La polizia venezuelana ha arrestato il capo di Gabinetto di Guaidó

Maurizio Stefanini

Roberto Marrero è riuscito a dare l'allarme. "Mi hanno messo in casa due fucili e una granata", ha gridato mentre lo portavano via

L’Onu e l’Osa avevano appena denunciato la gravità della situazione dei diritti umani in Venezuela, che il regime ha risposto con la detenzione del capo di gabinetto di Juan Guaidó, avvocato Roberto Marrero. “In questo momento un gruppo del Sebin sta entrando in casa del deputato Vergara e in casa mia”, E' stato lo stesso Marrero a dare l’allarme con una registrazione telefonica alle 5,20 locali. Le 10,20 italiane. Il Sebin è il Servizio bolivariano di intelligence, la temutissima Gestapo di Maduro. Si sentono forti colpi, e Marrero fa in tempo a dire qualche altra parola. “Purtroppo sono arrivati a me. Continuate la lotta. Non fermatevi. Proteggete il presidente”. Poi, più nulla. Vergara è il capogruppo del partito di Guaidó. Marrero è stato avvocato di Leopoldo López, pure in carcere. Sia Marrero che Vergara hanno accompagnato Guaidó nei suoi giri internazionali.

 

“Lo hanno sequestrato”, ha denunciato subito il presidente dell’Assemblea Nazionale proclamato presidente ad interim Guaidó, chiedendone la liberazione immediata.

Il Sebin avrebbe “seminato armi” nella sua abitazione, uno dei sistemi che le autorità venezuelane, secondo quanto mercoledì era stato denunciato all’Onu da Michelle Bachelet, utilizzano contro il dissenso. A Ginevra l’ex-presidente del Cile e Alto Commissario ai Diritti Umani aveva presentato infatti un durissimo rapporto sugli esiti della visita della sua missione tecnica in Venezuela. “Il mio ufficio ha documentato numerose violazioni dei diritti umani e abusi commessi dalle forze di sicurezza e gruppi armati filo-governativi”, ha riferito. “Continuiamo a indagare rapporti di possibili esecuzioni extra-giudiziarie da parte delle forze di sicurezza. Nel 2018 abbiamo ricevuto l'informazione che le Faes (Forze speciali della polizia) hanno ucciso almeno 205 persone. Altre 37 sono state assassinate nel gennaio del 2019 a Caracas”. “Gli omicidi seguono uno schema simile. Avvengono durante perquisizioni illegali effettuate delle Faes, e in seguito si informa che la morte è stata il risultato di uno scontro armato, sebbene i testimoni informino che le vittime erano disarmate. Le vittime vivevano in quartieri poveri e avevano partecipato a proteste antigovernative. Mi preoccupano in particolare le informazioni che indicano come queste operazioni sono una forma di rappresaglia e intimidazione”. La Bachelet ha pure parlato di “riduzione dello spazio democratico, specialmente per la criminalizzazione continua della protesta pacifica e della dissidenza”. Inoltre ha attestato come il regime abbia provocato “condizioni economiche estreme che hanno provocato migliaia di proteste sociali e la fuga di oltre tre milioni di persone”.

Qualche ora dopo una altra grave denuncia è arrivata alla sede di Washington dell’Osa a opera del tenente Ronald Dugarte che fino al 27 febbraio ha lavorato al controspionaggio del Dgcim, e che è presentato in uniforme. In vari video da lui girati si vedono immagini di gravi violazioni dei diritti umani. Secondo Dugarte i prigionieri politici sono torturati con scariche elettriche, ricevono colpi in zone vitali, gli vengono iniettate sostanze ignote e sono soffocati con sacchetti di plastica.

 

Vergara dopo tre ore è stato poi liberato, ma Marrero è tuttora detenuto. Secondo quanto ha raccontato lo stesso Vergara, alle 3 del mattino 15 funzionari incappucciati hanno fatto irruzione nella sua casa, immobilizzandolo con la testa contro il suolo e minacciandolo con armi lunghe. “Mi hanno domandato se sapevo dove viveva Marrero e io non gli ho risposto. Gli ho ricordato che stavano violando il mio diritto costituzionale alla immunità parlamentare, che quel che facevano era incostituzionale e non ero obbligato a obbedire a questi ordini”. Vergara ha anche testimoniato che mentre Marrero veniva portato via ha fatto in tempo a gridargli: “Mi hanno messo in casa due fucili e una granata”.

 

Adesso c’è timore che possa essere torturato, per obbligarlo a testimoniare contro Guaidó.