L'infamia madurista: l'unica risposta da dare siamo noi, i liberali

Giuliano Ferrara

Il madurismo è lo stampino delle deformazioni populiste. Per la rinascita serve tifare per la libertà, non per nuove idee

Maduristi o liberisti, questo è il problema. Il madurismo non è solo un’infamia contro la nazione venezuelana e il popolo propriamente detto, per schiacciare la quale vanno bene perfino Trump e Bolsonaro (senza grandi illusioni). Il madurismo è anche lo stampino chavista di tutte le deformazioni antiliberali e antiliberiste del pensiero di parte della sinistra e del confusionismo populista in Europa. E’ Cosa nostra, in altri termini. Da Podemos a Mélenchon, con i suoi eroi in gilet giallo, fino ai titolisti neofeltriani del Manifesto e ai tardi, inquietanti, silenziosi governanti del cambiamento, mai così imbarazzati come nella giornata di ieri, in lieta compagnia di Erdogan e di Putin. Dall’altra parte della dittatura di quel vasto armadio balconaro vestito di rosso, dall’altra parte dell’iperinflazione e della fame nel paese potenzialmente più ricco dell’America latina, dall’altra parte di quel miscuglio di clientelismo popular andato a male, di corruzione, di militarismo con il pugno chiuso, di esodo tragico e di repressione sanguinosa in mezzo ai brogli elettorali, dall’altra parte, scusate, ci saremmo noi liberali e liberisti. E nessun altro. 

 

Tutti indicono concorsi per “nuove idee” capaci di rigenerare la sinistra e le élite tradite dalla storia che ha voltato loro le spalle procedendo in parata sotto le insegne del quinto stato sovranista e redistributore, cioè di forme più o meno larvate di madurismo. Aggredire le diseguaglianze lancinanti, distribuire soldi al popolo, battersi senza tregua per l’indipendenza della nazione, destituire le rappresentanze parlamentari della loro legittimità, attaccare le banche e gli ebrei, e magari i gringos, annientare la stampa e il complesso occidentale o europeo, piantarla con i professoroni della Bocconi e i radical chic, e tornare alle origini livellatrici dell’ideologia novecentesca di maggior durata e successo: non sono varianti programmatiche in corso, nel rimettersi in gioco poco poco delle nostre élite, del madurismo e del chavismo? Non è in quel pozzo nero, a porti chiusi e a deportazioni avviate e a sussidio schiavistico di pigranza in via di elargizione, che si devono cercare le novità ideali e i programmi di una qualsiasi alternativa ai governi del cambiamento. Va detto ai Polito e agli Zingaretti. Le idee della rinascita ci sono, e sono quelle vecchie travolte dall’orgia di demagogia politica e civile, e di abissale ignoranza delle cose, che ha portato al comando la pestiferante nuova classe dirigente avallata dai suoi volenterosi complici. Sono le idee dei gringos, per l’appunto, come la lettera della Bce, come il discorso di Macron alla Sorbona, come le interviste di Soros o di Mario Monti o di Wolfgang Schäuble, come i documenti del Fmi. 

 

Come si cura il ridimensionamento popular della democrazia rappresentativa? Con più democrazia liberale. Come si respinge la curvatura di sudditanza all’orso russo del sovranismo alla Marcello Foa? Con iniezioni di occidentalismo spinto. Come si evita la decrescita rousseauiana nutrita di balle spaziali su banche e autostrade e infrastrutture, alimentata dalla calunnia antisemita e dalle campagne da paura contro il capitalismo dei mercati mondiali? Con l’ordoliberalismo, I presume, la solita economia di mercato socialmente orientata, con la lettera di Draghi, le prescrizioni antidebito e pro riforme del mercato del lavoro, con la legge Fornero, con le avvertenze di Cassese, con le analisi di Panebianco, in opposizione al dilagante mercato dell’ozio e della pensione a 57 anni. Chi dice che bisogna andare in cerca di nuove idee per la sinistra o per l’opposizione di alternativa agli sfascio-populisti, lo sappia o non lo sappia, in realtà cerca di negare, desolidarizzandosi dal sé di appena ieri, tutte quelle ottime idee di governo della società occidentale, riassunte egregiamente nel discorso alla Sorbona di Macron.

 

Bisogna trivellare, defiscalizzare il costo d’impresa, aumentare i salari nel settore pubblico e privato, innovare in tecnologia, generare il più grande programma di formazione e trasformazione del lavoro nella storia recente, bisogna fare tante cose che erano e restano implicite nei momenti decisivi di sviluppo, a destra nel centro moderato e a sinistra (quella non madurista), dell’idea e della pratica di una libertà globale con le sue istituzioni, le sue regole, la sua inclinazione agli scambi, al libero commercio, e a tutte quelle dimensioni dell’esistenza economica effettiva che hanno portato nel mondo al contrario del madurismo, l’esatto opposto, la riduzione della soglia della povertà, della fame e delle diseguaglianze. 

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  • Giuliano Ferrara Fondatore
  • "Ferrara, Giuliano. Nato a Roma il 7 gennaio del ’52 da genitori iscritti al partito comunista dal ’42, partigiani combattenti senza orgogli luciferini né retoriche combattentistiche. Famiglia di tradizioni liberali per parte di padre, il nonno Mario era un noto avvocato e pubblicista (editorialista del Mondo di Mario Pannunzio e del Corriere della Sera) che difese gli antifascisti davanti al Tribunale Speciale per la sicurezza dello Stato.