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Per i russi Caracas è troppo lontana da casa per iniziare un conflitto

Cosa stanno facendo i soldati di Mosca in Venezuela? La missione, le ammissioni e i “non c’è niente di misterioso”

29 Marzo 2019 alle 10:36

Per i russi Caracas è troppo lontana da casa per iniziare un conflitto

Uno dei due aerei russi che sono arrivati a Caracas durante lo scorso fine settimana (Foto LaPresse)

Roma. I militari russi in Venezuela ci sono, ma il governo del presidente Nicolás Maduro non ha intenzione di utilizzarli in nessuna azione sul suo territorio, ha fatto sapere l’attaché militare venezuelano a Mosca, José Torrealba Pérez. L’attaché ci ha tenuto a ribadire che la Russia è un “socio strategico” con cui il Venezuela sta per firmare nuovi contratti militari, e che il ministro della Difesa venezuelano, il generale Vladimir Padrino López, il 24 e 25 aprile assisterà alla Conferenza di sicurezza internazionale di Mosca. Già la prossima settimana si vedranno i ministri dell’Energia Alexander Novak e Manuel Quevedo e qualcuno pensa che i russi potrebbero aver offerto aiuto in seguito ai continui blackout. Lo scorso 6 dicembre era stato lo stesso Maduro ad andare a Mosca, annunciando investimenti russi in Venezuela per 6 miliardi di dollari.

 

Sabato scorso il giornalista venezuelano Javier Mayorca si era accorto che a Caracas erano atterrati un aereo da carico Antonov-124 dell’Aeronautica militare insieme con un altro aereo più piccolo e con a bordo un centinaio di soldati sotto il comando del generale Vasily Tonkoshkurov. Lungi dallo smentire, una fonte dell’ambasciata russa a Caracas aveva confermato al sito di informazione vicino al Cremlino, Sputnik, che i militari erano arrivati per “adempiere a contratti di carattere tecnico: non c’è nulla di misterioso”. Domenica erano stati i consulenti della Difesa israeliana di ImageSat International (Isi) a rivelare che Maduro ha dispiegato una batteria di missili russi antiaerei S-300VM nei dintorni della capitale. 

 

Il deputato Williams Daniel Dávila Barrios, indicato come possibile vicepresidente di Guaidó, ha denunciato via Twitter che l’arrivo dei russi “vìola la Costituzione”, spiegando poi al Foglio che “l’intromissione di una missione militare nel paese è proibita, specie senza autorizzazione della Assemblea Nazionale. Ma è una voluta provocazione che il regime fallito di Maduro fa alla comunità internazionale”. Anche altri commentatori vicini all’opposizione tendono a escludere che i soldati siano l’inizio di un’operazione di salvataggio simile a quella fatta con Bashar el Assad. I russi “non avrebbero la capacità né militare e né finanziaria per farlo”, dice Sadio Garavini di Turno, ex diplomatico e consulente della commissione Esteri dell’Assemblea nazionale. “Non credo che arrivino a quel punto. Entrerebbero in un conflitto troppo lontano da casa, penso sia deterrenza” ci dice Mario Guillermo Massone Osorio, che Guaidó ha nominato ambasciatore in Romania.

 

Gustavo Díaz, fondatore del portale DolarToday, conviene che “i sistemi di difesa antiaerea abbiano bisogno di mantenimento e addestramento del personale”. Dal 2005 il regime chavista ha iniziato a equipaggiare le Forze armate con materiale russo, ma negli ultimi anni sono mancati i fondi per la manutenzione. Qualcuno ipotizza che Mosca sia irritata proprio perché le sanzioni americane stanno impedendo a Maduro di pagare le scadenze del suo debito con la Russia. Potrebbe essere un segnale di questa irritazione anche l’annuncio che la compagnia petrolifera russa Lukoil ha intenzione di liquidare la sua filiale americana a Houston. Ma per il giornalista Casto Ocando, esperto negli scandali del regime, “cento russi non salveranno Maduro dal disastro economico, dalle sanzioni e dallo scontento dei comandi militari medi. Credo che servano a proteggere Maduro e tirarlo fuori dal paese quando sarà necessario”.

Maurizio Stefanini

Romano, classe 1961, maturità classica, laurea in Scienze Politiche alla Luiss, giornalista dal 1988. Moglie, due figli. Free lance impenitente, collabora col Foglio dalla fondazione. Di formazione liberale classica, corretta da radici contadine e da un'intensa frequentazione del Terzo Mondo. Specialista in America Latina, Terzo Mondo, movimenti politici comparati, approfondimenti storici. Ha pubblicato vari libri, tra cui “I nomi del male”, ritratto dei leader dell’asse del Male, "Ultras - Identità, politica e violenza nel tifo sportivo da Pompei a Raciti e Sandri", "Da Omero al rock. Quando la letteratura incontra la canzone" e ultimo "Alce Nero un «beato» tra i Sioux". Parla cinque lingue; suona dieci strumenti (preferito, fisarmonica).

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