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Il vero rapporto Mueller

Il procuratore spiega che non spetta a lui incriminare Trump. Il presidente ha tentato di ostruire la giustizia dieci volte

18 Aprile 2019 alle 21:19

Il vero rapporto Mueller

La conferenza stampa di William Barr sul rapporto Mueller (foto LaPresse)

New York. Il rapporto Mueller non è per nulla un’assoluzione come il presidente americano, Donald Trump, e la sua corte sostenevano quando erano i soli ad avere in mano il documento. Giovedì il ministro della Giustizia americano, William Barr, ha diffuso le 448 pagine dell’inchiesta – molti passaggi sono però censurati per varie ragioni, per esempio per non mettere a repentaglio altre indagini – e si è capito perché Barr ha aspettato quasi un mese prima di farlo. L’inchiesta durata quasi due anni del procuratore speciale Robert Mueller doveva rispondere a due domande: numero uno, i russi e Trump si erano messi d’accordo per condizionare le elezioni e c’era quindi stata “collusione”? Numero due, Trump ha tentato di ostacolare l’inchiesta e ha quindi commesso il reato di ostruzione di giustizia? Partiamo dalla seconda questione. Ebbene, Mueller spiega nel rapporto che l’inchiesta appartiene al dipartimento di Giustizia americano e quindi è soggetta alla linea del dipartimento, che dice che il presidente non può essere incriminato. Quindi, spiega Mueller, nel rapporto il nostro lavoro non era dire incriminazione sì oppure incriminazione no, era raccogliere gli elementi per dare ad altri – il Congresso – la possibilità di giudicare. E con gli elementi che abbiamo raccolto non possiamo dire che Trump non abbia ostacolato l’inchiesta.

 

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Il rapporto elenca almeno dieci modi in cui il presidente ha tentato di bloccare l’inchiesta sulla collusione e sono pagine interessanti. “Dio, è terribile. E’ la fine della mia presidenza. I’m fucked”, dice Trump quando viene a sapere dell’inchiesta affidata a Mueller. Poi ordina a uno dei suoi avvocati, Don McGahn, di dire al viceministro della Giustizia, Rod Rosenstein, di licenziare Mueller.

 

E quando vede che McGahn sta prendendo appunti Trump gli dice: “Che fai? Lo scrivi? Nessuno dei miei avvocati prende appunti” e gli raccomanda di non parlare dell’ordine che aveva appena ricevuto. Trump aveva già rimosso il capo dell’Fbi, James Comey, per lo stesso motivo, ostacolare l’inchiesta. Ricapitolando: Mueller decide che l’indagine non è un’indagine normale come quelle che finiscono in un’aula di tribunale perché il soggetto indagato è il presidente e non può essere incriminato finché è in carica, quindi delega la decisione e scrive esplicitamente: attenzione, questo rapporto anche se non incrimina non esonera il presidente (come invece Trump ha twittato e detto più volte).

 

Quando Mueller consegna il rapporto a Barr il 22 marzo, il ministro non lo fa uscire e invece pubblica una lettera di quattro pagine in cui sostiene che secondo lui non c’è ostruzione. E’ un tentativo di impatto controllato. Lo stesso Barr ha detto giovedì in conferenza stampa che il lavoro di aggiungere le pecette per coprire passaggi del rapporto prima della pubblicazione era finito già il 29 marzo, quindi una settimana dopo che Mueller l’aveva consegnato. Gli altri venti giorni di attesa sono il frutto di una decisione politica, per lasciare che l’opinione pubblica si convincesse che il rapporto dà ragione a Trump e ridicolizza i suoi critici. Se il rapporto fosse stato pubblicato subito, la cosa che ricorderebbero tutti molto probabilmente sarebbe Trump che dice: “I’m fucked”. Il punto su cui trumpiani e antitrumpiani si scanneranno è questo: il ministro di Trump prende la decisione di dire che non c’è stata ostruzione, ma non è scritto da nessuna parte che la decisione era delegata a lui. Giovedì il capo della commissione Intelligence del Senato, il democratico Adam Schiff, ha convocato in audizione Mueller il prima possibile perché “dopo due anni di inchiesta il popolo americano vuole la verità e non lo spin politico di Barr”.

 

L’apertura del rapporto conferma che il governo russo ha interferito nelle elezioni presidenziali in modo sistematico e radicale. Quando Trump incontrò faccia a faccia Putin a Helsinki nel luglio 2017 disse che il presidente russo lo aveva rassicurato, non aveva fatto nulla, e lui gli credeva. Anche in Italia molti negarono le operazioni russe con sarcasmo: “Ha stato Putin”, dicevano.

 

Conclusione temporanea. Le fazioni che appoggiano Trump oppure lottano contro di lui sono ormai calcificate nelle loro posizioni, ci vorrebbero accadimenti straordinari per far cambiare loro idea e questo rapporto – per quanto molto grave – non ha la forza di un accadimento straordinario. Chi ama il presidente americano domattina lo amerà ancora e lo vorrà di nuovo nel 2020, chi lo detesta si chiederà come mobilitare una maggioranza efficace contro di lui.

Daniele Raineri

Daniele Raineri

Di Genova. Nella redazione del Foglio mi occupo soprattutto delle notizie dall'estero. Sono stato corrispondente dal Cairo e da New York. Ho lavorato in Iraq, Siria e altri paesi. Ho studiato arabo in Yemen. Sono stato giornalista embedded con i soldati americani, con l'esercito iracheno, con i paracadutisti italiani e con i ribelli siriani durante la rivoluzione.

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  • branzanti

    19 Aprile 2019 - 09:09

    Scusate se rubo spazio ma volevo riportare un passaggio del rapporto : "I tentativi del presidente di influenzare l’indagine sono stati quasi tutti vani, ma questo si deve soprattutto al fatto che le persone che lo circondavano si rifiutavano di eseguire i suoi ordini o acconsentire alle sue richieste". Vale a dire a Trump non importa nulla del rispetto della legge, a qualcun altro si, e vorrei dedicarlo a chi pensa, in modo tetragono, che sia un perseguitato; per una rovina politica sarebbe sufficiente, ma qui siamo in Usa. Del resto che Trump sia stato un delinquente seriale nei suoi quarant'anni da palazzinaro bancarottaro è universalmente noto, che non sia mai stato condannato non depone a favore della giustizia Usa. Ma in un sistema plutocratico neofeudale anche i tribunali si adeguano e le responsabilità penali vengono applicate non in funzione dei reati, ma del redito dell'imputato. Ahimè!

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    • Ferny55

      19 Aprile 2019 - 10:10

      Anche oggi dacci la nostra razione quotidiana di disinformazione. Branzanti, Muller ha valutato 10 episodi relativi all'ostruzione ed ha detto che non ci sono prove di ostruzione. Ha anche detto che Trump ha consegnato tutte le prove che ha richiesto e non ha usato alcun privilegio per bloccare la produzione di prove. Nessun privilegio del cliente avvocato, nessun privilegio esecutivo. Sulla sua affermazione poi di Trump delinquente seriale, aspetto una prova. Una che sia una. Anche sull’evasione e sul riciclaggio, considerando che l’IRS per 8 anni è stato nelle mani di Obama e spesso usato come arma politica, cosa questa conclamata da Tribunali americani dove alcuni alti dirigenti si sono dichiarati colpevoli.

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      • branzanti

        19 Aprile 2019 - 12:12

        Prendo atto che citare una frase significativa del rapporto sia fare disinformazione, così come sulle bancarotte di Trump. Ovviamente è legittimo apprezzarlo, anche se il mio scarso acume non mi rende possibile trovarne un solo motivo. Del resto dopo 50 anni di totale adesione, non riesco più a trovare alcun motivo anche per apprezzare gli Usa. Anzi credo che noi europei dovremmo superare il senso di sudditanza (per un numero in costante calo di vicinanza) nei loro confronti e cominciare a considerarli solo una mucca da mungere; prendiamo ciò che hanno da darci e poi lasciamoli senza rimpianto. E smettiamo di dire che sono nostri amici.

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        • Ferny55

          19 Aprile 2019 - 15:03

          Prendere una frase dal fuori dal contesto è il modo migliore per sostanziare una tesi. In Italia abbiamo una scuola al riguardo: basta ricordare cosa hanno fatto i nostri giornali con l'utilizzo delle intercettazioni telefoniche. Se oggi l'America si trova in questa terribile situazione dobbiamo ringraziare due famiglie: quella di Bush e quella di Clinton. Per oltre 40 anni hanno corroso tutte le istituzioni ad iniziare dalle loro agenzie di intelligence, che per giustificare gli interventi militari hanno deliberatamente e ripetutamente mentito. Hanno usato il riciclaggio di trilioni di dollari per corrompere le loro istituzioni e quelle di altri paesi. Trump è l'effetto e non la causa dei mali americani. E molti, conoscendolo, sapevano che era un pericolo. Anche se pensavano che non sarebbe mai stato eletto.

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        • branzanti

          19 Aprile 2019 - 16:04

          Mi perdoni. I mali degli americani credo nascano dall'origine del loro paese, che fu pensato come una oligarchia plutocratica e tale è rimasta (prima della terra, poi della grande industria ed in seguito della finanza). Il grande giudice Louis Brandeis diceva che gli americani potevano avere la grande ricchezza o la democrazia, ma non entrambe. La corruzione del sistema, la giustizia concepita in base al reddito, la popolazione carceraria senza uguali, l'inclinazione alla violenza ed alla guerra, l'assenza di qualsiasi protezione per gli individui nascono soltanto da questo. Bush, Clinton o Trump sono solo effetti del sistema, anche se quest'ultimo ha fatto aprire gli occhi ad un ammiratore acritico come me e, forse, il mio livore nasce da tale circostanza.

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  • branzanti

    18 Aprile 2019 - 22:10

    Se il rapporto fosse a pagamento, quel "i'm fucked" varrebbe il prezzo del biglietto ed, al contempo, ne rappresenta la sintesi perfetta. Speriamo sia vero.

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  • adebenedetti

    18 Aprile 2019 - 21:09

    Strano "ostruire un inchiesta" che ha dichiarato che non vi sono prove per poterlo incriminare. Questo dopo 9 mesi di inchiesta FBI e 22 mesi di inchiesta Mueller. Ricordo che il Team di Mueller era composto esclusivamente da attivisti democratici e finaziatori di detto partito. Ora si indaghera` perche` l`amministrazione Obama ha dato il beneplacito per spiare il candidato dell`Opposizione basandosi su un Dossier fornito dai russi a Fusion GPS e pagato da Hillary, dai democratici e dall`FBI.

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    • Skybolt

      19 Aprile 2019 - 17:05

      Egergio, non si disperi. Questi andranno avanti ancora nel 2100. Si ricordi che ancora c'è chi è sicuro che a uccidere Kennedy è stato Johnson.

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