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In Spagna arrivano molti più migranti, ma non ci sono isterie

Il governo Sánchez usa l’accoglienza ma anche il pugno duro, e ha un’arma segreta: la cooperazione con i partner Ue

10 Luglio 2019 alle 18:19

Foto LaPresse

Migranti, summit Onu su Global Compact

Milano. Secondo i dati dell’Unhcr, l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, dall’inizio del 2019 sono arrivati in Italia 3.071 migranti (dati aggiornati all’inizio della settimana). In Spagna, nello stesso periodo, sono arrivati 13.263 migranti, oltre diecimila in più. Andiamo più nello specifico. A giugno, l’ultimo mese completo registrato, sono arrivati in Italia 1.218 migranti, più di un terzo degli arrivi totali dell’anno. Ma nello stesso mese, in Spagna, gli arrivi sono stati 2.823. Anche in questo caso, quasi il doppio. Eppure, a giudicare dalla reazione dei media e della politica, il paese che sta subendo l’invasione sembra l’Italia. I giornali non parlano d’altro che di fenomeni migratori, il ministro dell’Interno Matteo Salvini si dimena, sbraita e si lamenta in diretta Facebook, si mobilita la marina militare, il caso della comandante tedesca Carola Rackete ha assunto portata internazionale.

 


L’anno scorso Madrid ha firmato un accordo di rientro dei migranti che avevano chiesto asilo in Spagna ma poi si erano trasferiti in Germania: è un gesto soprattutto simbolico, perché i richiedenti asilo in questione sono una spicciolata, ma la Merkel si è impegnata ad aiutare la Spagna davanti a Bruxelles


In Spagna è tutto il contrario. Il paese è oggetto di un afflusso di migranti molto superiore, ma i media sembrano occupati da altri temi. Dal País, di centrosinistra, ad Abc, di destra, i giornali parlano degli accordi politici per la formazione del governo centrale e di quelli locali, parlano di polemiche durante il gay pride, di indipendentismo catalano e di politica estera. Non parlano di “emergenza immigrazione”, anzi sì: guardano con stupore a quella fasulla dell’Italia, e al trattamento che il paese ha riservato a Carola Rackete. A prima vista, verrebbe da dire che la differenza è sociale e quasi antropologica. In Spagna i media sono più professionali e meno proni al sensazionalismo (vero); la politica ha più anticorpi contro il populismo (vero); gli elettori sono più resistenti ai demagoghi che usano la xenofobia per racimolare voti (vero).

  

Non è soltanto questo. La differenza grossa tra Italia e Spagna sta anche nel fatto che negli ultimi anni i governi di Madrid hanno cercato di affrontare il tema epocale delle migrazioni in maniera sistematica, con errori e scivoloni, ma sempre con serietà. Madrid ha aperto i porti quando era giusto aprire e ha usato durezza quando era necessario, anche con metodi muscolari. Si è affidata ai partner europei (questo è un punto importantissimo). Si è tenuta lontano dalla polemica, dall’isteria e dalle prove di forza machiste – e alla fine è riuscita a gestire meglio dell’Italia un afflusso migratorio molto superiore.

 

Punto primo: Pedro Sánchez, presidente del governo spagnolo attualmente facente funzioni, è diventato famoso in Italia per il gran gesto di accoglienza compiuto nel giugno dell’anno scorso, quando fece sbarcare in Spagna i migranti della nave Aquarius. Questa è la parte di “aprire i porti quando è giusto farlo”, e Sánchez non si è tirato indietro, come mostrano i dati dell’accoglienza. Ma il governo spagnolo ha attivato anche misure piuttosto muscolari quando si è trattato di controllare i flussi – Sánchez è favorevole alla solidarietà, non all’accoglienza indiscriminata. A Ceuta e Melilla, enclave spagnole in territorio africano, il governo socialista tiene in piedi le barriere e il gran sistema di dissuasione anche violenta dei governi precedenti. Madrid cerca inoltre di rafforzare gli accordi con il governo del Marocco, paese dal quale giunge buona parte dell’immigrazione in Spagna. E con le navi delle ong il governo non è tenero.

 

A gennaio le autorità bloccarono nel porto di Barcellona la nave Open Arms adducendo come scuse ragioni burocratico-tecniche: mancano le autorizzazioni delle autorità responsabili. E quando, alla fine di giugno, Open Arms ha deciso di ripartire, un comunicato del ministero dello Sviluppo ha ricordato alla nave che rischia sanzioni fino a 901 mila euro. E’ un provvedimento molto controverso che negli intenti è simile a quello voluto da Matteo Salvini, ma con alcune differenze. E’ una misura ad hoc per la nave Open Arms, che cercava di evitare la sua partenza dalla Spagna (inutilmente, la nave è al largo) ma non mira a chiudere i porti e a sospendere la legge del mare. Inoltre, non è una misura che serve a solleticare l’isteria dei media e la xenofobia dell’elettorato: non è il pronunciamiento di un ministro, ma il comunicato asciutto di un ufficio ministeriale, e la differenza di stile è importante.

 

Il rapporto con la Merkel

Infine c’è il tema del rapporto con i partner – in particolare europei. Mentre l’Italia si è isolata a livello internazionale, cercando alleanze con i paesi meno solidali (vedi Visegrád), Sánchez ha un dialogo continuo con Angela Merkel e con Emmanuel Macron. L’anno scorso Madrid ha firmato un accordo di rientro dei migranti che avevano chiesto asilo in Spagna ma poi si erano trasferiti in Germania: è un gesto soprattutto simbolico, perché i richiedenti asilo in questione sono una spicciolata, ma un gesto di cooperazione che ha aiutato Merkel e ha rinsaldato i rapporti, tanto che la cancelliera tedesca si è impegnata ad aiutare la Spagna davanti alla Commissione europea. Il governo spagnolo è stato anche tra i più forti sostenitori della missione Sophia, che metteva a disposizione navi e mezzi a livello europeo, e che è stata abortita l’anno scorso dopo che l’Italia ha unilateralmente tentato di chiudere i porti.

 

Da oltre un anno la Spagna è oggetto di un afflusso di migranti di molte volte superiore a quello dell’Italia, ma una politica oculata, seppur non priva di errori, funziona meglio dell’isteria creata ad arte.

Eugenio Cau

Eugenio Cau

E’ nato a Bologna, si è laureato in Storia, fa parte della redazione del Foglio a Milano. Ha vissuto un periodo in Messico, dove ha deciso di fare il giornalista. E’ un ottimista tecnologico. Per il Foglio cura Silicio, una newsletter settimanale a tema tech, e il Foglio Innovazione, un inserto mensile in cui si parla di tecnologia e progresso. Ha una passione per la Cina e vorrebbe imparare il mandarino.

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