Il peccato francese

Giulio Meotti

Chirac impedì alle radici cristiane di entrare nella Costituzione europea. “Fu quello l’inizio del nostro disarmo morale”. Dialogo con Brague e altri

In occasione della storica visita in Francia di Giovanni Paolo II nel 1980, l’allora sindaco di Parigi Jacques Chirac disse al Papa: “Sotto le torri di Notre Dame, è in questi luoghi che la Francia sente il suo cuore più forte”. Trascorsero sedici anni e stavolta nei panni di presidente della Repubblica Chirac disse ancora a Karol Wojtyla: “A Parigi, Lisieux, Lourdes, Lione, Strasburgo e Alsazia, Santo Padre lei incontrerà la Francia cristiana. Circondato dai vescovi di Francia, celebrerà a Reims l’anniversario del battesimo di Clodoveo. La Francia repubblicana e laica è orgogliosa delle proprie radici”. Il Papa si ricorderà molto bene di quelle parole quando, otto anni dopo, lo stesso Chirac, scomparso il 26 settembre a 86 anni, pose il veto all’introduzione delle stesse radici cristiane nella Costituzione europea. Racconta l’ex premier francese Jean-Pierre Raffarin nel suo libro La dernìere marche che “con la signora Chirac partecipammo a Roma alla beatificazione di Madre Teresa. Alla fine siamo andati a salutare il Santo Padre. Giovanni Paolo II mi stava di fronte, con gli occhi chiusi. Con una voce molto debole mi disse: ‘Non dimenticate le nostre radici cristiane’”. Fu il grande peccato di Chirac. Un fatto ricordato pochi giorni fa da Matthieu Rougé, vescovo di Nanterre: “La testardaggine di Chirac su questo punto ha sorpreso alcuni dei suoi cari amici, è un enigma e Giovanni Paolo II, come molti leader europei, non lo ha mai capito”. “Quando il presidente Chirac ha rifiutato di menzionare le “radici cristiane dell’Europa“”, ha ricordato La Croix in un dossier della scorsa settimana. Ancora poco tempo fa un altro francese, Pierre Moscovici, spiegava perché le radici non dovessero trovare spazio in Europa.

 

“Ha sposato il vento della moda, ovvero pensare che l’Europa fosse radicata solo nel futuro, non nel passato” (Chantal Delsol)

“Chirac aveva pochissime idee personali, ecco perché si dice che fosse ‘radicale’: ha sposato il vento della moda e la moda in Francia come in Germania è pensare che l’Europa fosse radicata solo nel futuro, non nel passato” dice al Foglio la filosofa francese Chantal Delsol, fra gli intellettuali ammessi sotto la cupola dorata dell’Institut de France e fondatrice dell’Istituto Hannah Arendt. “Penso che le conseguenze della scelta di rimuovere le radici cristiane siano state molto grandi. Questa distruzione delle radici nei testi europei assomiglia all’immagine del nemico che viene eliminata dalle foto, ad esempio in Unione Sovietica. È una negazione della realtà. Le democrazie illiberali si sviluppano da questo tipo di negazione”.

 

“Un punto su cui i nostri scambi erano brevi erano le radici cristiane dell’Europa, non voleva avanzare su questo argomento”, ha detto a La Croix il cardinale Jean-Pierre Ricard, arcivescovo di Bordeaux ed ex presidente della Conferenza episcopale di Francia. Fu una divisione molto netta: da una parte Chirac, i belgi e le sinistre europee; dall’altra l’Italia, la Spagna, l’Est europeo e una timida apertura della Germania.

 

“Chirac era molto islamofilo”, dice al Foglio Robert Redeker, filosofo, editorialista del Figaro, dell’Express e di Marianne, già membro del comitato di redazione della rivista sartriana Les Temps modernes. “Non voleva offendere i potentati arabi del medio oriente. Il suo rifiuto di aderire alla coalizione militare contro Saddam Hussein è spiegabile in questo modo. Credo che la sua cancellazione delle radici giudeo-cristiane e la sua opposizione all’intervento in Iraq siano più o meno la stessa cosa. D’altra parte, la sua visione delle culture era molto relativistica, per lui tutte le culture erano uguali. Un approccio tipico degli anni 60 e 70, alla Claude Lévi-Strauss. E’ anche collegato alle critiche all’etnocentrismo europeo”. Redeker concorda con Delsol. “Una delle conseguenze è il disarmo culturale e morale dell’Europa, che non è più una civiltà, ma un mercato, una zona economica. Chirac lavorò alla perdita d’orgoglio degli europei, delle diverse nazioni europee. Ha cercato di far vergognare gli europei in quanto europei. Chirac è il presidente del ‘singhiozzo dell’uomo bianco’, per usare la famosa formula di Pascal Bruckner, l’uomo che si vergogna di essere ciò che è”.

 

“Chirac è il presidente del ‘singhiozzo dell’uomo bianco’, l’uomo che si vergogna di essere quello che è” (Robert Redeker)

Il Consiglio europeo di Laeken del 14 e 15 dicembre 2001 conferì il mandato a alla convenzione del francese Valery Giscard d’Estaing per redigere una Costituzione. Venti politici tedeschi, danesi e italiani del Partito popolare europeo, guidati dal bavarese Joachim Würmeling, chiesero il recepimento nella Costituzione europea del paragrafo della Costituzione polacca, che invoca i “valori”. Ognuno sfodera la propria formula. Josep Borell Fontelles, socialista e presidente del Parlamento europeo, attacca: “I valori in Europa sono stati contrari alla volontà della chiesa: libertà, democrazia, tolleranza, rispetto dei diritti umani, uguaglianza tra i sessi, separazione tra temporale e spirituale, solidarietà, giustizia e coesione sociale”. Il Vaticano propone il testo della Costituzione polacca per introdurre il riferimento al cristianesimo. Il Patriarcato ortodosso di Mosca si unisce alle critiche. Due deputati del campo laico, Daniel Cohn-Bendit e Olivier Duhamel, attaccano i polacchi: “Perché volete imporre il vostro fervore cristiano a ebrei, musulmani, agnostici o atei?”. Gli eurodeputati di destra guidati da Elizabeth Montfort chiedono che vengano inclusi i termini “eredità religiosa, in particolare cristiana”. Ma neanche il Ppe ha i numeri per imporsi. Il Papa mobilita i cattolici con il raduno di diecimila a Stoccarda per “riportare in vita l’anima dell’Europa”. Anche Romano Prodi e il cardinale Walter Kasper, capo del Pontificio Consiglio vaticano per l’unità dei cristiani, prendono parte a questo incontro. Polonia, Lituania, Italia, Portogallo, Slovacchia, Repubblica ceca e Malta firmano una lettera congiunta al premier irlandese Bertie Ahern. Michel Barnier, Ministro degli Affari Esteri francese, dice che “questa unione non è un club giudeo-cristiano”.

 

Il testo del Trattato costituzionale è firmato a Roma dei paesi membri il 29 ottobre 2004. Si parla di “patrimonio culturale, religioso e umanistico”. Alcune parole simboliche care ai difensori del laicismo scompaiono, come “principi”, sostituite da “valori”. “L’Europa è sempre più scristianizzata”, attacca il primate greco ortodosso Christodoulos, per il quale “un’ondata di ateismo percorre l’Europa” e “la colpa è della Francia, che ha il complesso della rivoluzione del 1789 contro Dio e la cristianità” . “Chirac, mi dissero persone che lo conoscevano da vicino, era animato con sentimenti ambivalenti nei confronti dell’Europa” dice al Foglio Rémi Brague, studioso e specialista della filosofia medievale, araba e ebraica, membro dell’Istituto di Francia, professore all’Università Panthéon-Sorbonne, medievista e fra i massimi intellò francesi. “Aveva una passione per l’estremo Oriente, a volte di odio per l’Europa. Fu la Francia, seguita dal Belgio, a insistere che non si dovevano citare le radici (non mi piace la parola, preferirei ‘fonti’, ma non è molto importante ) cristiane d’Europa e che ci accontentassimo di un vago ‘religiose e umaniste’”.

 

Perché Chirac lo ha fatto? “Senza dubbio a causa di un’interpretazione restrittiva del laicismo. Si dice anche che i massoni avrebbero spinto Chirac ad agire così”. Le conseguenze culturali apparentemente non erano molto importanti” conclude Brague al Foglio. “Il trattato fu comunque respinto. Ma alla fine, questo atteggiamento ha dimostrato che possiamo impunemente passare sotto silenzio la realtà storica, quella che gli storici si sforzano di ricostituire, e sostituirla con una narrativa immaginaria, ma che ci si addice. Viene riconosciuto il fatto che la cultura dell’Europa deve tanto all’islam quanto al cristianesimo, il che fa ridere di gusto gli storici”. Resta un mistero su quella scelta così ideologica. “Nessuno saprà mai esattamente perché Chirac fece quella scelta”, spiega al Foglio anche Jean-Louis Harouel, professore emerito di Storia del diritto all’Université Panthéon Paris II e autore dei “Diritti dell’uomo contro il popolo” (in Italia pubblicato da Liberilibri). “Chirac non aveva idee personali, era un magnifico animale politico, efficiente e instancabile, accumulava discorsi, viaggi, banchetti, inaugurazioni, conferenze. La sua mancanza di idee spesso lo ha reso un burattino. Sotto l’influenza di alcuni consiglieri, Chirac fu in grado di difendere posizioni conservatrici e di preservare l’identità nazionale, e prese posizioni perfettamente opposte sotto l’influenza di altri consiglieri”.

 

“Chirac aveva una passione per l’estremo oriente, a volte di odio per l’Europa, su cui nutriva sentimenti ambivalenti” (Rémi Brague)

Tuttavia, c’è un’area in cui Chirac è stato coerente: “E’ la profonda mancanza di empatia per la civiltà francese ed europea. Il suo gusto per la cucina tradizionale francese non deve oscurare l’essenziale: in quanto portatrice storica di una civiltà millenaria, la Francia non gli interessava. E l’Europa meno. Quest’uomo, poco innamorato della cultura e che leggeva pochissimo, non amava la Francia o l’Europa. La loro storia, la loro letteratura, i loro paesaggi, i loro monumenti, tutto ciò che non gli diceva nulla. Il suo cuore era altrove: tra gli Inuit cacciatori di foche o i feticisti dell’Africa nera. Da qui il naturale disinteresse di Chirac per la civiltà europea e le radici cristiane”.

 

Tuttavia, questo non è abbastanza per spiegare il suo veto sulla Costituzione. “Lo stato in Francia è una chiesa di stato, è la religione dei diritti dell’uomo. Parlamento, governo e amministrazione sono il volto ufficiale di questa chiesa”. Quali sono state le conseguenze culturali di questa decisione? “Che l’Europa, non proclamando pubblicamente le radici cristiane, ha vissuto nella contro-verità. Il legame storico tra l’Europa e il cristianesimo è la prova che solo una malafede accecante può negare. Per più di mille anni, le parole ‘europeo’ e ‘cristiano’ sono state sinonimi. La religione cristiana è sopravvissuta grazie agli europei. E per un millennio, il cristianesimo è stato l’identità dell’Europa. La disgiunzione cristiana tra politico e religioso - Cesare e Dio - ha permesso lo sviluppo tecnico, scientifico e intellettuale dell’Europa”. Questo rifiuto delle radici cristiane fa il paio con il multiculturalismo. “Un’ideologia che vuole costringere la massa degli abitanti di un paese a vivere in una situazione di senso di colpa nei confronti delle minoranze. Questo sistema portò all’istituzione di una nuova religione laica, che prese il posto del comunismo come progetto di salvezza terrena: la religione dei diritti umani. La lotta di classe è sostituita dalla lotta contro la discriminazione. E’ un totalitarismo ovattato ma molto reale e che paralizza la resilienza delle società europee. La religione laica dei diritti umani è ancora più suicida per l’Europa occidentale di quanto non fosse il comunismo, è il dovere di scomparire con un sorriso e di fare spazio sul territorio ad altri popoli e civiltà, a cominciare dalla civiltà musulmana”.

 

“A quest’uomo che leggeva pochissimo la storia, la letteratura, i paesaggi, tutto questo non diceva nulla” (Jean-Louis Harouel)

La laicità francese è in grave crisi. “Da un lato, le correnti di pensiero che si considerano custodi del secolarismo mantengono un odio viscerale nei confronti della chiesa cattolica. Ma gli eredi degli anticlericali della Terza Repubblica si rifiutano di considerare l’islam. Il secolarismo francese è diventato emiplegico”. Da quando ha rifiutato le radici cristiane, l’Europa ha perso ogni legittimità? “L’Europa non può averne se nega le radici cristiane. Se l’Europa fosse diventata musulmana, il corso della storia sarebbe stato completamente diverso. Il progresso scientifico, intellettuale, economico e tecnologico non sarebbe avvenuto. Non ci sarebbe stata libertà intellettuale o di pensiero. Questo nasce dalla dualità cristiana tra potere temporale e spirituale, ed è nell’Europa occidentale che questa dualità è stata realizzata. Ma gli artefici della costruzione europea hanno scelto di ignorarle. Hanno lavorato per la costruzione dell’Europa in campo economico e amministrativo, senza cercare di suscitare tra i popoli europei un comune sentimento di appartenenza”. Nella nuova logica post cristiana, l’identità dell’Europa è quella che si apre incondizionatamente agli altri. “Ma esiste una vera identità europea, che è stata plasmata nel corso dei secoli dal cristianesimo. Anche se oggi, in tutti i paesi europei, la pratica religiosa sta diminuendo sia tra i cattolici sia tra i protestanti, non impedisce che sia il cristianesimo che ha permesso all’Europa di inventare il mondo moderno e serve da modello per altri continenti. Questo è il patrimonio comune degli europei”.

 

Quando, un anno dopo il veto di Chirac, Francia e Olanda bocceranno al referendum la Costituzione europea, il progetto verrà abbandonato. Come se il rifiuto delle tanto scandalose radici, voluto dai francesi per non “dividere l’Europa”, ne avesse in realtà accelerato la disgregazione. Al tempo della Carta di Nizza nel 2000, quando prese il via la discussione sulle radici cristiane, fu coniato uno slogan che non fu mai così vero per l’Europa: Nice ou la mort .

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  • Giulio Meotti
  • Giulio Meotti è giornalista de «Il Foglio» dal 2003. È autore di numerosi libri, fra cui Non smetteremo di danzare. Le storie mai raccontate dei martiri di Israele (Premio Capalbio); Hanno ucciso Charlie Hebdo; La fine dell’Europa (Premio Capri); Israele. L’ultimo Stato europeo; Il suicidio della cultura occidentale; La tomba di Dio; Notre Dame brucia; L’Ultimo Papa d’Occidente? e L’Europa senza ebrei.