Domenico Giani (foto LaPresse)

I corvi svolazzano sul Vaticano e fanno dimettere il capo dei gendarmi

Matteo Matzuzzi

Fughe di notizie, trappole e manine. C'è del torbido Oltretevere

Roma. I corvi che svolazzano sui palazzi vaticani stanno benissimo e riescono anche a deporre il Capo della Gendarmeria, colui che da anni lavora per portare allo scoperto il malaffare che s’insinua Oltretevere e tocca anche qualche monsignore. Domenico Giani, dal 2007 numero uno dei gendarmi pontifici e da vent’anni di stanza in Vaticano, si è dimesso. Il Papa ha accettato, seppure con il riconoscimento di una “ventennale, indiscussa, fedeltà e lealtà”. Giani se ne va per colpe non sue: lo scorso 2 ottobre la circolare – consueta, in casi del genere – a uso interno che ricordava le limitazioni amministrative adottate nei confronti di cinque indagati per operazioni finanziarie illecite finì sull’Espresso. Con tanto di foto segnaletiche e una firma in calce, quella di Giani. Una “manina” aveva consegnato alla stampa il documento. Una pubblicazione “altamente lesiva sia della dignità delle persone coinvolte, sia della stessa immagine della Gendarmeria”, ha certificato il Papa. Francesco è rimasto addolorato e ha chiesto spiegazioni. E’ lo stesso ormai ex comandante a dirlo in un’intervista concessa ai media vaticani: “Gli eventi recentemente accaduti hanno generato un grave dolore al Santo Padre e questo mi ha profondamente colpito. Sono trascorsi 15 giorni dalla pubblicazione del documento che era stato inoltrato ad uso interno esclusivamente per Gendarmi e Guardie Svizzere. Come indicato nel comunicato della Sala Stampa del primo ottobre, è in corso un’indagine e le persone coinvolte sono state raggiunte da un provvedimento amministrativo. L’uscita di questo documento, pubblicato da alcuni organi di stampa, ha certamente calpestato la dignità di queste persone. Anche io come comandante ho provato vergogna per quanto accaduto e per la sofferenza arrecata a queste persone. Per questo, avendo sempre detto e testimoniato di essere pronto a sacrificare la mia vita per difendere quella del Papa, con questo stesso spirito ho preso la decisione di rimettere il mio incarico per non ledere in alcun modo l’immagine e l’attività del Santo Padre. E questo, assumendomi quella responsabilità oggettiva che solo un comandante può sentire”. Giani non ha alcuna responsabilità, infatti, considerato che lo stesso comunicato ufficiale che dà conto dell’epilogo chiarisce che non ha alcuna responsabilità soggettiva.

 

Resta da scoprire la “manina”, così come l’autore degli sgrammaticati messaggi anonimi che – ne dava conto il Corriere della sera domenica scorsa – circolano nei Sacri Palazzi contro Giani e il suo lavoro. Clima torbido, cordate che, per usare un’espressione del Papa, si accoltellano alla schiena tenendo fino all’ultimo l’arma nascosta sotto al tavolo. L’oggetto del contendere è il solito: potere, soldi, posizioni di rendita. Il cardinale prefetto dei Santi, Giovanni Angelo Becciu, che certa stampa ha citato come persona informata su certe operazioni immobiliari di milioni di euro – secondo le quali il Papa gli avrebbe anche imposto di non lasciare Roma, cosa smentita dai fatti, visto che il cardinale si è recato in Brasile all’inizio del mese, a Tgcom24 ha detto che “purtroppo all’interno del Vaticano sta venendo meno il senso di lealtà e di fedeltà alle istituzioni. Se ci dilaniamo e attacchiamo tra odio e lotte di potere perde senso l’essere chiesa”. Becciu ha aggiunto anche altro, parlando di “odio” che si respira ormai quotidianamente negli uffici curiali. Il che dà bene l’idea della portata dello scontro in atto.

  • Matteo Matzuzzi
  • Friulsardo, è nato nel 1986. Laureato in politica internazionale e diplomazia a Padova con tesi su turchi e americani, è stato arbitro di calcio. Al Foglio dal 2011, si occupa di Chiesa, Papi, religioni e libri. Scrittore prediletto: Joseph Roth (ma va bene qualunque cosa relativa alla finis Austriae). È caporedattore dal 2020.