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Senza ong e senza soccorsi europei il Mediterraneo torna a essere una tomba

L'Unhcr segnala il più grave naufragio dall'inizio del 2019. Si stimano 150 morti, mentre altre 140 persone sono state riportate in Libia (che per l'Onu non è un porto sicuro)

25 Luglio 2019 alle 19:03

Eppur si muore

Circa 150 persone potrebbero essere annegate in un naufragio al largo della costa libica, riferisce l'agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati. Altre 137 persone sono state salvate dai pescatori e riportate in Libia dalla cosiddetta guardia costiera libica, ha dichiarato l'Unhcr, nonostante le Nazioni Unite abbiano ripetutamente affermato che le persone salvate nel Mediterraneo non dovrebbero essere rimandate in Libia a causa del conflitto e delle condizioni disumane in cui sono tenuti i migranti.

   

  

Il portavoce della guardia costiera, Ayoub Gassim, ha confermato che i migranti erano su due barche che hanno lasciato la città di Homs, circa 120 chilometri a est di Tripoli. Sarebbe il naufragio con più vittime avvenuto nel Mediterraneo nel 2019. Il portavoce dell'Unhcr Charlie Yaxley ha spiegato che “se le stime fossero confermate, si tratterebbe della peggior tragedia di quest'anno nel Mediterraneo centrale. Un promemoria, se necessario, che deve esserci un cambiamento nell'approccio alla situazione mediterranea. È urgente la necessità di salvare vite in mare”. Il capo di Unhcr Italia, Filippo Grandi, ha scritto in un tweet che “ripristinare il salvataggio in mare, porre fine alla detenzione di rifugiati e migranti in Libia, aumentare i percorsi sicuri fuori dalla Libia deve avvenire ORA, prima che sia troppo tardi per molte persone più disperate”. 

 

In un altro tweet spiega che non si può fingere di ignorare che i viaggi in barca stanno diventando sempre più mortali. “Quest'anno, una persona è morta sulla rotta dalla Libia all'Europa per ogni sei persone che hanno raggiunto le coste europee. Tasso di morte scioccante, non possiamo chiudere un occhio”.

 

 

Secondo i dati Unhcr circa 205 persone sono morte sulla rotta tra la Libia e l'Italia nei primi tre mesi di quest'anno. Stando alle ultime stime, aggiornate al 24 luglio 2019, sarebbero 669 i morti in tutto il Mediterraneo, quindi anche sulle rotte spagnola e greca, che però sono molto meno letali. In un altro naufragio, avvenuto a maggio, erano morti almeno 65 migranti. La loro barca si era capovolta al largo della costa tunisina e solo in sedici erano sopravvissuti. È, drammaticamente, la dimostrazione che la tesi delle ong come pull factor è inverosimile. Nonostante non siano presenti navi delle organizzazioni umanitarie né mezzi di soccorso delle agenzie europee, infatti i migranti continuano a partire. Diventa solo più probabile la possibilità di morire affogati. “Meno partenze dalla Libia ma le morti nel Mediterraneo centrale nel 2019 (307) sono quasi uguali al 2018 (333)”, ha twittato a maggio il portavoce dell'Oim Italia Flavio Di Giacomo. “È chiaro che attraversare il Mediterraneo è ora più pericoloso che mai e salvare vite in mare (e portare i migranti in un porto sicuro, non in Libia) dovrebbe essere la priorità numero uno”.

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