esercito iracheno, con i paracadutisti italiani e con i ribelli siriani durante la rivoluzione.

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