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Il Sinodo invoca la penitenza globale: “La chiesa confessi i peccati ecologici”

Nelle quattro congregazioni generali del secondo giorno si è parlato di cosmovisione amazzonica e preti che non ci sono

9 Ottobre 2019 alle 11:11

Il Sinodo invoca la penitenza globale: “La chiesa confessi i peccati ecologici”

(Foto LaPresse)

Città del Vaticano. E’ il secondo giorno di #SinodoAmazonico, si sono tenute quattro congregazioni generali. I padri quasi tutti in clergyman, senza talari come aveva consentito lunedì il segretario generale cardinale Lorenzo Baldisseri tra gli olé della folla sinodale. I temi affrontati rispecchiano bene la strada tracciata dal cardinale Hummes, relatore generale, e diversi padri hanno chiesto che “la chiesa confessi i peccati ecologici”. Come segnala la nota serale diffusa da Vatican News, in Aula “è stato sottolineato uno sviluppo sostenibile che sia socialmente giusto e inclusivo e combini conoscenze scientifiche e tradizionali, perché il futuro dell’Amazzonia, realtà viva e non museale, è nelle nostre mani”. Auspicata ovviamente una “conversione ecologica che faccia percepire la gravità del peccato contro l’ambiente alla stregua di un peccato contro Dio, contro il prossimo e le future generazioni”. Da qui, “la proposta di approfondire e divulgare una letteratura teologica che includa insieme ai peccati, tradizionalmente noti, i peccati ecologici”. Si fa sul serio, insomma, a partire dagli appelli “affinché la chiesa con la sua voce autorevole tuteli sempre la vita, denunciando le tante strutture di morte che la minacciano”. Si è parlato, ça va sans dire, anche di diritti umani ed è stato ribadito che “le popolazioni native vanno considerate come alleate nella lotta ai cambiamenti climatici in un’ottica sinodale, ovvero di cammino ‘insieme’, in amicizia”. Non pochi membri dell’assemblea hanno invitato la chiesa “a divenire alleata dei movimenti sociali di base, a porsi in ascolto umile e accogliente nei confronti della cosmovisione amazzonica, a comprendere il diverso significato, rispetto alla tradizione occidentale, dato dalle culture locali a simboli rituali”.

 

In parecchi hanno chiesto di formare di più e meglio i missionari amazzonici (laici e consacrati), coinvolgendo i popoli indigeni nell’apostolato. Proposta: promuovere il diaconato indigeno permanente. Ma è ancora il problema della mancanza di sacerdoti a tenere banco (e a rappresentare il tema più delicato dell’assise). “C’è chi ha esortato alla preghiera per le vocazioni, chiedendo la trasformazione dell’Amazzonia in un grande santuario spirituale dal quale innalzare la preghiera al ‘Padrone della messe’’ affinché mandi nuovi operai del Vangelo”. Visto che i preti mancano dappertutto, qualcuno in Aula ha invitato “a un serio esame di coscienza su come oggi si vive la vocazione sacerdotale. La mancanza di santità infatti è ostacolo alla testimonianza evangelica”. Tra il pomeriggio di lunedì e la mattinata di ieri sono intervenuti 40 padri sinodali e un uditore.

Matteo Matzuzzi

Matteo Matzuzzi

E' nato a Udine nel 1986. Si è laureato per convinzione in diplomazia e per combinazione si è trovato a fare il giornalista. Ha sperimentato la follia di fare l'arbitro di calcio, prendendosi pioggia e insulti a ogni weekend. Milanista critico e ormai poco sentimentale, ama leggere Roth (Joseph, non Philip) e McCarthy (Cormac). Ha la comune passione per le serie tv americane che valuta con riconosciuto spirito polemico. Al Foglio si occupa di libri, chiesa, religioni.

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