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In Spagna Podemos perde pezzi e mette in difficoltà il governo

Si ribellano al controllo del partito di estrema sinistra le sindache di Madrid e Barcellona, e il braccio destro di Pablo Iglesias si dimette da deputato in gran polemica

Eugenio Cau

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cau@ilfoglio.it

23 Gennaio 2019 alle 06:00

Iñigo Errejón, a sinistra, e Pablo Iglesias (LaPresse)

Iñigo Errejón, a sinistra, e Pablo Iglesias (LaPresse)

Milano. Sono mesi che Podemos perde pezzi. Il partito di sinistra massimalista spagnolo è da tempo in crisi di leadership e di idee, ma le dimissioni da deputato di Iñigo Errejón, uno dei fondatori del movimento ed ex braccio destro del leader Pablo Iglesias, annunciata dopo settimane di scontri feroci, potrebbe essere l’elemento di frattura che mina definitivamente il progetto. Podemos è stato fondato cinque anni fa, il 16 gennaio del 2013, come federatore di una serie di istanze che da tempo la sinistra spagnola si teneva in pancia: gli indignados, gli intellettuali dell’Università Complutense di Madrid con fascinazioni chaviste, gli attivisti per la casa, gli ambientalisti, i pacifisti. Queste istanze, al culmine della crisi economica della Spagna, sono state sufficienti per trasformare Podemos in una delle principali forze politiche del paese, ma fin dal principio del processo di istituzionalizzazione il partito ha cominciato a disgregarsi. Uno dei fondatori, Juan Carlos Monedero, abbandonò già nel 2015, e da allora è stato tutto un susseguirsi di microscissioni, che sono diventate più frequenti nel momento in cui infine Podemos è arrivato al potere, l’anno scorso, come partito di sostegno esterno al governo di minoranza del socialista Pedro Sánchez.

  

Perché a Madrid Podemos litiga con la sua sindaca?

Tra poco ci saranno le elezioni nella capitale. Ma la leadership del partito spagnolo ha un’impostazione autoritaria che non piace a molti esponenti e compromette il comune

  

Il primo problema di Podemos è nato da Manuela Carmena, la sindaca di Madrid salita al potere nel 2015 grazie a una coalizione di sinistra chiamata Ahora Madrid, di cui Podemos era l’azionista di maggioranza, tanto da intestarsi il successo elettorale. Fin dall’anno scorso, Carmena, che in città gode di una discreta popolarità, ha imposto una regola prima di acconsentire a ricandidarsi come tutti le chiedevano: completa autonomia da Podemos. Questo ha significato che la nuova lista di Carmena, Más Madrid, non parteciperà alle primarie locali di Podemos. Soprattutto, sei consiglieri locali di Podemos sono passati nelle liste di Carmena a novembre. Iglesias, infuriato, li ha fatti espellere.

  

Fino a pochi giorni fa Iñigo Errejón, numero due dentro a Podemos, amico e rivale di Iglesias (i due, storicamente, sono stati seduti vicini sugli scranni del Parlamento fino a poco tempo fa) era il capolista di Podemos a Madrid. Ma alla fine della settimana scorsa ha annunciato di aver cambiato idea: andrà anche lui in lista con Carmena, abbandonando il cartello elettorale di Podemos: c’è bisogno di un nuovo “stimolo”, ha detto. In un’intervista successiva, Errejón ha accusato Iglesias di immobilismo e di conformismo e ha detto che il suo stile di leadership chiuso e autoritario hanno fatto perdere speranza a molti sostenitori della sinistra. Iglesias, dalla fine di dicembre e fino a marzo, era in congedo di paternità dall’attività politica (gli sono nati due gemelli). Dopo l’annuncio di Errejón è tornato come una furia per gestire la situazione, ma c’è stato poco da fare. Mentre i deputati a lui fedeli attaccavano Errejón, questi rispondeva dimettendosi dal Parlamento (ma non dal partito, almeno per ora).

   

Nel frattempo, Podemos perdeva anche la sindaca di Barcellona, Ada Colau, che ha annunciato in questi giorni una mossa simile a quella della collega madrileña: lista indipendente e nessun controllo di Iglesias. Non sono casi isolati: a Saragozza Podemos e i leader locali non riescono a trovare un accordo. A La Rioja hanno sospeso le primarie e i candidati sono finiti in tribunale, e gli esempi potrebbero continuare.

   

Per Podemos, aver perso il controllo sui due gioielli delle elezioni del 2015, Madrid e Barcellona, e su un leader come Errejón, che può contare ancora su un buon numero di deputati “errejonisti” in Parlamento, è un colpo fortissimo. Il governo Sánchez, che in questi giorni si prepara all’approvazione dei primi emendamenti della nuova legge Finanziaria, rischia di trascorrere nuovi mesi di instabilità.

Eugenio Cau

Eugenio Cau

E’ nato a Bologna, si è laureato in Storia, fa parte della redazione del Foglio a Milano. Ha vissuto un periodo in Messico, dove ha deciso di fare il giornalista. E’ un ottimista tecnologico. Per il Foglio cura Silicio, una newsletter settimanale a tema tech, e il Foglio Innovazione, un inserto mensile in cui si parla di tecnologia e progresso. Ha una passione per la Cina e vorrebbe imparare il mandarino.

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